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Literatura

Suo marito

Edição BooksWhale em italiano por Luigi Pirandello

Un romanzo pirandelliano su matrimonio, successo letterario, identità, ambizione e incomprensione.

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Introdução do livro

Suo marito

Suo marito racconta il rapporto fra una scrittrice, la sua fama e il marito che cerca di amministrarne il talento. Pirandello osserva matrimonio, mercato letterario, ambizione, identità e maschere sociali con ironia e precisione psicologica.

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Luigi Pirandello morì nel 1936, e Suo marito fu pubblicato nel 1911. Queste date sostengono il fondamento di pubblico dominio per questa edizione italiana originale.

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Suo marito

Luigi Pirandello

Capítulo de préviaI. Il banchettoPrévia

I. Il banchetto

Capítulo de prévia1.Prévia

Attilio Raceni, da quattro anni direttore della rassegna femminile (non feminista) Le Muse si svegliò tardi, quella mattina, e di malumore.

Sotto gli occhi delle innumerevoli giovani scrittrici italiane, poetesse, novellatrici, romanzatrici (qualcuna anche drammaturga), che lo guardavano dalle fotografie disposte in varii gruppi alle pareti, tutte col volto composto a un'aria particolare di grazia vispa o patetica, scese dal letto - oh Dio, in camicia da notte naturalmente, ma lunga, lunga per fortuna fino alla noce del piede. Infilate le pantofole, andò a spalancar la finestra.

In casa Attilio Raceni conosceva pochissimo se stesso, tanto che, se qualcuno gli avesse detto: «Tu hai fatto or ora questo e quest'altro» - si sarebbe ribellato, rosso come un tacchino.

- Io? Non è vero! Impossibile.

Eppure, eccolo là: seduto in camicia a pie' del letto, con due dita accanite contro un peluzzo profondamente radicato nella narice destra. E strabuzza gli occhi e arriccia il naso e contrae le labbra in su al fitto spasimo di quel pinzare ostinato, finché, tutt'a un tratto, non gli s'apre la bocca e non gli si dilatano le nari per l'esplosione improvvisa d'una coppia di sternuti.

- Duecentoquaranta! dice allora. Trenta per otto, duecentoquaranta.

Perché Attilio Raceni, pinzandosi quel peluzzo del naso, era assorto nel calcolo, se trenta convitati, pagando lire otto ciascuno, potessero pretendere allo Champagne o a qualche altro più modesto (cioè nostrano) vino spumante per i brindisi.

Attendendo alle consuete cure della propria persona, seppure alzava gli occhi, non vedeva le immagini di quelle scrittrici, zitelle la maggior parte, per quanto in verità tutte nei loro scritti si dimostrassero poi provate a bastanza e sperimentate nel mondo; e non notava perciò che quelle dal lezio svenevole pareva fossero afflitte vedendo fare al loro bel direttore, nell'incoscienza dell'abitudine, atti non belli certamente, quantunque naturalissimi, e che ne sorridessero quelle da la smorfietta anzi vispa che no.

Aveva oltrepassato da poco i trent'anni Attilio Raceni, e non aveva ancor perduto la svelta adattezza giovenile. Il languor pallido del volto, i baffetti riccioluti, gli occhi a mandorla vellutati, l'ondulato ciuffo corvino, gli davano l'aria d'un trovatore.

Era pago, in fondo, della considerazione di cui godeva qual direttore di quella rassegna femminile (non feminista) Le Muse, che pur gli era costata non lievi sacrifizii pecuniarii. Ma fin dalla nascita egli era votato alla letteratura femminile, perché sua «mammà», Teresa Raceni Villardi, era stata un'esimia poetessa, e in casa di «mammà» convenivano tante scrittrici, alcune già morte, altre adesso molto anziane, su le cui ginocchia egli quasi quasi poteva dire d'esser cresciuto. E de' loro vezzi, delle loro carezze senza fine gli era rimasta quasi una patina indelebile in tutta la persona. Pareva che quelle lievi e delicate mani feminee, esperte d'ogni segreto, lisciandolo, levigandolo, lo avessero per sempre acconciato e composto in quella sua ambigua beltà artificiale. Si umettava spesso le labbra, s'inchinava sorridente ad ascoltare, si rizzava sul busto, volgeva il capo, si ravviava i capelli, tal quale come una femmina. Qualche amico burlone gli aveva talvolta allungato le mani al petto, cercando:

- Ce l'hai?

Le mammelle: sguajato! E lo aveva fatto arrossire.

Rimasto orfano e padrone d'una discreta sostanza, aveva per prima cosa abbandonato gli studii universitarii e, per darsi una professione, fondato Le Muse.

Il patrimonio s'era assottigliato, bastava ora appena a farlo vivere modestamente, ma tutto dedito alla rassegna che s'era già con gli abbonamenti raccolti con molta industria assicurata l'esistenza e, oltre ai pensieri, non gli costava più nulla: come nulla pareva costasse lo scrivere alle numerosissime collaboratrici, se non ne avevano avuto mai alcuna remunerazione.

Quella mattina, egli non ebbe neanche il tempo di rammaricarsi dei molti fili del ciuffo corvino rimasti nel pettine dopo l'acconciatura frettolosa. Aveva tanto da fare!

Alle dieci doveva trovarsi in via Sistina, in casa di Dora Barmis, prima musa della rassegna Le Muse , sapientissima consigliera della bellezza e delle grazie naturali e morali delle signore e delle signorine italiane. Doveva accordarsi con lei circa al banchetto, alla fraterna agape letteraria, che aveva pensato di offrire alla giovine e già veramente illustre scrittrice Silvia Roncella, venuta da poco da Taranto col marito a stabilirsi a Roma, «per rispondere (com'egli aveva scritto nell'ultimo fascicolo de Le Muse ) al primo appello de la Gloria, dopo la trionfale accoglienza fatta unanimamente dalla critica e dal pubblico al suo ultimo romanzo La casa dei nani».

Sumário

Nesta edição

  1. 01Full text
  2. 02I. Il banchetto
  3. 031.
  4. 042.
  5. 053.
  6. 064.
  7. 075.
  8. 08II. Scuola di grandezza
  9. 091.
  10. 102.
  11. 11III. Mistress Roncella two accouchements
  12. 121.
  13. 132.
  14. 143.
  15. 154.
  16. 16IV. Dopo il trionfo
  17. 171.
  18. 182.
  19. 193.
  20. 204.
  21. 21V. La crisalide e il bruco
  22. 221.
  23. 232.
  24. 243.
  25. 254.
  26. 26VI. Vola via
  27. 271.
  28. 282.
  29. 293.
  30. 304.
  31. 31VII. Lume spento
  32. 321.
  33. 332.
  34. 343.
  35. 354.

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