
Italian Edition
Literature
Vita e avventure di Riccardo Joanna
Italian BooksWhale Edition by Matilde Serao
Serao segue Riccardo Joanna nel mondo del giornalismo, fra ambizioni, lavoro redazionale, debiti e disincanto professionale.
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Book introduction
Vita e avventure di Riccardo Joanna
Riccardo Joanna cresce accanto al lavoro giornalistico del padre ed entra a sua volta in un ambiente dominato dall'urgenza delle notizie e dalla precarietà. Matilde Serao racconta le speranze e le umiliazioni della professione attraverso redazioni, rapporti personali e difficoltà economiche. L'edizione italiana comprende la dedica ai giornalisti e i sei capitoli del romanzo.
BooksWhale edition
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Matilde Serao morì nel 1927. Questa edizione usa il testo originale italiano conservato da Project Gutenberg, senza pubblicità e apparati editoriali successivi.
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Preview chapterDedicaRead preview
AI GIORNALISTI D'ITALIA.
Preview chapterI. PICCOLO.Preview
Paolo Joanna andava e veniva per la stanza, vestendosi, straccamente, ancora tutto pieno di sonno. Sul suo letto disfatto stavano una quantità di giornali aperti e spiegazzati, cascavano dalla sponda, giacevano sul tappetino miserabile; erano quelli della sera innanzi, su cui si era addormentato, su cui si era arrotolato, dormendo: quelli della mattina, ancora chiusi dalle fascette multicolori, erano deposti sul vecchio tavolino da notte, accanto a una tazza da caffè — e attratte dal fondiccio melmoso del caffè, dove lo zucchero si liquefaceva, le mosche vi ronzavano attorno — e un sottile odore d'inchiostro di stamperia restava nell'aria. Paolo Joanna si vestiva pianamente, per non destare il suo figliuolo. In uno stretto lettuccio il piccolo Riccardo dormiva, con una manina sotto la guancia palliduccia, con le palpebre un po' ombrate di livido e socchiuse, con la fresca e rossa bocca schiusa: respirava leggermente, impercettibilmente. Aveva sul volto una espressione di stanchezza, e il corpicciuolo elegante, sottile, di fanciullo a sette anni, si allungava sotto il lenzuolo con una linea di abbattimento profondo: tanto che il padre voltandosi ogni tanto a guardare il suo bimbo, diventava sempre più cauto nei movimenti, per paura di svegliarlo. La notte prima, dopo il teatro, lo aveva condotto a cenare a una trattoria a Vico Rotto San Carlo, che resta aperta sino alla mattina: erano rientrati alle due: il bimbo, eccitato da un bicchierino di Marsala puro, non aveva preso sonno che alle quattro. Ora sembrava troppo felice di dormire, perchè il padre, preso dalla tenerezza, non camminasse in punta di piedi e rinunziasse a cercare, nel vecchio canterano, una cravatta meno vecchia di quella che portava. Ma una mosca si posò sul volto del piccolo Riccardo, e quel visino, dal pallore di perla, si scosse, come se il bimbo fosse lì lì per svegliarsi: il padre tremò. Una seconda mosca venne a ronzare intorno ai riccioli castagni del piccolo Riccardo, poi si posò sulla fronte: e Riccardo fece udire, nel sonno, un piccolo lagno di creaturina che soffre. Allora il padre, delicatamente, senza far rumore, prese da terra un grande giornale e ne coprì il volto del bambino, per difenderlo dalle mosche: e sotto il largo foglio di carta stampata, odorante d'inchiostro di stamperia, il sonno del piccolo Riccardo Joanna continuò tranquillo.
Stava per uscire Paolo Joanna, dopo aver ricercato e trovato un mezzo sigaro spento, quando la serva si presentò sulla soglia. Era una tarchiata, robusta contadina del Cilento, dai capelli ispidi e neri, dagli occhi selvaggi, dalla bocca larghissima:
‟Bon giorno, signorì. Che faccio per pranzo?”
