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Verso la cuna del mondo: Lettere dall’India cover

Italian Edition

Literature

Verso la cuna del mondo: Lettere dall’India

Italian BooksWhale Edition by Guido Gozzano

Original title: Verso la cuna del mondo

Guido Gozzano racconta l’India tra città, templi, paesaggi e incontri, confrontando immaginazione letteraria ed esperienza del viaggio.

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Book introduction

Verso la cuna del mondo: Lettere dall’India

Le lettere dall’India conducono da Bombay e Goa a Ceylon, Madura, Agra e altre tappe di un itinerario osservato con curiosità e distanza ironica. Gozzano descrive monumenti, cerimonie, caste, spettacoli e contrasti della vita quotidiana. Il viaggio diventa anche un confronto con immagini orientali ereditate dai libri. La raccolta conserva le quindici lettere di viaggio, distinguendole dagli apparati editoriali del volume.

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Guido Gozzano morì nel 1916. Questa edizione utilizza il testo originale italiano di pubblico dominio disponibile su Project Gutenberg, senza note editoriali o illustrazioni successive.

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Verso la cuna del mondo: Lettere dall’India

Preview chapterLe grotte della Trimurti.Preview

Garapuri: «città degli antri o Deva Devi, isola degli Dei»: è forse la più bella gita che offra Bombay, certo quella che unisce in minimo spazio i motivi esotici più interessanti pel forestiero. Ma difficilmente un inglese, un nativo tanto meno, la propone al suo ospite; trova di miglior gusto condurvi alla spettacolosa sala di skating (sì, hanno il coraggio di darsi a questo sport, con una temperatura minima di trenta gradi), o all'unica matinée che dà la Cleo De Merode, di passaggio per Bombay alla volta del Siam, con un plutocrate innominato, o al gigantesco teatro cinematografico dell'Esplanade, dove al soffio — ohimè! vano — di trenta ventilatori la vostra nostalgia d'italiano sussulta vedendo apparire a sfondo di qualche film poliziesco il Canal Grande, il Pincio, il Valentino. Ma veramente non si viene in India per questo. Non è facile l'arte del Cicerone perfetto, del duca ideale nel proprio paese; le cose vicine, anche bellissime, non si vedono più; e l'inglese non pensa a farvi vedere l'isola d'Elefanta, come noi italiani esitiamo prima di proporre la baedekeriana gita a Capri, a Monreale, a Superga. Gli inglesi vanno ad Elefanta per due cose soltanto: mangiare e fare all'amore. Il vaporino che supera le sei miglia di mare dall'isola di Bombay all'isola d'Elefanta, è in gran parte occupato da famiglie merendanti e da coppie amorose: viaggio al paese di Cuccagna, embarquement pour Cithère....

Ma oggi non è domenica, e lo steam-lunch è quasi deserto. Non è domenica, e l'immensa rada di Bombay non è paralizzata dall'inesorabile riposo festivo, offre tutta la policromia gaudiosa, la bellezza varia della sua attività. Dobbiamo attraversare il porto della grande metropoli asiatica; la lancia passa come un moscerino ronzante tra i fianchi delle navi: navi di tutta la terra: inglesi, francesi, olandesi, giapponesi, australiane, americane; di tutti i tempi: colossali alcune, nuove, intatte, saggio imponente dell'ultima civiltà; altre di forma arcaica, di età non definibile, zattere immense con una sola grande vela, che osano attraversare l'Oceano Indiano dall'Africa all'India, affidandosi per lunga esperienza a quel dato soffio di monsone in quel dato giorno stabilito: velieri decrepiti che fingono di ignorare ancora l'istmo di Suez, poichè la tassa di transito che si paga a Porto Said varia dalle trenta alle cento e più mila lire, e ripetono il loro viaggio secolare circumnavigando l'Africa, l'Arabia, la Persia; velieri panciuti, d'una tinta uniforme di vecchio legno fradicio, dalle vele gialle a sbrindelli e a rattoppi, così decrepiti che fanno pensare alle galee portoghesi che ripararono per la prima volta in Buona-Bahia (Bombay), ai negrieri, ai pirati che furono per tanti secoli i signori indisturbati di questi mari e di queste terre.

