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Il Canzoniere

Édition BooksWhale en italien par Francesco Petrarca

La grande raccolta lirica di Petrarca su amore, memoria, desiderio, colpa e tempo.

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Introduction du livre

Il Canzoniere

Il Canzoniere segue l’io poetico nel lungo rapporto con Laura, trasformando amore terreno, introspezione, pentimento e fama in una forma lirica nuova. Petrarca rende la coscienza mobile e contraddittoria il vero centro della poesia.

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Francesco Petrarca è morto nel 1374, e Il Canzoniere è stato pubblicato per la prima volta nel 1374. Queste date sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione italiana originale.

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Canzoniere

Rerum Vulgarium Fragmenta

Francesco Petrarca

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono

di quei sospiri ond'io nudriva 'l core

in sul mio primo giovenile errore

quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

del vario stile in ch'io piango et ragiono

fra le vane speranze e 'l van dolore,

ove sia chi per prova intenda amore,

spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sí come al popol tutto

favola fui gran tempo, onde sovente

di me medesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,

e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente

che quanto piace al mondo è breve sogno.

Per fare una leggiadra sua vendetta

et punire in un dí ben mille offese,

celatamente Amor l'arco riprese,

come huom ch'a nocer luogo et tempo aspetta.

Era la mia virtute al cor ristretta

per far ivi et ne gli occhi sue difese,

quando 'l colpo mortal là giú discese

ove solea spuntarsi ogni saetta.

Però, turbata nel primiero assalto,

non ebbe tanto né vigor né spazio

che potesse al bisogno prender l'arme,

overo al poggio faticoso et alto

ritrarmi accortamente da lo strazio

del quale oggi vorrebbe, et non pò, aitarme.

Era il giorno ch'al sol si scoloraro

per la pietà del suo factore i rai,

quando i' fui preso, et non me ne guardai,

ché i be' vostr'occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo

contra colpi d'Amor: però m'andai

secur, senza sospetto; onde i miei guai

nel commune dolor s'incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato

et aperta la via per gli occhi al core,

che di lagrime son fatti uscio et varco:

però al mio parer non li fu honore

ferir me de saetta in quello stato,

a voi armata non mostrar pur l'arco.

Que' ch'infinita providentia et arte

mostrò nel suo mirabil magistero,

che crïò questo et quell'altro hemispero,

et mansüeto piú Giove che Marte,

vegnendo in terra a 'lluminar le carte

ch'avean molt'anni già celato il vero,

tolse Giovanni da la rete et Piero,

et nel regno del ciel fece lor parte.

Di sé nascendo a Roma non fe' gratia,

a Giudea sí, tanto sovr'ogni stato

humiltate exaltar sempre gli piacque;

ed or di picciol borgo un sol n'à dato,

tal che natura e 'l luogo si ringratia

onde sí bella donna al mondo nacque.

Quando io movo i sospiri a chiamar voi,

e 'l nome che nel cor mi scrisse Amore,

LAUdando s'incomincia udir di fore

il suon de' primi dolci accenti suoi.

Vostro stato REal, che 'ncontro poi,

raddoppia a l'alta impresa il mio valore;

ma: TAci, grida il fin, ché farle honore

è d'altri homeri soma che da' tuoi.

Cosí LAUdare et REverire insegna

la voce stessa, pur ch'altri vi chiami,

o d'ogni reverenza et d'onor degna:

se non che forse Apollo si disdegna

ch'a parlar de' suoi sempre verdi rami

lingua mortal presumptüosa vegna.

Sí travïato è 'l folle mi' desio

a seguitar costei che 'n fuga è volta,

et de' lacci d'Amor leggiera et sciolta

vola dinanzi al lento correr mio,

che quanto richiamando piú l'envio

per la secura strada, men m'ascolta:

né mi vale spronarlo, o dargli volta,

ch'Amor per sua natura il fa restio.

Et poi che 'l fren per forza a sé raccoglie,

i' mi rimango in signoria di lui,

che mal mio grado a morte mi trasporta:

sol per venir al lauro onde si coglie

acerbo frutto, che le piaghe altrui

gustando afflige piú che non conforta.

La gola e 'l sonno et l'otïose piume

ànno del mondo ogni vertú sbandita,

ond'è dal corso suo quasi smarrita

nostra natura vinta dal costume;

et è sí spento ogni benigno lume

del ciel, per cui s'informa humana vita,

che per cosa mirabile s'addita

chi vòl far d'Elicona nascer fiume.

Qual vaghezza di lauro, qual di mirto?

Povera et nuda vai philosophia,

dice la turba al vil guadagno intesa.

