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Il Santo

Edición BooksWhale en italiano de Antonio Fogazzaro

A major Italian novel of spiritual reform, religious tension, love, and modern Catholic crisis.

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Introducción del libro

Il Santo

Il Santo follows Piero Maironi, now living under the name Benedetto, as personal renunciation, mystical reputation, and hopes for Catholic renewal draw him into conflict with church authority and worldly expectations. Fogazzaro’s controversial novel became one of the key Italian works on faith and modernism.

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Antonio Fogazzaro died in 1911, and Il Santo was published in 1905. The restored Italian text uses a public-domain Wikisource transcription of an early twentieth-century edition.

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Il Santo

Capítulo de vista previaCAPITOLO PRIMO.Vista previa

Lac d’amour.

Jeanne si posò aperto sulle ginocchia il volumetto sottile che stava leggendo presso la finestra. Contemplò pensosa dentro la ovale acqua plumbea dormente a’ suoi piedi il passar delle nubi primaverili che ad ora ad ora trascoloravano la villetta, il giardino deserto, gli alberi dell’altra sponda, le campagne lontane, a sinistra il ponte, a destra le quiete vie che si perdevano dietro il Bèguinage, e i tetti acuti della grande mistica morta, Bruges. Ah se quella Intruse di cui stava leggendo, se quella funerea visitatrice movesse ora, invisibile, per la città sepolcrale, se le rughe brevi dell’acqua plumbea fossero l’orma sua, s’ella toccasse già la riva, la soglia della villetta, con il suo sospirato dono di sonno eterno! Suonarono le cinque; su su, presso le bianche nubi, magiche voci d’innumerevoli campane cantarono sopra le case, le piazze, le vie di Bruges il malinconico incantesimo che ne eterna il sopore. Jeanne si sentì su gli occhi due mani fresche, un’aura profumata sul viso, e sui capelli un alito, un sussurro «encore une intruse!» un bacio. Non parve sorpresa. Alzò la mano ad accarezzare il viso chino sopra di lei e disse solamente:

«Addio, Noemi. Magari fossi tu l’Intruse!»

La signorina Noemi non intese.

«Magari?» diss’ella. «È italiano, questo? Non è arabo? Spiegati subito.»

Jeanne si alzò.

«Non capiresti lo stesso» diss’ella con un sorriso triste. «Dobbiamo fare il nostro esercizio di conversazione italiana, adesso?»

«Ma, prego!»

«Dove sei andata con mio fratello?»

«All’Ospitale di S. Giovanni a salutare Memling.»

«Bene, parla di Memling. — No, prima dimmi se Carlino ti ha fatto dichiarazioni.»

La signorina rise.

«Sì, mi ha dichiarato la guerra e io gli.»

«E io a lui, si dice. — Vorrei che s’innamorasse di te» soggiunse Jeanne, seria. La signorina aggrottò le ciglia.

«Io non vorrei» diss’ella.

«Perchè? Non è simpatico? Non ha spirito? Non è colto? Non è distinto? Ed è anche ricco, poi, sai. Disprezziamo pure la ricchezza, ma è una cosa comoda.»

Noemi d’Arxel posò le mani sulle spalle dell’amica e la guardò nelle pupille. Gli azzurri occhi erano gravi e tristi. I bruni occhi indagati sostenevano quello sguardo con fermezza lampeggiante a vicenda di sfida, di cruccio e di riso.

«Intanto» disse la signorina «il signor Carlino mi piace per vedere Memling, per suonare a quattro mani musica classica e anche per farmi leggere Kempis, benchè questo suo nuovo amore di Kempis pare una profanazione pensando che crede niente. Je suis catholique autant qu’on peut l’être lorsqu’on ne l’est pas, eppure quando sento un miscredente come tuo fratello leggere Kempis così bene, perdo quasi anche la mia fede cristiana! Gli voglio poi bene perchè è tuo fratello, ma è tutto! Oh, questa signora Jeanne Dessalle dice qualche volta cose… cose…! Non so, non so, non so. Ma warte nur, du Räthsel, mi diceva la mia istitutrice. Aspetta, enigma!»

«Cosa devo aspettare?»

