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Della pittura

Edição BooksWhale em italiano por Leon Battista Alberti

Il trattato rinascimentale di Alberti su prospettiva, composizione, pittura e arte visiva.

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Introdução do livro

Della pittura

Della pittura è uno dei testi fondativi della teoria artistica rinascimentale. Alberti spiega prospettiva, composizione, rappresentazione del corpo e dignità intellettuale della pittura, offrendo un documento essenziale per la storia dell’arte europea.

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Leon Battista Alberti morì nel 1472; il trattato fu composto nel XV secolo. Questi dati sostengono il fondamento di pubblico dominio di questa edizione italiana.

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Della pittura

Leon Battista Alberti

PROLOGUS [ a Filippo Brunelleschi ] Io solea maravigliarmi insieme e dolermi che tante ottime e divine arti e scienze, quali per loro opere e per le istorie veggiamo copiose erano in que' vertuosissimi passati antiqui, ora così siano mancate e quasi in tutto perdute: pittori, scultori, architetti, musici, ieometri, retorici, auguri e simili nobilissimi e maravigliosi intelletti oggi si truovano rarissimi e poco da lodarli. Onde stimai fusse, quanto da molti questo così essere udiva, che già la natura, maestra delle cose, fatta antica e stracca, più non producea come né giuganti così né ingegni, quali in que' suoi quasi giovinili e più gloriosi tempi produsse, amplissimi e maravigliosi. Ma poi che io dal lungo essilio in quale siamo noi Alberti invecchiati, qui fui in questa nostra sopra l'altre ornatissima patria ridutto, compresi in molti ma prima in te, Filippo, e in quel nostro amicissimo Donato scultore e in quegli altri Nencio e Luca e Masaccio, essere a ogni lodata cosa ingegno da non posporli a qual si sia stato antiquo e famoso in queste arti. Pertanto m'avidi in nostra industria e diligenza non meno che in benificio della natura e de' tempi stare il potere acquistarsi ogni laude di qual si sia virtù. Confessoti sì a quegli antiqui, avendo quale aveano copia da chi imparare e imitarli, meno era difficile salire in cognizione di quelle supreme arti quali oggi a noi sono faticosissime; ma quinci tanto più el nostro nome più debba essere maggiore, se noi sanza precettori, senza essemplo alcuno, troviamo arti e scienze non udite e mai vedute. Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e' cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e' popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto? Ma delle tue lodi e della virtù del nostro Donato, insieme e degli altri quali a me sono per loro costumi gratissimi, altro luogo sarà da recitarne. Tu tanto persevera in trovare, quanto fai di dì in dì, cose per quali il tuo ingegno maraviglioso s'acquista perpetua fama e nome, e se in tempo t'accade ozio, mi piacerà rivegga questa mia operetta de pictura quale a tuo nome feci in lingua toscana. Vederai tre libri: el primo, tutto matematico, dalle radici entro dalla natura fa sorgere questa leggiadra e nobilissima arte. El secondo libro pone l'arte in mano allo artefice, distinguendo sue parti e tutto dimostrando. El terzo instituisce l'artefice quale e come possa e debba acquistare perfetta arte e notizia di tutta la pittura. Piacciati adunque leggermi con diligenza, e se cosa vi ti par da emendarla, correggimi. Niuno scrittore mai fu sì dotto al quale non fussero utilissimi gli amici eruditi; e io in prima da te desidero essere emendato per non essere morso da' detrattori. .

LIBRO PRIMO

1. Scrivendo de pictura in questi brevissimi comentari, acciò che 'l nostro dire sia ben chiaro, piglieremo dai matematici quelle cose in prima quale alla nostra matera apartengano; e conosciutole, quanto l'ingegno ci porgerà, esporremo la pittura dai primi principi della natura. Ma in ogni nostro favellare molto priego si consideri me non come matematico ma come pittore scrivere di queste cose. Quelli col solo ingegno, separata ogni matera, mesurano le forme delle cose. Noi, perché vogliamo le cose essere poste da vedere, per questo useremo quanto dicono più grassa Minerva, e bene stimeremo assai se in qualunque modo in questa certo difficile e da niuno altro che io sappi descritta matera, chi noi leggerà intenderà. Adunque priego i nostri detti sieno come da solo pittore interpretati.

