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Il podere

Edição BooksWhale em italiano por Federigo Tozzi

Un romanzo tozziano di eredità, proprietà, ostilità familiare e violenza sociale.

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Introdução do livro

Il podere

Il podere racconta la lotta per la proprietà e l’eredità attraverso lo sguardo aspro di Federigo Tozzi. La campagna senese, i rapporti familiari, i contadini, gli interessi economici e la fragilità del protagonista compongono un romanzo moderno sulla violenza nascosta nei legami sociali.

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Esta edição se baseia em um texto em domínio público e foi preparada pela BooksWhale para leitura digital.

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Federigo Tozzi died in 1920, and Il podere was first published in 1921; these dates support public-domain status for the Italian original.

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Il podere

Federigo Tozzi

Nel millenovecento, Remigio Selmi aveva venti anni; ed era aiuto applicato alla stazione di Campiglia. Da parecchio tempo stava in discordia con il padre e non sapeva che al suo piede bucato da una bulletta delle scarpe era ormai venuta anche la cancrena. Invece, credeva che stesse meglio; senza sospettare che, se non gliene facevano sapere niente, volevano tenerlo lontano da casa più che fosse possibile. Ma una sera ricevette una cartolina dal chirurgo che lo curava ; nella quale era scritto che la malattia non dava più da sperare.

La fece leggere al capostazione; ed ebbe il permesso di partire subito, con il diretto che era per passare. Arrivò alla Casuccia la notte : tre miglia da Siena, fuor di Porta Romana; e trovato l'uscio aperto, entrò nella camera del padre senza che prima nessuno lo vedesse. Giacomo era desto e appoggiato a quattro guanciali; mentre due delle assalariate, Gegia e Dinda, gli sostenevano le braccia lungo la coperta, attente a riiettergliele in un altro modo quando non poteva stare più nella stessa positura. Sopra il canterano, una lucernina di ottone con tutti e quattro i beccucci accesi.

Remigio salì in ginocchio sul letto. Ma Giacomo, che aveva la testa ciondoloni sul petto e gli occhi chiusi, non se ne accorse né meno. Allora gli chiese : — Non mi riconosci? Dinda disse sottovoce : — Lo lasci stare, padroncino ! Soffre troppo e non le può rispondere. — Mi risponderà, spero. — Ha fatto male ad entrare senza avvertire. Ma Remigio non badò a quel rimprovero; e disse, sebbene sapesse che non gli credevano :

— Vorrei che mi riconoscesse. Giacomo alzò, a poco a poco, faticosamente, il volto; e guardò il figlio ma non se ne fece caso : le sue labbra si erano affloscite e screpolate, deformando la bocca; gli occhi non erano più neri; ma, con le sclerotiche gialle e segose, le pupille parevano vizze. Le mani, che le due donne avevano lasciato, appoggiate dalla parte del dorso e aperte, cercavano di chiudersi senza riuscirci. Remigio, perchè non lo brontolasse di essergli andato così vicino, gli chiese un'altra volta, pur non avendo più voglia, per queir indifferenza che, a rivederlo, gli era tornata :

— Non mi riconosci? Il malato, come se avesse voluto fargli capire che non gliene importava nulla, rispose : — Non ti devo riconoscere? Non sei Remigio? E ricominciò subito a gridare. Allora, le due donne lo voltarono di fianco, strascinandolo in proda. — Quanto soffro ! Così non posso stare ! Alzate le coperte! In quel mentre ' entrò Luigia, la sua seconda moglie : prima si era fermata ad ascoltare il figliastro ; e , senza salutarlo, ficcò le mani sotto le lenzuola per tenerle alzate.

— Mettetemi le gambe fuori del letto! — Ti farà freddo. — Non importa: obbeditemi. Allora, Gegia e Dinda gli cavarono le pambe fuori del letto, con i due piedi gonfi fasciati che avevano un esasperante e triste odore d'iodioformio. QuelFodore toccò l'animo di Remigio. Luigia esclamò: — Poveretto ! Tu, Remigio, non hai visto le sue gambe sfasciate! Gegia fece un gesto di orrore; Dinda si asciugò gli occhi. Allora, Remigio appoggiò la testa ai ferri del letto e stette zitto : mentre quel che facevano dinanzi a lui gli pareva di vederlo da tanto tempo.

Giacomo era abbastanza ricco. Nato da un fattore, che gli aveva lasciato circa ventimila lire, era riuscito a triplicarle. Mortagli la moglie, madre di Remigio, prese con sé una ragazza di campagna facendola passare per serva. Poi, per mettere iti pace i pettegolezzi, sposò Luigia, che allora era una zitella piuttosto matura: doveva ereditare un poderetto ed e-a stata la sarta della prima moglie. Prese anche, perchè gli avrebbe fatto comodo, la figlia d'una sua nipote: aveva allora dodici anni e si chiamava Ilda.

La sera stessa del matrimonio, Luigia si raccomandò a Remigio di volerle bene e di dirle tutta la verità delle chiacchiere che si facevano ; e il figliastro le confermò i sospetti su Giulia. Ella pianse e si fece promettere da Giacomo che l'avrebbe mandata via ; ma, invece, dopo pochi mesi, Giulia prese sempre di più il sopravvento; e Giacomo si divise di letto dalla moglie. Ma come poteva piacergli quella ragazza ? Magra e gialla, quasi rifinita; con i denti guasti e lunghi; un aria stupida e gli occhi del colore delle frutta marce. E, a venti anni, già vecchia e logorata.