Paolo esitò un momento:
‟Pranziamo fuori, questa sera,” disse poi, presto presto, a bassa voce.
‟E per colazione che gli do, a quest'anima di Dio?” domandò Marianna, accennando a Riccardo che dormiva beatamente, sotto la Perseveranza.
Paolo Joanna mise la mano nel taschino della sottoveste, ne cavò certi soldi e disse a Marianna:
‟Basteranno dieci soldi?” e un piccolo tremito era nella sua voce.
‟Ci bastano e ci soverchiano. E voi, signorì?”
‟.... Io..., non importa. Faccio colazione fuori, sono invitato,” soggiunse.
‟A che ora vi debbo portare il signorino don Riccardo?”
‟Portamelo in ufficio, alle due. Ti raccomando questa creatura, Marià.”
‟Non dubitate, non dubitate,” mormorò lei.
Paolo Joanna se ne andò, contando e ricontando nel taschino i venti centesimi che gli erano rimasti, per comperare due sigari virginia. La serva prese la tazza sporca e se ne andò, richiudendo pianamente la porta. Erano le undici e mezzo quando il piccolo Riccardo si svegliò, il sole meridiano entrava nella camera, si allungava sui mattoni rossastri, illuminava tutta la povera decenza di quella stanza mobiliata: egli si rizzò sul letto, senza meravigliarsi di esser solo, senza chiamar nessuno, balzò in terra, in camicia, scalzo, si dette a cercare le calzette e le scarpette. Una calzettina aveva un buco al tallone, egli la stirò per ficcarla dentro la scarpetta e intanto canticchiava, come un grande:
‟Tu, tu, tu....”
Ogni volta che incontrava un giornale sotto i piedi, lo scartava con un atto di fastidio, o vi passeggiava sopra, come se fosse un tappeto. Solo solo, come un piccolo essere ragionevole e buono, si lavò, si pettinò, si vestì col suo bel vestito nuovo, calzoncini al ginocchio, giacchettina, grande colletto di trina e cravatta di seta rossa: era il vestito nuovo che presto sarebbe diventato vecchio, a furia di portarlo ogni giorno, dalla mattina. E sull'uscio, preso a un tratto da una impazienza nervosa, si mise a gridare:
Preview chapterII. LA GRANDE GIORNATA.Preview
Nella sua lenta e chiaroveggente agonia, il padre gli aveva detto, con la rauca voce dei tisici:
‟Riccardo, mi vuoi bene?”
‟Papà, perchè mi dici queste cose?”
‟Se mi vuoi bene, niente giornalismo.”
Lo sguardo del morente era così lucido di sgomento e di pietà paterna, la intonazione era tanto tetra e supplichevole a un tempo, che il giovanetto balbettò: ‟.... Niente giornalismo.”
‟Niente, niente. Vedi come si muore?” soggiunse, con tutto il rammarico di una vita travagliata e inutile.