2. Dico in principio dobbiamo sapere il punto essere segno quale non si possa dividere in parte. Segno qui appello qualunque cosa stia alla superficie per modo che l'occhio possa vederla. Delle cose quali non possiamo vedere, neuno nega nulla apartenersene al pittore. Solo studia il pittore fingere quello si vede. E i punti, se in ordine costati l'uno all'altro s'agiungono, crescono una linea. E apresso di noi sarà linea segno la cui longitudine si può dividere, ma di larghezza tanto sarà sottile che non si potrà fendere. Delle linee alcuna si chiama dritta, alcuna flessa. La linea ritta sarà da uno punto ad un altro dritto tratto in lungo segno. La flessa linea sarà da uno punto ad un altro non dritto, ma come uno arco fatto segno. Più linee, quasi come nella tela più fili accostati, fanno superficie. Ed è superficie certa parte estrema del corpo, quale si conosce non per la sua alcuna profondità, ma solo per sua longitudine e latitudine e per sue ancora qualità. Delle qualità alcune così stanno perpetue alla superficie che, se non alteri la superficie, nulla indi possano muoversi. Altre sono qualità tali, che rimanendo il medesimo essere della superficie, pur così giaciono a vederle che paiono a chi le guarda mutate. Le qualità perpetue sono due. L'una si conosce per quello ultimo orlo quale chiuda la superficie, e sarà questo orlo chiuso d'una o di più linee. Sarà una la circulare; saranno più come una flessa e una retta, o insieme più dritte linee. Sarà circulare quella quale inchiude uno circolo. Sarà circolo forma di superficie quale una intera linea quasi come una ghirlanda l'avvolge; e se qui in mezzo sarà uno punto, qualunque linea da questo punto sino alla ghirlanda sarà d'una mensura all'altre equale, e questo punto in mezzo si chiama centrico. Quella linea dritta, la quale coprirà il punto e taglierà in due luoghi il circolo, si dice appresso de' matematici diamitro. Noi giovi chiamarla centrica. E qui sia da' matematici persuaso quanto essi dicono, che niuna linea segna alla ghirlanda del circolo angoli equali se non quella una quale dritta cuopra il centro.

Capítulo de préviaPart 2Prévia

13. Ora poi che dicemmo la pittura essere intercisione della pirramide, convienci investigare qualunque cosa a noi faccia questa intersegazione conosciuta. Convienci avere nuovo principio a ragionare delle superficie, dalle quali dicemmo che la pirramide usciva. Dico delle superficie alcuna essere in terra riversa e giacere, come i pavimenti e i solari degli edifici e ciascuna superficia quale equalmente da questa sia distante. Altre stanno apoggiate in lato, come i pareti e l'altre superficie collineari ad i pareti. Le superficie equalmente fra sé distanti saranno, quando la distanza fra l'una e l'altra in ciascuna sua parte sarà equale. Collineari superficie saranno quelle, quali una diritta linea in ogni parte equalmente toccherà, come sono le faccie de' pilastri quadri posti ad ordine in uno portico. E sono queste cose da essere aggiunte a quelle quali di sopra dicemmo alle superficie. E a quelle cose quali dicemmo de' razzi intrinsici, estrinsici e centrici, e a quelle dicemmo della pirammide, aggiugni la sentenza de' matematici, onde si pruova che, se una dritta linea taglia due lati d'uno triangolo, e sia questa linea, qualora fa triangolo, equidistante alla linea del primo e maggiore triangolo, certo sarà questo minore triangolo a quel maggiore proporzionale. Tanto dicono i matematici.

14. Ma noi, per fare più chiaro il nostro dire, parleremo in questo più largo. Conviensi intendere qui che cosa sia proporzionale. Diconsi proporzionali quelli triangoli quali con suo lati e angoli abbiano fra sé una ragione che, se uno lato di questo triangolo sarà in lunghezza due volte più che la base e l'altro tre, ogni triangolo simile, o sia maggiore o sia minore, avendo una medesima convenienza alla sua base, sarà a quello proporzionale: imperò che quale ragione sta da parte a parte nel minore triangolo, quella ancora sta medesima nel maggiore. Adunque tutti i triangoli così fatti saranno fra sé proporzionali. E per meglio intendere questo, useremo una similitudine. Vedi uno picciolo uomo certo proporzionale ad uno grande; imperò che medesima proporzione, dal palmo al passo e dal piè all'altre sue parti del corpo, fu in Evandro qual fu in Ercole, quale Aulo Gelio conietturava essere stato grande sopra agli altri uomini. Né simile fu nel corpo di Ercole proporzione altra che nei membri d'Anteo gigante, ove all'uno e all'altro si congiugneva con pari ragioni e ordini dalla mano al cubito e dal cubito al capo, e così poi ogni suo membro. Simile truovi ne' triangoli misura, per la quale il minore al maggiore sia, eccetto che nella grandezza, equale. E se qui bene sono inteso, istatuirò coi matematici quanto a noi s'apertenga, che ogni intercesione di qual sia triangolo, pure che sia equidistante dalla base, fa nuovo triangolo proporzionale a quello maggiore. E quelle cose quali fra sé sieno proporzionali, in queste ciascune parti corrispondono; ma dove siene diverse e poco corrispondano le parti, questi sono certo non proporzionali.

15. E sono parte del triangolo visivo, quanto ti dissi, i razzi, i quali certo saranno nelle quantità proporzionali, quanto al numero, pari, e in le non proporzionali, non pari; imperò che una di queste non proporzionali quantità occuperà razzi o più o meno. Vedesti adunque come uno minore triangolo sia proporzionale ad uno maggiore, e imparasti dai triangoli farsi la pirramide visiva. Pertanto traduchiamo il nostro ragionare a questa pirramide. Ma sia persuaso che niuna quantità equidistante dalla intercesione potere nella pittura fare alcuna alterazione: imperò che esse sono in ogni equedistante intersegazione pari alle sue proporzionali. Quali cose sendo così, ne seguita che, non alterate le quantità onde se ne fa l'orlo, sarà del medesimo orlo in pittura niuna alterazione. E così resta manifesto che ogni intersegazione della pirramide visiva, qual sia alla veduta superficie equedistante, sarà a quella guardata superficie proporzionale.

