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Arte
La mente letteraria e l’arte di scolpire i draghi
Edizione BooksWhale in italiano di Liu Xie
Titolo originale: 文心雕龙
Un trattato cinese classico sull’arte della scrittura, della critica e della forma letteraria.
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Introduzione al libro
La mente letteraria e l’arte di scolpire i draghi
Questo testo fondativo della teoria letteraria cinese analizza generi, ritmo, immagini, stile, emozione e rapporto tra parola e tradizione. La traduzione presenta il pensiero di Liu Xie come una mappa per comprendere come nasce una forma letteraria compiuta.
Edizione BooksWhale
Come è stata preparata
Questa edizione si basa su un testo di pubblico dominio ed è stata preparata da BooksWhale per la lettura digitale.
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Perché può essere condivisa
L’opera cinese risale al VI secolo ed è un testo antico di pubblico dominio; questa edizione italiana è una traduzione originale autorizzata realizzata internamente con assistenza AI.
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La mente letteraria e l’arte di scolpire i draghi
Liu Xie
Capitolo in anteprimaCapitolo 1: L’origine del DaoAnteprima
Quanto profonde e vaste sono le origini del wen, inteso come qualità e forma manifesta di tutte le cose! Pensiamo: che cosa nacque insieme al Cielo e alla Terra? Nell’universo si intrecciano i colori nero e giallo; tra Cielo e Terra si distinguono le forme del quadrato e del cerchio; il sole e la luna, simili a dischi di giada sovrapposti, mostrano la magnificenza dei corpi celesti; monti e fiumi, splendenti e variopinti, dispiegano i ricami della grande terra. Tutto questo costituisce il wen della natura, nato insieme al Cielo e alla Terra. Guardando in alto, il sole, la luna e le stelle irradiano una luce scintillante; guardando in basso, monti e fiumi racchiudono magnifici ornamenti. Una volta stabilite le posizioni superiori e inferiori dell’universo, nacquero il Cielo e la Terra. Soltanto l’uomo può porsi accanto al Cielo e alla Terra, poiché in sé raccoglie la loro essenza spirituale: è questa la cosiddetta triade di Cielo, Terra e Uomo. L’uomo, concentrato della più pura energia dei Cinque Elementi, nasce come cuore del Cielo e della Terra. Quando nasce la mente, si forma il linguaggio; quando si forma il linguaggio, si manifesta l’eleganza letteraria: è questo il principio naturale. Estendendo il discorso a tutte le cose, animali e piante possiedono anch’essi il loro wen. Il drago e la fenice manifestano presagi propizi attraverso lo splendore di squame e piume; la tigre e il leopardo mostrano la loro imponenza attraverso le macchie variopinte del pelo. I colori delle nubi e delle brume sono più meravigliosi di quelli stesi da un pittore; i fiori degli alberi e delle erbe sbocciano senza bisogno dell’abilità di un ricamatore. Nulla di ciò è ornamento aggiunto dall’esterno: tutto si forma spontaneamente. Così il vento, soffiando tra gli alberi, produce suoni armoniosi come quelli dello yu e del se; l’acqua delle sorgenti, urtando contro le pietre, genera risonanze accordate come il suono di campane e pietre sonore. Perciò si dice che, quando una cosa possiede forma, il suo ornamento nasce naturalmente; quando emette un suono, anche il ritmo sorge con esso. Se perfino gli esseri privi di coscienza possiedono ricchi ornamenti, come potrebbe l’uomo, dotato di mente e spirito, non possedere il proprio wen?
L’origine del wen umano risale al Supremo Ultimo. La prima opera che ne chiarì profondamente i misteriosi e sottili principi furono i trigrammi del Libro dei Mutamenti. Fuxi tracciò gli otto trigrammi, dando inizio al Libro dei Mutamenti; Confucio, con le Dieci Ali che ne spiegavano il significato, ne completò l’elaborazione; e ai due esagrammi Qian e Kun dedicò inoltre il Wenyan. Il fatto che il linguaggio possieda eleganza è dunque manifestazione del cuore del Cielo e della Terra! Quanto al fatto che il Diagramma del Fiume contenesse gli otto trigrammi e che lo Scritto del Luoracchiudesse le Nove Categorie, che su tavole di giada fossero incise autentiche figure dorate e su listelli verdi fossero tracciati splendidi caratteri rossi: chi avrebbe potuto presiedere alla loro creazione? Non era altro che il principio divino e spontaneo della natura. Da quando si imitarono le tracce di uccelli e animali per creare i caratteri e sostituire i nodi nelle corde, la scrittura cominciò a diffondere il proprio splendore. Le imprese lasciate dall’Imperatore Yan, Shennong, e da Taihao Fuxi furono registrate nei Tre Tumuli; ma, essendo trascorsi tempi remotissimi, non possiamo più rintracciare i suoni e lo stile di quell’epoca. Con Yao e Shun, invece, la letteratura acquistò una luce rigogliosa. I canti composti da Shun cominciarono già a esprimere in versi i propri sentimenti e aspirazioni; Boyi e Houji presentarono consigli al sovrano, trasmettendo così l’usanza dell’esposizione argomentata nei memoriali. Quando Yu il Grande della dinastia Xia salì al potere, le sue imprese furono grandiose