Pochi compagni avrai per l'altra via:

Chapitre d'aperçuPart 2Aperçu

Ben mi credea dinanzi agli occhi suoi

d'indegno far cosí di mercé degno,

et questa spene m'avea fatto ardito:

ma talora humiltà spegne disdegno,

talor l'enfiamma; et ciò sepp'io da poi,

lunga stagion di tenebre vestito:

ch'a quei preghi il mio lume era sparito.

Ed io non ritrovando intorno intorno

ombra di lei, né pur de' suoi piedi orma,

come huom che tra via dorma,

gittaimi stancho sovra l'erba un giorno.

Ivi accusando il fugitivo raggio,

a le lagrime triste allargai 'l freno,

et lasciaile cader come a lor parve;

né già mai neve sotto al sol disparve

com'io sentí' me tutto venir meno,

et farmi una fontana a pie' d'un faggio.

Gran tempo humido tenni quel vïaggio.

Chi udí mai d'uom vero nascer fonte?

E parlo cose manifeste et conte.

L'alma ch'è sol da Dio facta gentile,

ché già d'altrui non pò venir tal gratia,

simile al suo factor stato ritene:

però di perdonar mai non è sacia

a chi col core et col sembiante humile

dopo quantunque offese a mercé vène.

Et se contra suo stile essa sostene

d'esser molto pregata, in Lui si specchia,

et fal perché 'l peccar piú si pavente:

ché non ben si ripente

de l'un mal chi de l'altro s'apparecchia.

Poi che madonna da pietà commossa

degnò mirarme, et ricognovve et vide

gir di pari la pena col peccato,

benigna mi redusse al primo stato.

Ma nulla à 'l mondo in ch'uom saggio si fide:

ch'ancor poi ripregando, i nervi et l'ossa

mi volse in dura selce; et così scossa

voce rimasi de l'antiche some,

chiamando Morte, et lei sola per nome.

Spirto doglioso errante (mi rimembra)

per spelunche deserte et pellegrine,

piansi molt'anni il mio sfrenato ardire:

et anchor poi trovai di quel mal fine,

et ritornai ne le terrene membra,

credo per piú dolore ivi sentire.

I' seguí' tanto avanti il mio desire

ch'un dí cacciando sí com'io solea

mi mossi; e quella fera bella et cruda

in una fonte ignuda

si stava, quando 'l sol piú forte ardea.

Io, perché d'altra vista non m'appago,

stetti a mirarla: ond'ella ebbe vergogna;

et per farne vendetta, o per celarse,

l'acqua nel viso co le man' mi sparse.

Vero dirò (forse e' parrà menzogna)

ch'i' sentí' trarmi de la propria imago,

et in un cervo solitario et vago

di selva in selva ratto mi trasformo:

et anchor de' miei can' fuggo lo stormo.

Canzon, i' non fu' mai quel nuvol d'oro

che poi discese in pretïosa pioggia,

sí che 'l foco di Giove in parte spense;

ma fui ben fiamma ch'un bel guardo accense,

et fui l'uccel che piú per l'aere poggia,

alzando lei che ne' miei detti honoro:

né per nova figura il primo alloro

seppi lassar, ché pur la sua dolce ombra

ogni men bel piacer del cor mi sgombra.

Se l'onorata fronde che prescrive

l'ira del ciel, quando 'l gran Giove tona,

non m'avesse disdetta la corona

che suole ornar chi poetando scrive,

i'era amico a queste vostre dive

le qua' vilmente il secolo abandona;

ma quella ingiuria già lunge mi sprona

da l'inventrice de le prime olive:

ché non bolle la polver d'Ethïopia

sotto 'l più ardente sol, com'io sfavillo,

perdendo tanto amata cosa propia.

Cercate dunque fonte piú tranquillo,

ché 'l mio d'ogni liquor sostene inopia,

salvo di quel che lagrimando stillo.

Amor piangeva, et io con lui talvolta,

dal qual miei passi non fur mai lontani,

mirando per gli effecti acerbi et strani

l'anima vostra dei suoi nodi sciolta.

Or ch'al dritto camin l'à Dio rivolta,

col cor levando al cielo ambe le mani

ringratio lui che' giusti preghi humani

benignamente, sua mercede, ascolta.

Et se tornando a l'amorosa vita,

per farvi al bel desio volger le spalle,

trovaste per la via fossati o poggi,

fu per mostrar quanto è spinoso calle,

et quanto alpestra et dura la salita,

onde al vero valor conven ch'uom poggi.

Chapitre d'aperçuPart 3Aperçu

né so quant'io mi viva in questo stato.

