BooksWhaleBooksWhale
La patente cover

italiano Edizione

Letteratura

La patente

Edizione BooksWhale in italiano di Luigi Pirandello

Testo pirandelliano sul pregiudizio del malocchio, l’identità imposta e l’assurda burocrazia della superstizione.

Anteprima
Estratto dal testo preparato
Formati
Lettore online, EPUB, PDF
Accesso
Claim Libreria

Introduzione al libro

La patente

La patente trasforma una superstizione popolare in un paradosso sociale e giuridico. Pirandello racconta un uomo marchiato come iettatore che decide di rivendicare ufficialmente quel ruolo, mostrando come il pregiudizio possa diventare identità, mestiere e condanna.

Edizione BooksWhale

Come è stata preparata

Questa edizione si basa su un testo di pubblico dominio ed è stata preparata da BooksWhale per la lettura digitale.

Base di pubblico dominio

Perché può essere condivisa

Autore morto da oltre settant’anni; testo originale italiano di pubblico dominio.

Leggi anteprima

Estratto dal testo preparato

Anteprima selezionata dal testo preparato per la lettura.

Capitolo in anteprimaFull textLeggi anteprima

La patente

Luigi Pirandello

Commedia in un atto

Personaggi

Rosario Chiàrchiaro

Rosinella, sua figlia

Il giudice istruttore D’Andrea

Tre altri Giudici

Marranca, usciere

Stanza del giudice istruttore D’Andrea. Grande scaffale che prende quasi tutta la parete di fondo, pieno di scatole verdi a casellario, che si suppongono zeppe d’incartamenti.

Scrivania, sovraccarica di fascicoli, a destra, in fondo; e, accanto, addossato alla parete di destra, un altro palchetto.

Un seggiolone di cuojo per il Giudice, davanti la scrivania.

Altre seggiole antiche. Lo stanzone è squallido. La comune è nella parete di destra.

A sinistra, un’ampia finestra, alta, con vetrata antica, scompartita.

Davanti alla finestra, come un quadricello alto, che regge una grande gabbia.

Lateralmente a sinistra, un usciolino nascosto.

Il giudice d’Andrea entra per la comune col cappello in capo e il soprabito.

Reca in mano una gabbiola poco più grossa d’un pugno, va davanti alla gabbia grande sul quadricello, ne apre lo sportello, poi lo sportellino della gabbiola e fa passare da questa nella gabbia grande un cardellino.

D’Andrea

Via, dentro! - E su, pigrone! - Oh! finalmente… - Zitto adesso, al solito, e lasciami amministrare la giustizia a questi poveri piccoli uomini feroci.

Si leva il soprabito e lo appende insieme col cappello all’attaccapanni. Siede alla scrivania; prende il fascicolo del processo che deve istruire, lo scuote in aria con impazienza, sbuffa:

Benedett’uomo!

Resta un po’ assorto a pensare, poi suona il campanello e dalla comune si presenta l’usciere Marranca.

Marranca

Comandi, signor Cavaliere!

D’Andrea

Ecco, Marranca: andate al vicolo del Forno, qua vicino; a casa del Chiàrchiaro.

Marranca (con un balzo indietro, facendo le corna) Per amor di Dio, non lo nomini, signor cavaliere!

D’Andrea (irritatissimo, dando un pugno sulla scrivania) Basta, perdio! Vi proibisco di manifestare così, davanti a me, la vostra bestialità, a danno d’un pover’uomo. E sia detto una volta per sempre.

Marranca

Mi scusi, signor cavaliere. L’ho detto anche per il suo bene!

D’Andrea

Ah, seguitate?

Marranca

Non parlo più. Che vuole che vada a fare in casa di… di questo… di questo galantuomo?

D’Andrea

Gli direte che il giudice istruttore ha da parlargli, e lo introdurrete subito da me.

Marranca

Subito, va bene, signor cavaliere. Ha altri comandi?

D’Andrea

Nient’altro. Andate.

Marranca esce, tenendo la porta per dar passo ai tre Giudici colleghi, che entrano con le toghe e i tocchi in capo e scambiano i saluti col D’Andrea; poi vanno tutti e tre a guardare il cardellino nella gabbia.

Primo Giudice

Che dice eh, questo signor cardellino?

Secondo Giudice

Ma sai che sei davvero curioso con codesto cardellino che ti porti appresso?

Terzo Giudice

Tutto il paese ti chiama: il Giudice Cardello Primo Giudice

Dov’è, dov’è la gabbiolina con cui te lo porti?

Secondo Giudice (prendendola dalla scrivania a cui s’è accostato) Eccola qua! Signori miei, guardate: cose da bambini! Un uomo serio…

D’Andrea

Ah, io, cose da bambini, per codesta gabbiola? E voi, allora, parati così?

Terzo Giudice

Ohè, ohè, rispettiamo la toga!

D’Andrea

Ma andate là, non scherziamo! siamo in “camera caritatis”. Ragazzo, giocavo coi miei compagni “al tribunale”. Uno faceva da imputato; uno, da presidente; poi, altri da giudici, da avvocati… Ci avrete giocato anche voi. Vi assicuro che eravamo più serii allora!

Primo Giudice

Eh, altro!

Secondo Giudice

Finiva sempre a legnate!

Terzo Giudice (mostrando una vecchia cicatrice alla fronte) Ecco qua: cicatrice d’una pietrata che mi tirò un avvocato difensore mentre fungevo da regio procuratore!

D’Andrea

Tutto il bello era nella toga con cui ci paravamo, nella toga era la grandezza, e dentro di essa noi eravamo bambini.

Ora è al contrario: noi, grandi, e la toga, il giuoco di quand’eravamo bambini. Ci vuole un gran coraggio a prenderla sul serio! Ecco qua, signori miei,

prende dalla scrivania il fascicolo del processo Chiàrchiaro io debbo istruire questo processo. Niente di più iniquo di questo processo.

Capitolo in anteprimaFINEAnteprima

FINE

Indice

In questa edizione

  1. 01Full text
  2. 02FINE

Disponibilità lingue

Altre lingue

Altre edizioni linguistiche non sono ancora pubblicate. Qui appariranno quando disponibili.

Richiedi un'altra lingua

La patente

Abbonamento $9.99 / anno · accesso claim

AnteprimaUnisciti