e i suoi meriti immensi; ogni attività venne ordinata e celebrata, e gli scritti destinati a cantare meriti e virtù divennero sempre più elaborati. Con le dinastie Shang e Zhou, l’eleganza prevalse sulla semplicità originaria e, sotto l’influsso degli inni degli Ya e dei Song, le belle espressioni divennero sempre più nuove e raffinate. Re Wen di Zhou, imprigionato nelle avversità, compose splendenti formule oracolari: la loro eleganza era ricca e contenuta come le venature della giada, mentre i loro significati sottili erano solidi e profondi. A ciò si aggiunse il talento versatile del duca di Zhou, che sviluppò l’opera gloriosa di re Wen, compose poesie raccolte nei Canti di Zhou e corresse, ordinò e abbellì le parole dei vari classici. Quando Confucio ereditò l’opera dei saggi, superò in modo eminente i sapienti del passato. Curò i Sei Classici, cercando di riunirli in una perfetta armonia simile a quella del metallo e della giada; coltivò la natura morale e organizzò le parole, così che esse risuonarono come campane udibili a mille li di distanza e come tesori esposti sulla cattedra del maestro, trasmessi per diecimila generazioni. Egli dipinse davvero lo splendore del Cielo e della Terra, illuminando e istruendo l’umanità.
Capitolo in anteprimaCapitolo 2: Prendere i saggi come modelloAnteprima
Chi sa creare seguendo il Dao della natura è chiamato “saggio”; chi comprende le opere dei saggi e sa spiegarle è detto “illuminato”. Coltivare la natura spirituale e i sentimenti umani secondo il Dao naturale fu merito degli antichi sapienti. Poiché «gli scritti del Maestro Kong sono ancora visibili», i sentimenti e i pensieri dei saggi si manifestano nelle parole delle loro opere. La potenza morale e l’opera educativa degli antichi sovrani sono registrate nei documenti; la grazia e la nobiltà del carattere di Confucio riempiono le sue massime. Si vede così che, lodando la lontana epoca di Yao, Confucio diceva che la sua cultura era splendidamente fiorente; parlando invece della più vicina dinastia Zhou occidentale, affermava che la sua civiltà prosperava ed era degna di essere seguita. Queste sono prove evidenti dell’importanza attribuita all’eleganza nella politica e nell’educazione. Quando il duca Jian di Zheng mosse guerra contro Chen, il ministro Zichan di Zheng ottenne meriti grazie all’efficacia delle parole; quando il duca Ping di Song accolse gli ospiti illustri con il rito del “vassoio ripiegato”, l’eleganza tanto dell’ospite quanto del padrone fu registrata dai discepoli di Confucio. Queste sono prove dell’importanza del wen negli affari di Stato. Confucio lodò Zichan dicendo che «le parole esprimevano pienamente l’intenzione e l’eleganza ornava pienamente le parole»; parlando dei gentiluomini virtuosi e capaci, disse inoltre che «il sentimento deve essere autentico e l’espressione raffinata». Queste sono prove dell’importanza attribuita al wen nella coltivazione personale. Da ciò si può comprendere che esprimere pienamente il pensiero con un linguaggio elegante e rendere autentico il sentimento con parole raffinate costituisce la regola fondamentale della composizione letteraria.
I saggi osservarono integralmente il Cielo, la Terra e l’universo, penetrando a fondo nei loro segreti più sottili; trasformarono le loro intuizioni in modelli letterari, facendo coincidere pensiero e struttura come due metà di un sigillo. A volte espressero il nucleo dell’idea con parole concise; altre volte svilupparono sentimenti e principi con espressioni ricche e abbondanti; talvolta stabilirono la forma attraverso ragionamenti limpidi; talvolta nascosero una funzione profonda in significati velati. Così, negli Annali delle Primavere e degli Autunni, spesso basta un solo carattere per esprimere lode o biasimo; nel Libro dei Riti, menzionare le attività di chi indossa un lutto leggero basta a comprendere anche quelle di chi porta il lutto più grave. Questi sono esempi di «esprimere l’intento con parole concise». Il canto Il settimo mese dello Shijing accumula numerose strofe per formare un intero componimento, mentre il capitolo Condotta del letterato del Libro dei Riti impiega un discorso ricco e ampio: sono esempi di «abbracciare pienamente i sentimenti con una vasta esposizione». I documenti scritti, destinati a decidere gli affari, assumono come immagine l’esagramma Guai; la letteratura, che deve chiarire i principi, imita l’esagramma Li: sono esempi di «stabilire la forma mediante la chiarezza del principio». Le quattro categorie simboliche del Libro dei Mutamenti hanno significati profondi, sinuosi e impliciti; le cinque regole degli Annali delle Primavere e degli Autunni racchiudono grandi significati in parole sottili e indirette: sono esempi di «nascondere la funzione mediante significati velati». Si comprende dunque che i testi possono essere più o meno estesi e che i metodi di occultamento o manifestazione non sono identici; l’uso di tali metodi deve adattarsi al tempo e alle circostanze con flessibilità. Verificando tutto ciò negli scritti del duca di Zhou e di Confucio, si trova un modello per la composizione.
