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Littérature
Elias Portolu
Édition BooksWhale en italien par Grazia Deledda
Un romanzo sardo di colpa, desiderio, religione, famiglia e destino interiore.
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Introduction du livre
Elias Portolu
Elias Portolu segue il conflitto morale di un uomo diviso tra desiderio, fede, famiglia e responsabilità. Questa edizione italiana presenta il testo originale di pubblico dominio.
Édition BooksWhale
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Grazia Deledda morì nel 1936, e Elias Portolu fu pubblicato nel 1903. Queste date sostengono la base di pubblico dominio del testo italiano originale usato in questa edizione.
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Elias Portolu
Grazia Deledda
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Giorni lieti s’avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu.
Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di fresco, il vino ed il pane pronti;
pareva che Elias dovesse ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti, finita la sua disgrazia, lo aspettavano.
Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, specialmente da zia Annedda, la madre, una
donnina placida, bianca, un po’ sorda, che amava Elias sopra tutti i suoi figliuoli. Pietro, che faceva il contadino, Mattia e zio Berte, il padre, che erano pastori di pecore, ritornarono di campagna.
I due giovanotti si rassomigliavano assai; bassotti, robusti, barbuti, col volto bronzino e con lunghi capelli neri. Anche zio Berte Portolu, la vecchia volpe, come lo chiamavano, era di piccola statura, con una capigliatura nera e intricata che gli calava fin sugli occhi rossi malati, e sulle orecchie andava a confondersi con la lunga barba nera non meno intricata. Vestiva un costume abbastanza sporco, con una lunga sopragiacca nera senza maniche, di pelle di montone, con la lana in dentro; e fra tutto quel pelame nero si scorgevano solo due enormi mani d’un rosso bronzino, e nel viso un grosso naso egualmente rosso-bronzino.
Per la solenne occasione, però, zio
Portolu si lavò le mani ed il viso, chiese un po’ d’olio d’oliva a zia Annedda, e si unse bene i capelli, poi li districò con un pettine di legno, dando
in esclamazioni per il dolore che quest’operazione gli causava.
— Che il diavolo vi pettini, — diceva ai suoi capelli, torcendo il capo. — Neanche la lana delle pecore è così intricata!
Quando l’intrico fu sciolto, zio Portolu cominciò a farsi una trecciolina sulla tempia destra, un’altra sulla sinistra, una terza sotto l’orecchio destro, una quarta sotto l’orecchio sinistro. Poi unse e pettinò la barba.
— Fatevene altre due, ora! — disse Pietro, ridendo.
— Non vedi che sembro uno sposo? — gridò zio Portolu. E rise anche lui. Aveva un riso caratteristico, forzato, che non gli smoveva un pelo della barba.
Zia Annedda borbottò qualche cosa, perchè non le piaceva che i suoi figliuoli mancassero di rispetto al padre; ma questi la guardò con rimprovero e disse:
— Ebbene, cosa dici, tu? Lascia ridere i ragazzi; è tempo che si divertano, loro; noi ci siamo già divertiti.
Intanto giunse l’ora dell’arrivo di Elias. Vennero alcuni parenti e un fratello della fidanzata di Pietro, e tutti mossero verso la
stazione. Zia Annedda rimase sola in casa, col gattino e le galline.
La casetta, con un cortile interno, dava su un viottolo scosceso che scendeva allo stradale: dietro il muro assiepato del viottolo si stendevano degli orti che guardavano sulla valle. Pareva d’essere in campagna: un albero stendeva i suoi rami al disopra della siepe, dando al viottolo un’aria pittoresca: l’Orthobene granitico e le cerule montagne d’Oliena chiudevano l’orizzonte.
Zia Annedda era nata ed invecchiata là, in quel cantuccio pieno d’aria pura, e forse per questo era rimasta sempre semplice e pura come una creatura di sette anni. Del resto, tutto il vicinato era abitato da gente onesta, da ragazze che frequentavano la chiesa, da famiglie di costumi semplici.
Zia Annedda usciva ogni tanto sul portone aperto, guardava di qua e di là, poi rientrava. Anche le vicine aspettavano il ritorno del prigioniero, ritte sulle loro porticine o sedute sui rozzi sedili di pietra addossati al muro: il gatto di zia Annedda contemplava dalla finestra.
Ed ecco un suono di voci e di passi in lontananza. Una vicina attraversò di corsa il
viottolo e mise la testa entro il portone di zia Annedda.
— Eccoli, son qui! — gridò.
La donnina uscì fuori, più bianca del solito e tremante; subito dopo un gruppo di paesani irruppe nel viottolo, ed Elias, assai commosso, corse da sua madre, si curvò e l’abbracciò.
Chapitre d'aperçuIIAperçu
II
Table des matières
Dans cette édition
- 01Full text
- 02I
- 03II
- 04I
- 05III
- 06II.
- 07III
- 08II
- 09IV
- 10III.
- 11Lentamente i rumori si spensero, e tutto fu silenzio su quella specie di
- 12IV
- 13III
- 14V
- 15IV.
- 16Ecco, ora Elias è finalmente nella sconfinata solitudine della
- 17V
- 18IV
- 19VI
- 20V.
- 21Venne l’estate. Tutta la
- 22VI
- 23V
- 24VII
- 25VI.
- 26S’avanzava l’autunno, portando una dolce melanconia nella
- 27VII
- 28VI
- 29VIII
- 30VII.
- 31VIII
- 32VII
- 33IX
- 34VIII.
- 35IX
- 36VIII
- 37X
- 38IX.
- 39X
- 40IX
- 41X.
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