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Littérature
Adelchi
Édition BooksWhale en italien par Alessandro Manzoni
La tragedia storica di Manzoni su potere, sconfitta, destino e conflitto morale.
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Introduction du livre
Adelchi
Adelchi mette in scena la caduta del regno longobardo e il dramma interiore dei suoi protagonisti. Manzoni unisce storia medievale, riflessione cristiana, tensione politica e poesia tragica in uno dei testi capitali del romanticismo italiano.
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Alessandro Manzoni morì nel 1873 e Adelchi fu pubblicato nel 1822; queste date fondano il pubblico dominio di questa tragedia italiana.
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Chapitre d'aperçuPart 1Lire l'aperçu
Adelchi
Alessandro Manzoni
LA QUALE INSIEME CON LE AFFEZIONI
CONIUGALI E CON LA SAPIENZA MATERNA
POTÈ SERBARE UN ANIMO VERGINALE
CONSACRA QUESTO ADELCHI
L’AUTORE
DOLENTE DI NON POTERE A PIÙ SPLENDIDO
E A PIÙ DUREVOLE MONUMENTO
RACCOMANDARE IL CARO NOME E LA
MEMORIA DI TANTE VIRTÙ.
NOTIZIE STORICHE SULL’ADELCHI
FATTI ANTERIORI ALL’AZIONE COMPRESA NELLA TRAGEDIA
Nell’anno 568, la nazione longobarda, guidata dal suo re Alboino, uscì dalla Pannonia, che abbandonò agli Avari; e ingrossata di ventimila Sassoni e d’uomini d’altre nazioni nordiche, scese in Italia, la quale allora era soggetta agl’imperatori greci; ne occupò una parte, e le diede il suo nome, fondandovi il regno, di cui Pavia fu poi la residenza reale . Con l’andar del tempo, i Longobardi dilatarono in più riprese i loro possessi in Italia, o estendendo i confini del regno, o fondando ducati, più o meno dipendenti dal re. Alla metà dell’ottavo secolo, il continente italico era occupato da loro, meno alcuni stabilimenti veneziani in terra ferma, l’esarcato di Ravenna tenuto ancora dall’Impero, come pure alcune città marittime della Magna Grecia. Roma col suo ducato apparteneva pure in titolo agli imperatori; ma la loro autorità vi si andava restringendo e indebolendo di giorno in giorno, e vi cresceva quella de’ pontefici . I Longobardi fecero, in diversi tempi, delle scorrerie su queste terre; e tentarono anche d’impossessarsene stabilmente.
754. — Astolfo, re de’ Longobardi, ne invade alcune, e minaccia il rimanente. Il papa Stefano II si porta a Parigi, e chiede soccorso a Pipino, che unge in re de’ Franchi. Pipino scende in Italia; caccia Astolfo in Pavia, dove lo assedia, e, per intercessione del papa, gli accorda un trattato, in cui Astolfo giura di sgomberare le città occupate.
755. — Ripartiti i Franchi, Astolfo non mantiene il patto, anzi assedia Roma, e ne devasta i contorni. Stefano ricorre di nuovo a Pipino: questo scende di nuovo: Astolfo corre in fretta alle Chiuse dell’Alpi: Pipino le supera, e spinge Astolfo in Pavia. Vicino a questa città, si presentarono a Pipino due messi di Costantino Copronimo imperatore, a pregarlo, con promesse di gran doni, che rimettesse all’impero le città dell’esarcato, che aveva riprese ai Longobardi. Ma Pipino rispose che non aveva combattuto per servire nè per piacere agli uomini, ma per divozione a San Pietro, e per la remissione de’ suoi peccati; e che, per tutto l’oro del mondo, non vorrebbe ritogliere a San Pietro ciò che una volta gli aveva dato . Così fu troncata brevemente nel fatto quella curiosa questione, sul diritto della quale s’è disputato fino ai nostri giorni inclusivamente: tanto l’ingegno umano si ferma con piacere in una questione mal posta. Astolfo, stretto in Pavia, venne di nuovo a patti, e rinnovò le vecchie promesse. Pipino se ne tornò in Francia, e mandò al papa la donazione in iscritto.