Perciò, quando si parla di scrittura, bisogna necessariamente verificarla attraverso i saggi; e quando si cercano le intenzioni e i metodi dei saggi, bisogna necessariamente seguire i loro classici. Il Libro dei Mutamenti dice: «Distinguere chiaramente le cose ed esprimerle con parole corrette ed eleganti permette di formulare giudizi appropriati e completi». Il Libro dei Documenti dice: «Le parole devono essere concrete e concise e non ricercare soltanto la novità». Da ciò comprendiamo che l’uso di parole corrette ed eleganti serve a stabilire un giudizio, mentre la concretezza e la concisione servono a organizzare il linguaggio. Se il linguaggio è ben organizzato, si evita il difetto della ricerca della stranezza; se il giudizio è ben stabilito, si ottiene il vantaggio di distinguere il giusto dallo sbagliato. Per quanto il significato possa essere profondo, sinuoso e nascosto, non deve danneggiare la correttezza dell’espressione; per quanto le parole possano essere sottili, indirette e implicite, non devono oscurare l’essenza concreta e concisa. Concretezza e sottigliezza devono armonizzarsi, così come lingua corretta e significato profondo devono sostenersi reciprocamente: negli scritti dei saggi se ne trovano chiari esempi. Yan He sosteneva che «gli scritti di Confucio sono come piume già naturalmente splendide sulle quali si aggiungono altri colori: una vana ricerca di ornamento». Ma, pur volendo screditare il saggio, non poteva riuscirvi. In realtà, gli scritti dei saggi sono corretti e splendidi, come se avessero fiori in bocca e frutti appesi al corpo. Il Dao naturale del Cielo e della Terra è difficile da ascoltare, eppure vi sono persone che lo investigano; gli scritti dei saggi sono visibili: perché non studiarli e riflettervi? Se una composizione o un’argomentazione può essere verificata attraverso i saggi, il risultato non sarà molto distante dalla perfezione.
Indice
In questa edizione
- 01Full text
- 02Capitolo 1: L’origine del Dao
- 03Capitolo 2: Prendere i saggi come modello
- 04Capitolo 3: Venerare i Classici
- 05Capitolo 4: Rettificare gli scritti apocrifi
- 06Capitolo 5: Distinguere il Sao
- 07Capitolo 6: Chiarire la poesia
- 08Capitolo 7: Yuefu
- 09Capitolo 8: Interpretare il fu
- 10Capitolo 9: Inni ed elogi
- 11Capitolo 10: Preghiere e alleanze
- 12Capitolo 11: Iscrizioni e ammonimenti
- 13Capitolo 12: Elogi funebri e stele
- 14Capitolo 13: Lamenti e commemorazioni
- 15Capitolo 14: Scritti miscellanei
- 16Capitolo 15: Umorismo e indovinelli
- 17Capitolo 16: Storia e biografia
- 18Capitolo 17: I filosofi
- 19Capitolo 18: Trattati e persuasione
- 20Capitolo 19: Editti e decreti
- 21Capitolo 20: Proclami e comunicazioni
- 22Capitolo 21: Feng e Shan
- 23Capitolo 22: Memoriali e petizioni
- 24Capitolo 23: Memoriali e comunicazioni
- 25Capitolo 24: Deliberazioni e risposte
- 26Capitolo 25: Lettere e documenti
- 27Capitolo 26: Pensiero spirituale
- 28Capitolo 27: Stile e natura
- 29Capitolo 28: Vento e ossatura
- 30Capitolo 29: Continuità e trasformazione
- 31Capitolo 30: Determinare la tendenza
- 32Capitolo 31: Sentimento e ornamento
- 33Capitolo 32: Fusione e taglio
- 34Capitolo 33: Suono e ritmo
- 35Capitolo 34: Capitoli e frasi
- 36Capitolo 35: Frasi parallele
- 37Capitolo 36: Comparazione e evocazione
- 38Capitolo 37: Esagerazione
- 39Capitolo 38: Categorie di esempi
- 40Capitolo 39: I caratteri
- 41Capitolo 40: Il nascosto e il sublime
- 42Capitolo 41: Individuare i difetti
- 43Capitolo 42: Nutrire l’energia
- 44Capitolo 43: Collegamento e coesione
- 45Capitolo 44: Metodo complessivo
- 46Capitolo 45: Ordine dei tempi
- 47Capitolo 46: Aspetti delle cose
- 48Capitolo 47: Talento e capacità
- 49Capitolo 48: Il vero conoscitore
- 50Capitolo 49: Valutare l’uomo e la sua capacità
- 51Capitolo 50: Prefazione alle mie intenzioni