E se il funebre testamento di suo padre, consistente in quelle poche parole, non fosse bastato, sarebbe bastato, pel cuore di Riccardo, il ricordo dell'agonia paterna. Lo aveva visto ammalarsi di bronchite, presa uscendo dalla tipografia caldissima all'aria fredda della notte, e trascurare questa bronchite, tossicchiando, con improvvisi abbassamenti di voce, mangiando pasticche di gomma, bevendo qualche cucchiaino di codeina per calmare l'irritazione, ma non tralasciando, ogni giorno, di far l'articolo di fondo e il capocronaca, di compilare i dispacci e di correggere le bozze. La tosse parve finita: ricominciò, dopo una cena all'aria aperta, allo Scoglio di Frisio, dove la stampa festeggiava un commediografo trionfante. Qualche giorno, ogni tanto, quando il raffreddore si addensava sui bronchi, Paolo Joanna lavorava in casa, in una camera mobiliata a Taverna Penta, avvolto in uno scialle da donna che la padrona di casa gli aveva prestato: e il figliuolo, chiuso con lui in camera, guardava scrivere il giornalista infermo dalla faccia accesa e dalla fronte bagnata di un lieve sudore freddo: talvolta Paolo si fermava, pallidissimo, nauseato da quell'odore d'inchiostro fresco. Appena si sentiva meglio, Paolo Joanna esciva, andava in ufficio, con un vecchio fazzoletto di seta rossa avvolto al collo: fermandosi solo per tossire, sospendendo il lavoro solo in quel quarto d'ora in cui gli entrava la febbre, ricominciando appena calmato il turbamento dell'accesso. Poi aveva lavorato in casa, in letto, sopra una tavoletta posata sulle ginocchia, riprendendo fiato ogni momento, appoggiando al mucchio dei cuscini una faccia gialla e sudata. Venivano amici, colleghi, buttavano il mozzicone prima di entrare, ridevano un poco, parlavano di teatri e di politica, restavano poco tempo: qualcuno si chinava all'orecchio dell'ammalato, parlandogli affettuosamente, stringendogli misteriosamente la mano; egli accettava sempre, crollando il capo, ora sorridendo con una malinconia straziante, ora con le lagrime che gli gonfiavano gli occhi. Due volte era venuto il direttore, restando cinque minuti, guardando in aria, pronunciando qualche vaga parola di conforto, lasciando sul tavolino, una volta quaranta lire, un'altra volta trenta. Ritto ai piedi del letto, appoggiato ai ferri, taciturno, coi fieri e malinconici occhi abbassati, il giovanetto Riccardo vegliava suo padre. Due giorni prima di morire, Paolo Joanna aveva ancora scritto un capocronaca, con la mano tremante, respirando a ogni parola, col rantolo lugubre dei polmoni sforacchiati dalla tisi. Nel giorno della morte, aveva ancora preso della codeina, l'inganno eterno dei tisici: aveva sonnecchiato — risvegliandosi, con la mano faceva cenno, ripetutamente, perchè gli togliessero d'intorno qualcosa che lo infastidiva. Il figliuolo non intendeva e tastava gli oggetti, interrogando con lo sguardo il morente: poi intese, raccolse tutti i giornali, li tolse via. Subito il morente si placò. Morì un quarto d'ora dopo, senza soffrire, senza dire nulla, brancicando lieve lieve il lenzuolo: e una pace distese quei poveri tratti affaticati, la serenità augusta della morte nobilitò quel misero volto di lavoratore. Riccardo si mise a urlare di dolore: ma si vergognò dei vicini, tacque. Sopra un tavolino vi erano due lire e otto soldi, avanzo dell'ultima carta da cinque lire, cambiata al mattino: pietosamente la padrona di casa vestì il morto: non vi erano calze decenti da mettergli, Riccardo si cavò le sue che erano meno rattoppate. Il direttore dette centocinquanta lire per i funerali, i colleghi e i tipografi altre centoventi, per sottoscrizione, a piccole quote di cinque, di due lire, di cinquanta centesimi. Al seppellimento tutta la stampa intervenne, e qualcuno parlò dell'operaio umile e laborioso che era morto sul lavoro. Gli astanti pensavano, colpiti da neri presentimenti: e l'orfano guardò la terra discendere nella fossa, vestito di bigio, non avendo avuti i quattrini da pagarsi il lutto. Il direttore fu ancora più pietoso, per tre mesi dette cento lire il mese al giovanotto: dopo, gli procurò un posto di straordinario al ministero di agricoltura e commercio, in Roma. Tutti i giornali lodarono discretamente la bontà del direttore del Tempo.
Table of contents
Inside this edition
- 01Dedica
- 02I. PICCOLO.
- 03II. LA GRANDE GIORNATA.
- 04III. I CAPELLI DI SANSONE.
- 05IV. IL QUARTO D'ORA DI RABELAIS.
- 06V. ELDORADO.
- 07VI. UNA CATASTROFE.
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