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Il Giorno

Édition BooksWhale en italien par Giuseppe Parini

Un poema satirico che smaschera eleganza, ozio e vanità aristocratica.

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Introduction du livre

Il Giorno

Il Giorno segue le abitudini del giovane signore aristocratico con un'ironia raffinata che trasforma la vita quotidiana in critica morale e sociale. Questa edizione italiana presenta il poema di Parini in una lettura chiara.

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Giuseppe Parini died in 1799, and the first part of Il Giorno was published in 1763. These dates support the public-domain basis for the Italian source text used in this edition.

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Il Giorno

Giuseppe Parini

Chapitre d'aperçuAlla ModaAperçu

Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati, lungi i fluidi nasi de’ malinconici vegliardi. Qui non si tratta di gravi ministerii nella patria esercitati, non di severe leggi, non di annoiante domestica economia, misero appannaggio della canuta età. A te, vezzosissima Dea, che con sí dolci redine oggi temperi e governi la nostra brillante gioventú, a te sola questo piccolo Libretto si dedica e si consagra. Chi è che te qual sommo Nume oggimai non riverisca ed onori, poiché in sí breve tempo se’ giunta a debellar la ghiacciata Ragione, il pedante Buon Senso e l’Ordine seccaginoso, tuoi capitali nemici, ed hai sciolto dagli antichissimi lacci questo tuo secolo avventurato? Piacciati dunque di accogliere sotto alla tua protezione, ché forse non n’è indegno, questo piccolo Poemetto. Tu il reca su i pacifici altari, ove le gentil Dame e gli amabili Garzoni sagrificano a sé medesimi le mattutine ore. Di questo solo egli è vago, e di questo solo andrà superbo e contento. Per esserti piú caro egli ha scosso il giogo della servile rima, e se ne va libero in versi sciolti, sapendo che tu di questi specialmente ora godi e ti compiaci. Esso non aspira all’immortalità, come altri libri, troppo lusingati da’ loro Autori, che tu, repentinamente sopravvenendo, hai seppelliti nell’oblio. Siccome egli è per te nato, e consagrato a te sola, cosí fie pago di vivere quel solo momento, che tu ti mostri sotto un medesimo aspetto, e pensi a cangiarti e risorgere in più graziose forme. Se a te piacerà di riguardare con placid’occhio questo Mattino, forse gli succederanno il Mezzogiorno e la Sera; e il loro Autore si studierà di comporli ed ornarli in modo, che non meno di questo abbiano ad esserti cari.

Chapitre d'aperçuIl MattinoAperçu

Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori

E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d’amabil rito ascolta. Come ingannar questi noiosi e lenti Giorni di vita, cui sí lungo tedio

E fastidio insoffribile accompagna, Or io t’insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodí, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo a gli ozi tuo ozio ti resta

Pur di tender gli orecchi a’ versi miei. Già l’are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albïone Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi:

Ora è tempo di posa. In vano Marte A sé t’invita; ché ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Né i mesti de la dea Pallade studi

Ti son meno odïosi: avverso ad essi Ti feron troppo i queruli ricinti Ove l’arti migliori e le scïenze, Cangiate in mostri e in vane orride larve, Fan le capaci volte eccheggiar sempre

Di giovanili strida. Or primamente Odi quali il Mattino a te soavi Cure debba guidar con facil mano. Sorge il Mattino in compagnia dell’Alba Innanzi al Sol che di poi grande appare

Su l’estremo orizzonte a render lieti Gli animali e le piante e i campi e l’onde. Allora il buon villan sorge dal caro Letto cui la fedel moglie e i minori Suoi figlioletti intiepidîr la notte;

Poi sul collo recando i sacri arnesi Che prima ritrovâr Cerere e Pale, Va col bue lento innanzi al campo, e scuote Lungo il picciol sentier da’ curvi rami Il rudagioso umor che, quasi gemma,

I nascenti del Sol raggi rifrange. Allora sorge il fabbro, e la sonante Officina riapre, e all’opre torna L’altro dí non perfette, o se di chiave Ardua e ferrati ingegni all’inquïeto

Ricco l’arche assecura, o se d’argento E d’oro incider vuol gioielli e vasi Per ornamento a nova sposa o a mense. Ma che? Tu inorridisci, e mostri in capo, Qual istrice pungente, irti i capegli

Al suon di mie parole? Ah non è questo, Signore, il tuo mattin. Tu col cadente Sol non sedesti a parca mensa, e al lume Dell’incerto crepuscolo non gisti Ieri a corcarti in male agiate piume,

Come dannato è a far l’umile vulgo. A voi, celeste prole, a voi, concilio Di Semidei terreni, altro concesse Giove benigno: e con altr’arti e leggi Per novo calle a me convien guidarvi.

Tu tra le veglie e le canore scene E il patetico gioco oltre piú assai Producesti la notte; e stanco alfine In aureo cocchio, col fragor di calde Precipitose rote e il calpestio

Di volanti corsier, lunge agitasti Il queto aere notturno; e le tenébre Con fiaccole superbe intorno apristi, Siccome allor che il Siculo terreno Da l’uno a l’altro mar rimbombar fèo

Pluto col carro, a cui splendeano innanzi Le tede de le Furie anguicrinite. Così tornasti a la magion; ma quivi A novi studi ti attendea la mensa Cui ricopríen pruriginosi cibi

E licor lieti di Francesi colli O d’Ispani, o di Toschi, o l’Ongarese Bottiglia a cui di verde edera Bacco Concedette corona, e disse: Siedi De le mense reina. Alfine il Sonno

Ti sprimacciò le morbide coltríci Di propria mano, ove, te accolto, il fido Servo calò le seriche cortine: E a te soavemente i lumi chiuse Il gallo che li suole aprire altrui.

Dritto è perciò, che a te gli stanchi sensi Non sciolga da’ papaveri tenaci Morfeo, prima che già grande il giorno Tenti di penetrar fra gli spiragli De le dorate imposte, e la parete

Table des matières

Dans cette édition

  1. 01Full text
  2. 02Alla Moda
  3. 03Il Mattino
  4. 04Il Mezzogiorno
  5. 05Il Mattino (seconda edizione)
  6. 06Il Meriggio
  7. 07Il Vespro
  8. 08La Notte

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