16. Dicemmo delle superficie proporzionali alla intercesione, cioè equedistante dalla dipinta superficie. Ma poi che molte superficie si truovano non equedistanti, conviensi di queste avere diligente investigazione, acciò che tutta la ragione della intersegazione sia manifesta. Sarebbe cosa lunga, difficile e oscura in queste intersegazione di triangoli e di pirramide seguire ogni cosa con la regola de' matematici. Seguiremo dicendo pure come pittore.

Capítulo de préviaPart 3Prévia

27. Giudica Trimegisto, vecchissimo scrittore, che insieme con la religione nacque la pittura e scoltura. Ma chi può qui negare in tutte le cose publiche e private, profane e religiose la pittura a sé avere prese tutte le parti onestissime, tale che mi pare cosa niuna tanto sempre essere stata estimata dai mortali? Racontasi i pregi incredibili di tavole dipinte. Aristide tebano vendè una sola pittura talenti cento; e dicono che Rodi non fu arsa da Demetrio re, ove temea che una tavola di Protogenes non perisse. Possiamo adunque qui affermare che la città di Rodi fu ricomperata dai nemici con una sola dipintura. Simile molte cose raccolse Plinio, per le quali tu conoscerai i buoni pittori sempre stati apresso di tutti in molto onore, tanto che molti nobilissimi cittadini, filosafi, ancora e non pochi re, non solo di cose dipinte, ma e di sua mano dipignerle assai si dilettavano. Lucio Manilio cittadino romano e Fabio uomo nobilissimo furono dipintori. Turpilio cavaliere romano dipinse a Verona. Sitedio, uomo stato pretore e proconsolo, acquistò dipignendo nome. Pacuvio poeta tragico, nipote ad Ennio poeta, dipinse Ercole in foro romano. Socrate , Platone , Metrodoro, Pirro furono in pittura conosciuti. Nerone, Valentiniano e Alessandro Severo imperadori furono studiosissimi in pittura. Ma sarebbe qui lungo racontare a quanti principi e re sia piaciuto la pittura. E ancora non mi pare da racontare tutta la turba degli antiqui pittori, quale quanto fusse grande vedilo quinci che a Demetrio Falerio, figliuolo di Fanostrato, furono fra quattrocento dì trecentosessanta statue, parte a cavallo, parte sui carri, compiute. E in questa terra in quale sia stato tanto numero di scultori, credi che manco fussero pittori? Sono certo queste arti cognate e da uno medesimo ingegno nutrite, la pittura insieme con la scoltura. Ma io sempre preposi l'ingegno del pittore, perché s'aopera in cosa più difficile. Pure torniamo al fatto nostro.

28. Fu certo grande numero di scultori in que' tempi e di pittori, quando i prencipi e i plebei e i dotti e gl'indotti si dilettavano di pittura, e quando fra le prime prede delle province si estendeano ne' teatri tavole dipinte e immagini. E processe in tanto che Paolo Emilio e non pochi altri cittadini romani fra le buone arti a bene e beato vivere ad i figliuoli insegnavano la pittura; quale ottimo costume molto apresso de' Greci s'osservava. Voleano che i figliuoli bene allevati insieme con geometria e musica imparassono dipignere. Anzi fu ancora alle femine onore sapere dipignere. Marzia, figliuola di Varrone, si loda appresso degli scrittori che seppe dipignere. E fu in tanta lode e onore apresso de' Greci la pittura, che fecero editto e legge non essere ad i servi licito imparare pittura. Fecero certo bene, però che l'arte del dipignere sempre fu ad i liberali ingegni e agli animi nobili dignissima. E quant'io, certo così estimo ottimo indizio d'uno perfettissimo ingegno essere in chi molto si diletti di pittura; benché intervenga che questa una arte così sta grata ai dotti quanto agl'indotti, qual cosa poco accade in quale altra si sia arte, che quello qual diletti ai periti muova chi sia imperito. Né ispesso troverrai chi non molto desideri sé essere in pittura ben dotto. Anzi la natura medesima pare si diletti di dipignere, quale veggiamo quanto nelle fessure de' marmi spesso dipinga ipocentauri e più facce di re barbate e crinite. Anzi più dicono che in una gemma di Pirro si trovò dipinto dalla natura tutte e nove le Muse distinte con suo segno. Agiugni a questo che niuna si truova arte in quale ogni età di periti e d'imperiti così volentieri s'affatichi ad impararla e a essercitarla. Sia licito confessare di me stesso. Io se mai per mio piacere mi do a dipignere, — qual cosa fo non raro quando dall'altre mie maggiori faccende io truovo ozio —, ivi con tanta voluttà sto fermo al lavoro, che spesso mi maraviglio così avere passate tre o quattro ore.

Sumário

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  1. 01Part 1
  2. 02Part 2
  3. 03Part 3
  4. 04Part 4
  5. 05Part 5
  6. 06Part 6

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