Capítulo de préviaparte di sotto del grembiale. Berto era tarchiato e grosso; con una testa rotonda; laPrévia

fronte stretta come la lama di un coltello ; gli occhi porcini e lustri. Siccome non aveva potuto sfogare il suo risentimento contro Giacomo ammalato, cercava la prima occasione per rifarsela con Remigio; sicuro di non trovare la stessa resistenza. Quando Remigio stava in modo da voltargli le spalle, egli lo guardava affascinandosi con l'idea di litigare battendolo sulla nuca; quand'era voltato a lui, invece, sfuggiva i suoi occhi, non rispondendo mai come il giovane avrebbe avuto piacere, provocandolo o con il silenzio sospettoso o fingendo di capire a rovescio; per essere ripreso e rimproverato.

Remigio ci pativa, e sé con dolcezza gli spiegava quel che aveva voluto dire, Tassalariato mostrava di non essere contento; e, qualche volta, addirittura, disapprovava bestemmiando. E vedendo che Remigio ne restava confuso e mortificato, diceva: — Ora non venga a rifarsela con me; non mi dica niente, perchè io non intendo d'essere rimproverato da nessuno. — Ma l'ultima parola voglio dirla io, per[chè sono il padrone, — Come sarebbe a dire ? Non e' è bisolo d'insistere tanto a lungo, mi pare. Ma, lei resto, io non costo niente ; e quindi può trattarmi come crede.

— E chi t' ha trattato male ? — Io non lo so: non sta a me farglielo [rilevare. — Dimmi di quel che ti sei offeso. — Oh, io non ciabo piiì! Faccia in un [altro modo, però; se vuole stare d'accordo [Con me, e se vuole che io non me ne vada. Remigio trovava in quest'ultima uscita huna specie di dignità, che poteva forse dipendere da un animo onesto, sebbene rude e irritabile. E allora, per provargli che non se la prendeva a male, cambiava discorso. Ma non dimenticò mai piìi la delusione provata quando, proprio il giorno della prima cambiale, si sentì dire da Berto:

— Non li vuol pagare lei i suoi sottoposti ? Dobbiamo lavorare per passare il tempo ? Gli venne da piangere, e rispose con violenza : — Domani avrete tutto, anche quello che avanzate da mio padre. — Domani ? Facciamoli ora i conti ! E tanto che io sto zitto! — Domani, ti ripeto. Allora Berto, con un'astuzia ironica e ghignando, gli disse : — Speriamo che possa pagare da vero ! Queste parole, che parevano indovinare ogni cosa, abbatterono completamente il giovane; che non seppe più rispondere. E, il rimanente del giorno, per prudenza, non andò nel campo.

Meglio, meglio venderla la Casuccia ! E perchè non tornare a Campiglia ? Ma poi, pensò : « Se Berto è cattivo, devo forse fargli il piacere di non essere piìi il padrone ? Ormai, avrò i denari. Però ha ragione di avermeli chiesti; anche se m'ha detto a quel modo. » Ed uscì di casa, andando in su e in giù per l'aia. Dinda, seduta a far la calza, aveva sentito tutto ; e gli disse : — Perchè ci s'inquieta così ? Lo paghi, e si faccia rispettare.

"— Domani lo pagherò ! Ma Dinda, per non compromettersi con Berto, non gli disse piti niente; tanto più che, a quel modo, gli aveva già chiesto, senza parere, la mesata anche per sé. Remigio s'appoggiò con i gomiti al cancello della strada. Tornavano a casa, verso Colle di Malamerenda e l'Isola, le ragazze che andavano tutti i giorni a Siena per por. tare le bombole del latte ed a imparare a far la sarta. I mandorli e i peschi, sparsi su per le colline, erano quasi invisibili nell'ombra della sera; sebbene sopra il sole tramontato, restasse una luce limpida a rischiarare quasi la metà del cielo. Un branco di avvinazzati passò, cantando. Dietro un barroccio, un gregge di pecore empì tutta la strada; e il cane si fermò a fiutare lo spigolo della capanna sciupato dai mozzi delle ruote.

Solo ! Era solo ! A quell'ora, a Campiglia, s'accendevano le lampadine elettriche; egli faceva le somme e gli apparecchi elettrici giravano ticchiettando. Il cuore gli battè come quando da ragazzo, s'era innamorato. Al Banco di Roma, dove si fece portare da Giangio, gli tremavano le mani prendendo il denaro ; poi, si sentì contento. E, tornato subito alla Casuccia, fece i conti, e pagò tutti gli assalariati. Il giorno dopo, pagò anche il carraio, il fabbro e il droghiere ; e disse al Pollastri, dopo aver combinato quando doveva esser fatto T inventario, che non aveva bisogno di pigliare a prestito i denari del suo amico.

Capítulo de préviaFINE,Prévia

FINE,

Sumário

Nesta edição

  1. 01Full text
  2. 02parte di sotto del grembiale. Berto era tarchiato e grosso; con una testa rotonda; la
  3. 03FINE,

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