756. — Muore Astolfo: Desiderio, nobile di Brescia , duca longobardo, aspira al regno; raduna i Longobardi della Toscana, dove si trovava, speditovi da Astolfo , e viene da essi eletto re. Ratchis, quel fratello d’Astolfo, ch’era stato re prima di lui, e s’era fatto monaco, ambisce di nuovo il regno; esce dal chiostro, fa raccolta d’uomini e va contro Desiderio. Questo ricorre al papa; il quale, fattogli promettere che consegnerebbe le città già occupate da Astolfo, e non ancora rilasciate , consente a favorirlo, e consiglia a Ratchis di ritornarsene a Montecassino. Ratchis ubbidisce; e Desiderio rimane re de’ Longobardi.
Non si sa precisamente in qual anno, ma certo in uno de’ primi del suo regno, Desiderio fondò, insieme con Ansa sua moglie, il monastero di San Salvatore, che fu poi detto di Santa Giulia, in Brescia: Ansberga, o Anselperga, figlia di Desiderio, ne fu la prima badessa .
758. — Alboino, duca di Benevento, e Liutprando, duca di Spoleto, si ribellano a Desiderio, mettendosi sotto la protezione di Pipino. Desiderio gli attacca, gli sconfigge, fa prigioniero Alboino, e mette in fuga Liutprando . In quest’anno, o nel seguente, fu associato al regno il figliuolo di Desiderio, nelle lettere de’ papi e nelle cronache chiamato Adelgiso, Atalgiso, o anche Algiso, ma negli atti pubblici, Adelchis .
Chapitre d'aperçuPart 2Aperçu
Scena iv, Verso 212. — L’omaggio si prestava dai Franchi in ginocchio, e mettendo le mani in quelle del nuovo signore . Atto iv, Scena ii, Verso 221. — Una delle formalità del giuramento presso i Longobardi era di metter le mani su dell’armi, benedette prima da un sacerdote .
Coro nell'atto iv, st. 7. — Carlo, come i suoi nazionali, era portato per la caccia . Un poeta anonimo, suo contemporaneo, imitatore studioso di Virgilio , come si poteva esserlo nel secolo IX, descrive lungamente una caccia di Carlo, e le donne della famiglia reale, che la stanno guardando da un’altura .
Coro suddetto, st. 10. — Si dilettava anche molto dei bagni d’acque termali; e perciò fece fabbricare il palazzo d’Aquisgrana .
Il vocabolo Fedele , che torna spesso in questa tragedia, c’è sempre adoprato nel senso che aveva ne’ secoli barbari, cioè come un titolo di vassallaggio. Non trovando altro vocabolo da sostituire, e per evitar l’equivoco che farebbe col senso attuale, non s’è potuto far altro che distinguerlo con l’iniziale grande. Drudo , che aveva la stessa significazione, ed è d’evidente origine germanica , riuscirebbe più strano, essendo serbato a un senso ancor più esclusivo. Nella lingua francese, il fidelis barbarico s’è trasformato in féal , e c’è rimasto; e le cagioni della differente fortuna di questo vocabolo nelle due lingue, si trovano nella storia de’ due popoli. Ma c’è pur troppo, tra quelle così differenti vicende, una trista somiglianza: i Francesi hanno conservata nel loro idioma questa parola a forza di lacrime e di sangue; e a forza di lacrime e di sangue, è stata cancellata dal nostro.
Note
Cui (Hildeprando) dum contum, uti moris est, traderent . Paul. Diac., l. 6, c. 55.
Si quis Langobardus, si vivente, suas filias nuptui tradiderit, et alias filias in capillo in casa reliquerit... Liutprandi Leg., l. 1, 2.