Non è leggenda: tutta la popolazione marinara e peschereccia di Bombay, che vive nelle isole vicine, in capanne minuscole, sotto l'ombra dei cocchi eccelsi, è discendente di pirati; l'isola di Colaba, che si disegna verdeggiante oltre la foresta delle antenne e delle vele, era abitata ancora al principio del secolo scorso da cacciatori di naufraghi: i suoi villaggi, si dice, sono costrutti interamente con rottami di navi. Barbarie pittoresca e civiltà vittoriosa, tutte le razze e tutti gli idiomi, tutte le linee e tutte le tinte si contendono, stridono in questo convegno del Mondo, che offre tante cose rare all'amatore dell'anacronismo e del paradosso.

Avanziamo lungo un piroscafo inglese giunto da poco: la parete curva, nera, vertiginosa s'alza su di noi come il fianco d'un cetaceo colossale; dagli infiniti sportelli aperti giungono voci, s'affacciano volti impazienti; lungo una scaletta troppo fragile scendono i viaggiatori in una lancia d'approdo; quattro indu ignudi ricevono i bagagli, aiutano i fanciulli, i malsicuri nel balzo. Una signora biondissima si rifiuta al passo, i viaggiatori l'incalzano alle spalle, l'incoraggiano, protestano; un gigante di bronzo l'afferra senz'altro, la solleva in alto, la passa ad un altro gigante ignudo, che la depone delicatamente, la siede incolume nella barca tra i suoi bagagli ordinati: strida convulse della signora, risa degli astanti. Quella biondezza e quelle braccia candide avvinte disperatamente alle spalle barbare mi hanno fatto pensare una romana della decadenza, una flava coma contesa da due schiavi nubiani un poco irriverenti....

Preview chapterLe Torri del Silenzio.Preview

Non è il titolo di un volume di versi decadenti.

The Towers of Silence: è la passeggiata che propone qualunque Cook's boy di Bombay al viaggiatore incerto sulla sua mèta. La Torre del Silenzio: anzi, le Torri, poichè sono cinque le Dakmas, dove i Parsi espongono i cadaveri agli avvoltoi. Io le credevo un'invenzione di quei romanzi di avventura, già cari alla nostra adolescenza, dove, per gli occhi languidi della figlia di un Marajà, un esploratore giovinetto era narcotizzato a tradimento, avvolto in un lenzuolo ed esposto agli avvoltoi dell'edificio favoloso, ma veniva salvato da un servo fedele e unito a giuste nozze con l'oggetto dei suoi desiderî.

Le Torri esistono invece e sono intatte, come mille anni fa; tutto è intatto in quest'India britanna, tutto è come nei libri e nelle oleografie: danze di bajadere, templi colossali, ciurmerie di fakiri; e guai per chi soffre la ripugnanza dei luoghi comuni, o la nostalgia delle cose inedite; qui il letterato è esposto di continuo al rammarico acuto, al dispetto indefinibile che si prova quando la realtà imita la letteratura; non c'è altra salvezza che uscire dall'albergo senza guida e senza amici, perdersi nella vasta metropoli luminosa dagli edifici a ogive, a terrazze, a verande, a scalee, coronate di fiori e di palme; edifici di uno stile gotico inglese, illeggiadrito dalle esigenze del clima, immuni dal lercio stile liberty che appesta le metropoli europee; edifici che appaiono come tanti castelli della Bella Addormentata e sono invece il Demanio, l'Archivio, il Lazzaretto, il Tribunale, la Posta, ecc. E allora si trova il nuovo nelle piccole cose della strada: il cipay, che si mette sull'attenti se lo richiedete di un'informazione, e ha gli occhi dipinti di azzurro, prolungati sino alle tempia, contro i malefizi degli sconosciuti; lo chauffeur, che porta sotto la visiera di celluloide, disegnato in rosso vivo, il tridente di Wisnu; un tram zeppo di passeggieri indigeni, che siedono invariabilmente sulle calcagna incrociate, così che si ha l'illusione penosa di veder passare carrozzoni elettrici interamente occupati da infelici senza gambe; un ramo di orchidee malefiche, che si protende dalla cancellata di un giardino; due bimbi Indu, che sono venuti alle mani per una latta di sardelle vuota; un santo, che medita, seduto sui gradini del monumento alla Regina Vittoria; i bengalini minuscoli, che nidificano nell'elsa della spada di Re Edoardo....