Noemi cinse di un braccio il collo dell’amica:

«Io ti sonderò l’anima con una sonda che porterà su perle tanto grandi, tanto belle e anche forse qualche alga, qualche poco di fango del fondo e forse una piccolissima piœuvre.»

«Non mi conosci» replicò Jeanne. «Sei la sola persona, fra i miei amici, che non mi conosce.»

«Già, solamente quelli che ti adorano ti conoscono, penso io, eh? Oh sì, questa è una manìa che hai, di credere che tutta la gente ti adora.»

Jeanne fece la solita boccuccia di bambina infastidita.

«Che sciocca!» diss’ella. E subito corresse la parola con un bacio e una smorfia, mezza sorriso, mezza lamento.

«Le donne!» riprese. «Le donne, ti ho sempre detto, mi adorano! Vuoi dire che non mi adori, tu?»

«Mais point du tout!» esclamò Noemi. Jeanne brillò negli occhi di malizia e di dolcezza:

«In italiano si dice: sì, di tutto cuore!»

I fratelli Dessalle avevano passato l’estate precedente a Maloja, Jeanne studiandosi di essere una compagna gradevole, nascondendo quanto poteva la sua insanabile piaga; Carlino cercando, nelle ore mistiche, a Sils Maria e nei dintorni, le traccie di Nietzsche, farfalleggiando nelle ore mondane di dama in dama, pranzando spesso a S. Moritz e persino a Pontresina, facendo musica con un addetto militare dell’ambasciata germanica di Roma e con Noemi d’Arxel, discorrendo di religione con la sorella e il cognato di lei. Le due sorelle d’Arxel, orfane, erano belghe di nascita, olandesi di origine e protestanti. La maggiore di esse. Maria, aveva sposato, dopo un idillio singolare e poetico, il vecchio pensatore italiano Giovanni Selva, che sarebbe popolare in Italia se gl’italiani avessero maggiore interesse per gli studi religiosi; poichè il Selva è forse il più legittimo rappresentante italiano del cattolicesimo progressista. Maria si era fatta cattolica prima del matrimonio. I Selva passavano l’inverno a Roma, il resto dell’anno a Subiaco. Noemi, serbatasi fedele alla religione de’ suoi padri, alternava Bruxelles con l’Italia. Ora la vecchia istitutrice, colla quale viveva, era morta a Bruxelles da un mese, alla fine di marzo. Nè Giovanni Selva nè sua moglie avevano potuto, per una indisposizione del primo, venire ad assistere Noemi in quei frangenti. Jeanne Dessalle, che si era legata particolarmente a Noemi, aveva persuaso il fratello a un viaggio nel Belgio, da lui non conosciuto, e quindi offerto ai Selva di recarsi a Bruxelles in loro vece. Così era avvenuto che Noemi si trovasse con i Dessalle a Bruges verso la fine di aprile. Vi abitavano una villetta in riva al breve specchio d’acqua che chiamano Lac d’amour. Carlino si era innamorato di Bruges e particolarmente del Lac d’amour come titolo di un romanzo che andava sognando di scrivere, senza tenerne ancora in mente molto più che la compiacenza profetica di aver mostrato al mondo uno squisito e originale magistero di arte.

Capítulo de vista previaCAPITOLO SECONDO.Vista previa

Don Clemente.

La luce veniva meno, nello studio di Giovanni Selva, sul tavolino ingombro di libri e di carte. Giovanni si alzò, aperse la finestra di ponente. L’orizzonte ardeva, dietro il prossimo Subiaco, sulla obliqua fuga dei monti Sabini che da Rocca di Canterano e Rocca di Mezzo vanno verso Rocca San Stefano. Subiaco, l’aguzza catasta di case e casupole grigie che si appunta nella Rocca del Cardinale, si era velata di ombra; non si moveva fronda degli ulivi affollati a tergo della villetta rossa dalle persiane verdi, ritta in testa dello scoglio tondo cui la pubblica via cinge al piede; non si moveva fronda della gran quercia pendente al suo fianco, sopra il piccolo oratorio antico di S. Maria della Febbre. L’aria, odorata d’erbe selvagge e di pioggia recente, spirava fresca da Monte Calvo. Erano le sette e un quarto. Nella conca bella che l’Aniene riga le campane suonarono; prima la grossa di Sant’Andrea, poi le querule di Santa Maria della Valle e in alto, a destra, dalla chiesetta bianca presso la grande macchia, quelle dei Cappuccini, poi altre ancora, lontane. Una femminile voce sommessa, soave, una voce di venticinque anni, disse dall’uscio socchiuso alle spalle di Giovanni, quasi timidamente, in francese:

«Posso venire?»