Ogni loco m'atrista ov'io non veggio

quei begli occhi soavi

che portaron le chiavi

de' miei dolci pensier', mentre a Dio piacque;

et perché 'l duro exilio piú m'aggravi,

s'io dormo o vado o seggio,

altro già mai non cheggio,

et ciò ch'i' vidi dopo lor mi spiacque.

Quante montagne et acque,

quanto mar, quanti fiumi

m'ascondon que' duo lumi,

che quasi un bel sereno a mezzo 'l die

fer le tenebre mie,

a ciò che 'l rimembrar piú mi consumi,

et quanto era mia vita allor gioiosa

m'insegni la presente aspra et noiosa!

Lasso, se ragionando si rinfresca

quel' ardente desio

che nacque il giorno ch'io

lassai di me la miglior parte a dietro,

et s'Amor se ne va per lungo oblio,

chi mi conduce a l'ésca,

onde 'l mio dolor cresca?

Et perché pria tacendo non m'impetro?

Certo cristallo o vetro

non mostrò mai di fore

nascosto altro colore,

che l'alma sconsolata assai non mostri

piú chiari i pensier' nostri,

et la fera dolcezza ch'è nel core,

per gli occhi che di sempre pianger vaghi

cercan dí et nocte pur chi glien'appaghi.

Novo piacer che ne gli umani ingegni

spesse volte si trova,

d'amar qual cosa nova

piú folta schiera di sospiri accoglia!

Et io son un di quei che 'l pianger giova;

et par ben ch'io m'ingegni

che di lagrime pregni

sien gli occhi miei sí come 'l cor di doglia;

et perché a cciò m'invoglia

ragionar de' begli occhi,

né cosa è che mi tocchi

o sentir mi si faccia cosí a dentro,

corro spesso, et rïentro,

colà donde piú largo il duol trabocchi,

et sien col cor punite ambe le luci,

ch'a la strada d'Amor mi furon duci.

Le treccie d'òr che devrien fare il sole

d'invidia molta ir pieno,

e 'l bel guardo sereno,

ove i raggi d'Amor sí caldi sono

che mi fanno anzi tempo venir meno,

et l'accorte parole,

rade nel mondo o sole,

che mi fer già di sé cortese dono,

mi son tolte; et perdono

piú lieve ogni altra offesa,

che l'essermi contesa

quella benigna angelica salute

che 'l mio cor a vertute

destar solea con una voglia accesa:

tal ch'io non penso udir cosa già mai

che mi conforte ad altro ch'a trar guai.

Et per pianger anchor con piú diletto,

le man' bianche sottili

et le braccia gentili,

et gli atti suoi soavemente alteri,

e i dolci sdegni alteramente humili,

e 'l bel giovenil petto,

torre d'alto intellecto,

mi celan questi luoghi alpestri et feri;

et non so s'io mi speri

vederla anzi ch'io mora:

però ch'ad ora ad ora

s'erge la speme, et poi non sa star ferma,

ma ricadendo afferma

di mai non veder lei che 'l ciel honora,

ov'alberga Honestade et Cortesia,

et dov'io prego che 'l mio albergo sia.

Canzon, s'al dolce loco

la donna nostra vedi,

credo ben che tu credi

ch'ella ti porgerà la bella mano,

ond'io son sí lontano.

Non la toccar; ma reverente ai piedi

le di' ch'io sarò là tosto ch'io possa,

o spirto ignudo od uom di carne et d'ossa.

Orso, e' non furon mai fiumi né stagni,

né mare, ov'ogni rivo si disgombra,

né di muro o di poggio o di ramo ombra,

né nebbia che 'l ciel copra e 'l mondo bagni,

né altro impedimento, ond'io mi lagni,

qualunque piú l'umana vista ingombra,

quanto d'un vel che due begli occhi adombra,

et par che dica: Or ti consuma et piagni.

Et quel lor inchinar ch'ogni mia gioia

spegne o per humiltate o per argoglio,

cagion sarà che 'nanzi tempo i' moia.

Et d'una bianca mano ancho mi doglio,

ch'è stata sempre accorta a farmi noia,

et contra gli occhi miei s'è fatta scoglio.

Io temo sí de' begli occhi l'assalto

ne' quali Amore et la mia morte alberga,

ch'i' fuggo lor come fanciul la verga,

et gran tempo è ch'i' presi il primier salto.

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  1. 01Part 1
  2. 02Part 2
  3. 03Part 3
  4. 04Part 4
  5. 05Part 5
  6. 06Part 6
  7. 07Part 7
  8. 08Part 8
  9. 09Part 9
  10. 10Part 10
  11. 11Part 11
  12. 12Part 12
  13. 13Part 13
  14. 14Part 14
  15. 15Part 15
  16. 16Part 16
  17. 17Part 17
  18. 18Part 18

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