I miei amici di Bombay si adoperano invece per farmi vedere dell'India le cose che si lessero nei libri e che si videro dipinte. Esistono anche queste. Così, per cortesia di Monsieur Lebaut, l'agente famoso del famoso Hagembeck, assisterò, forse, ad una caccia alla tigre; per i buoni offici del dottor Faraglia, il medico italiano notissimo di Bombay, vedrò una danza di bajadere in una famiglia bramina tra le meno accessibili all'europeo. Da tre giorni mi si vuol condurre alle Torri del Silenzio. Ma non muore nessuno.

Quest'oggi Lady Harvet, una signora attempata e bellissima, tutta bianca, vestito, volto, cappello, capelli, con non altro di colorito che gli occhi azzurri, entra esultando nella sala di lettura del Majestic Hôtel: — È morto! — E seguìta dal figlio e dal dottor Faraglia, tutti esultanti: — È morto! È morto, ieri sera, un parsi di qualche importanza, l'architetto Donald-Antesca-Cabisa; i funebri saranno oggi, alle 18: siete fortunato; abbiamo il tempo di fare una gita sull'Esplanade e di salire alla collina di Malabar per assistere alla cerimonia; faremo il lunch nel Tower's Garden; abbiamo le provviste con noi....

Ed eccoci in auto a tutta corsa, — io che vado così volentieri a piedi, lentamente, gustando in questi primi giorni la gioia di premere la nuova terra, — e la città ci sfugge ai lati come una film svolta troppo vertiginosamente. Ecco l'Esplanade, dove l'ansare delle automobili, lo scalpitìo degli equipaggi, si fonde col vociare di una folla composta di dieci razze diverse e il suono di venti bande militari. È la passeggiata, il Bois de Boulogne di Bombay: interessante, misto, illogico, come un quadro futurista: tutti i veicoli: carrozzelle indigene, tirate da zebu gibbosi, dalle corna dorate, elefanti gualdrappati fino a terra di velluti ricchissimi, dai quali non emergono che i quattro zoccoli enormi, le zanne tronche, la proboscide, gli orecchi agitati di continuo come due ventagli; carrozze dai cavalli candidi precedute da araldi ansanti e vocianti: e dentro è adagiata la moglie, la figlia di un funzionario inglese, e la biondezza della signora, stilizzata secondo l'ultimo figurino europeo, fa uno strano contrasto con la magnificenza esotica ed arcaica dell'equipaggio, con i turbanti e i velluti dei cocchieri, con la nudità bronzata degli araldi. L'auto di un ricco Parsi, l'auto del Vescovo di Bombay, che sorride fra due prelati e benedice con la mano alzata di continuo la folla che s'inchina o s'inginocchia riverente.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02Le grotte della Trimurti.
  3. 03Le Torri del Silenzio.
  4. 04Goa: «la Dourada».
  5. 05Un Natale a Ceylon.
  6. 06Da Ceylon a Madura.
  7. 07La danza d'una “Devadasis„.
  8. 08Le caste infrangibili.
  9. 09I tesori di Golconda.
  10. 10L'Impero dei Gran Mogol.
  11. 11Agra: l'immacolata.
  12. 12Fachiri e ciurmadori.
  13. 13Giaipur: città della favola.
  14. 14L'olocausto di Cawnepore.
  15. 15Il fiume dei roghi.
  16. 16Il vivajo del Buon Dio.

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