V. la nota al passo citato, Rer. It., t. I, p. II, pag. 51.
De omnibus Judicibus, quomodo in exercitu ambulandi causa necessitas fuerit, non mittant alios homines, nisi tantummodo qui unum caballum habeant, idest homines quinque, etc. Liutpr. Leg., lib. 6, 29.
Insignis nobilitas, aut magna patrum merita principis dignationem etiam adolescentulis assignant: caeteris robustioribus, ac jampridem probatis aggregantur: nec rubor inter comites aspici. Tacit., German., 13.
Homer. , Il. , l. 23, v. 90.
Tassilo dux Bajoariorum.... more francico, in manus regis, in vassaticum, manibus suis, semetipsum commendavit. Eginh., Annal.; Rer. Fr., t. V, pag. 198.
Juret ad arma sacrata . Rotharis Leg., 364. Vedi Murat. , Ant. It., dissert. 38.
Assidue exercebatur equitando ac venando, quod illi gentilium erat . Eginh., Vit. Kar., 22.
Rer. Fr., t. V, pag. 388.
Delectabatur etiam vaporibus aquarum naturaliter calentium... Ob hoc etiam Aquisgrani Regiam extruxit . Eginh., Vit. Kar., 22.
Treu , fedele.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Palazzo reale in Pavia.
DESIDERIO, ADELCHI, VERMONDO.
vermondo.
O mio re Desiderio, e tu del regno
Nobil collega, Adelchi, il doloroso
Ed alto ufizio che alla nostra fede
Commetteste, è fornito. All’arduo muro
Che Val di Susa chiude, e dalla franca
La longobarda signoria divide,
Come imponeste, noi ristemmo; ed ivi,
Tra le franche donzelle, e gli scudieri,
Giunse la nobilissima Ermengarda;
E da lor si divise, ed alla nostra
Fida scorta si pose. I riverenti
Lunghi commiati del corteggio, e il pianto
Mal trattenuto in ogni ciglio, aperto
Mostrar che degni eran color d’averla
Sempre a regina, e che de’ Franchi stessi
Complice alcuno in suo pensier non era
Del vil rifiuto del suo re; che vinti
Tutti i cori ella avea, trattone un solo.
Compimmo il resto della via. Nel bosco
Che intorno al vallo occidental si stende,
La real donna or posa: io la precorsi,
L’annunzio ad arrecar.
desiderio.
L’ira del cielo,
E l’abbominio della terra, e il brando
Vendicator, sul capo dell’iniquo,
Che pura e bella dalle man materne
La mia figlia si prese, e me la rende
Con l’ignominia d’un ripudio in fronte!
Onta a quel Carlo, al disleal, per cui
Chapitre d'aperçuPart 3Aperçu
Mette una smania, che alla pena incontro
Correr lo fa; digli che mal s’avvisa
Chi va de’ brandi longobardi in cerca,
Poi che una donna longobarda offese.
(Partono da un lato i RE con la più parte de’ LONGOBARDI,
e dall’altro il LEGATO).
SCENA VI.
DUCHI rimasti.
indolfo.
Guerra, egli ha detto!
farvaldo.
In questa guerra è il fato
Del regno.
indolfo.
E il nostro.
ervigo.
E inerti ad aspettarlo
Staremci?
ildelchi.
Amici, di consulte il loco
Questo non è. Sgombriam; per vie diverse
Alla casa di Svarto ognuno arrivi.
SCENA VII.
Casa di Svarto.
svarto.
Un messagger di Carlo! Un qualche evento,
Qual ch’ei pur sia, sovrasta. — In fondo all’urna,
Da mille nomi ricoperto, giace
Il mio; se l’urna non si scote, in fondo
Si rimarrà per sempre; e in questa mia
Oscurità morrò, senza che alcuno
Sappia nemmeno ch’io d’uscirne ardea.