Giovanni si volse a mezzo, sorridendo, stese un braccio, raccolse e strinse a sè la giovine signora senza rispondere.

Ella sentì che non doveva parlare, che suo marito seguiva con l’anima la luce moribonda e il canto mistico delle campane. Gli piegò il capo sull’omero e solo dopo un minuto di silenzio religioso, gli disse piano:

«Diciamo la nostra preghiera?»

Una stretta del caro braccio le rispose. Nè le labbra di lei nè quelle di lui si apersero. Soltanto gli occhi dell’una e dell’altro ingrandirono aspirando all’Infinito, si colorarono di riverenza e di tristezza, dei pensieri che non si dicono, dell’incerto futuro, delle porte oscure che mettono a Dio. Le campane tacquero e la signora Selva pose negli occhi del marito gli azzurri suoi, avidi, gli porse la bocca. La testa canuta dell’uomo e la bionda della donna si congiunsero in un lungo bacio che avrebbe fatto stupire il mondo. Maria d’Arxel si era innamorata a ventun’anni di Giovanni Selva per averne letto un libro di filosofia religiosa, tradotto in francese. Scrisse all’ignoto autore parole tanto calde di ammirazione che Selva le rispose accennando ai suoi cinquantasei anni e ai suoi capelli bianchi La signorina replicò che sapeva, che non offriva né chiedeva amore, che avrebbe soltanto desiderato qualche rigo di tanto in tanto. Le sue lettere lucevano d’ingegno infuocato. Giunsero a Selva mentr’egli si dibatteva in una oscura crisi, in una lotta amarissima che non accade raccontare qui. Pensò che questa Maria d’Arxel poteva essere una stella di salute. Le scrisse ancora.

«Sai che anniversario è oggi?» disse Maria. «Ti ricordi?»

Giovanni ricordava; era l’anniversario del loro primo incontro. Le due anime si erano rivelate l’una all’altra, nella corrispondenza, sino al fondo, con indicibili ardori di sincerità; e le persone non si erano vedute che nei ritratti. Sin dalla quarta o dalla quinta lettera scambiata, Giovanni aveva chiesto alla signorina sconosciuta il suo; attesa, temuta domanda. La signorina consentì a patto di riavere tosto la fotografia, e spasimò fino a che non le giunse di ritorno con parole dolcissime dell’amico rapito dalla giovanilità intellettuale, appassionata, del viso di lei, dalla dolcezza degli occhi grandi, dalla eleganza del busto. Poi, quando si erano accordati d’incontrarsi, venendo lui dal lago di Como e lei da Bruxelles, a Hergyswyl, presso Lucerna, erano state febbri di terrori per l’uno e per l’altra. Ella pensava:

«Il ritratto piacque, ma le movenze della persona vera, una linea, un colore delle vesti, il modo dell’incontro, le parole prime, il tono della voce possono forse distrugger d’un colpo il suo amore.»

Índice

Dentro de esta edición

  1. 01Il Santo
  2. 02CAPITOLO PRIMO.
  3. 03CAPITOLO SECONDO.
  4. 04CAPITOLO TERZO.
  5. 05CAPITOLO QUARTO.
  6. 06II.
  7. 07III.
  8. 08SILENTIUM.
  9. 09CAPITOLO QUINTO.
  10. 10I.
  11. 11II.
  12. 12III.
  13. 13CAPITOLO SESTO.
  14. 14CAPITOLO SETTIMO.
  15. 15II.
  16. 16III.
  17. 17«SUBITO»
  18. 18IN PACE.
  19. 19CAPITOLO OTTAVO.
  20. 20I.
  21. 21II.
  22. 22II.
  23. 23CAPITOLO NONO.
  24. 24I.
  25. 25II.
  26. 26III.

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