— Nulla son io. Se in questo tetto i grandi
S’adunano talor, quelli a cui lice
Essere avversi ai re; se i lor segreti
Saper m’è dato, è perchè nulla io sono.
Chi pensa a Svarto? chi spiar s’affanna
Qual piede a questo limitar si volga?
Chi m’odia? chi mi teme? Oh! se l’ardire
Desse gli onor! se non avesse in pria
Comandato la sorte! e se l’impero
Si contendesse a spade, allor vedreste,
Duchi superbi, chi di noi l’avria.
Se toccasse all’accorto! A tutti voi
Io leggo in cor; ma il mio v’è chiuso. Oh! quanto
Stupor vi prenderia, quanto disdegno,
Se ci scorgeste mai che un sol desio
A voi tutti mi lega, una speranza....
D’esservi pari un dì! — D’oro appagarmi
Credete voi. L’oro! gittarlo al piede
Del suo minor, quello è destin; ma inerme,
Umil tender la mano ad afferrarlo,
Come il mendico....
SCENA VIII.
SVARTO, ILDELCHI;
poi altri che sopraggiungono.
ildelchi.
Il ciel ti salvi, o Svarto:
Nessuno è qui?
svarto.
Nessun. Quai nuove, o Duca?
ildelchi.
Gravi; la guerra abbiam coi Franchi: il nodo
Si ravviluppa, o Svarto; e fia mestieri
Sciorlo col ferro: il dì s’appressa, io spero,
Del guiderdon per tutti.
svarto.
Io nulla attendo,
Fuor che da voi.
ildelchi.
(a FARVALDO che sopraggiunge).
Farvaldo, alcun ti segue?
farvaldo.
Vien su’ miei passi Indolfo.
ildelchi.
Eccolo.
indolfo.
Amici!
ildelchi.
Vila! Ervigo!
(ad altri che entrano)
Fratelli! Ebben: supremo
È il momento, il vedete: i vinti in questa
Guerra, qual siasi il vincitor, siam noi,
Se un gran partito non si prende. Arrida
La sorte ai re; svelatamente addosso
Ci piomberan; Carlo trionfi; in preso
Regno, che posto ci riman? Con uno
De’ combattenti è forza star. - Credete
Che in cor di questi re siavi un perdono
Per chi voleva un altro re?
indolfo.
Nessuna
Pace con lor.
altri duchi.
Nessuna!
ildelchi.
È d’uopo un patto
Stringer con Carlo.
farvaldo.
Al suo legato....
ervigo.
È cinto
Dagli amici de’ regi; io vidi Anfrido
Porglisi al fianco: e fu pensier d’Adelchi.
ildelchi.
Vada adunque un di noi; rechi le nostre
Promesse a Carlo, e con le sue ritorni,
O le rimandi.
indolfo.
Bene sta.
ildelchi.
Chi piglia
Quest’impresa.
svarto.
Io v’andrò. Duchi, m’udite.
Se alcun di voi quinci sparisce, i guardi
Fieno intesi a cercarlo; ed il sospetto
Cercherà l’orme sue, fin che le scopra.
Ma che un gregario cavalier, che Svarto
Manchi, non fia che più s’avvegga il mondo,
Che d’un pruno scemato alla foresta.
Se alla chiamata alcun mi noma, e chiede:
Dov’è? dica un di voi: Svarto? io lo vidi
Scorrer lungo il Ticino; il suo destriero
Imbizzarì, giù dall’arcion nell’onda
Lo scosse; armato egli era, e più non salse.
Sventurato! diranno; e più di Svarto
Non si farà parola. A voi non lice
Inosservati andar: ma nel mio volto
Chi fisserà lo sguardo? Al calpestio
Del mio ronzin che solo arrivi, appena
Qualche Latin fia che si volga; e il passo
Table des matières
Dans cette édition
- 01Part 1
- 02Part 2
- 03Part 3
- 04Part 4
- 05Part 5
- 06Part 6
- 07Part 7
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