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Littérature

Enrico IV

Édition BooksWhale en italien par Luigi Pirandello

Il dramma pirandelliano sull’identità, follia, maschera, verità e rappresentazione di sé.

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Introduction du livre

Enrico IV

Enrico IV è uno dei capolavori teatrali di Luigi Pirandello. Attraverso una finzione storica diventata prigione mentale, il dramma indaga identità, follia, ruolo sociale, verità e maschera con intensità moderna.

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Luigi Pirandello morì nel 1936 ed Enrico IV fu rappresentato e pubblicato nel 1922; queste date supportano il pubblico dominio di questa edizione italiana.

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Chapitre d'aperçuPart 1Lire l'aperçu

Enrico IV

Luigi Pirandello

ATTO PRIMO.

Salone nella villa rigidamente parato in modo da figurare quella che potè essere la sala del trono di Enrico IV nella casa imperiale di Goslar. Ma in mezzo agli antichi arredi due grandi ritratti a olio moderni, di grandezza naturale, avventano dalla parete di fondo, collocati a poca altezza dal suolo su uno zoccolo di legno lavorato che corre lungo tutta la parete (largo e sporgente in modo da potercisi mettere a sedere come su una lunga panconata), uno a destra e uno a sinistra del trono che, nel mezzo della parete, interrompe lo zoccolo e vi si inserisce col suo seggio imperiale e il suo basso baldacchino. I due ritratti rappresentano un signore e una signora, giovani entrambi, camuffati in costume carnevalesco, l’uno da «Enrico IV» e l’altra da «Marchesa Matilde di Toscana». Usci a destra e a sinistra.

(Al levarsi della tela i due valletti, come sorpresi, balzano dallo zoccolo su cui stanno sdraiati, e vanno a impostarsi come statue, uno di qua e uno di là ai piedi del trono, con le loro alabarde. Poco dopo, dal secondo uscio a destra entrano Arialdo, Landolfo, Ordulfo e Bertoldo ; giovani stipendiati dal marchese Carlo di Nolli perchè fingano le parti di «Consiglieri segreti», vassalli regali della bassa aristocrazia alla Corte di Enrico IV. Vestono perciò in costume di cavalieri tedeschi del secolo XI. L’ultimo, Bertoldo, di

nome Fino, assume ora per la prima volta il servizio. E tre compagni lo ragguagliano, pigliandoselo a godere. Tutta la scena va recitata con estrosa vivacità).

Landolfo

( a Bertoldo come seguitando una spiegazione ).

E questa è la sala del trono!

Arialdo.

A Goslar!

Ordulfo.

O anche, se vuoi, nel Castello dell’Hartz!

Arialdo.

O a Worms.

Landolfo

Secondo la vicenda che rappresentiamo, balza con noi, ora qua, ora là.

Ordulfo.

In Sassonia!

Arialdo.

In Lombardia!

Landolfo

Sul Reno!

Uno dei Valletti

( senza scomporsi, movendo appena le labbra ).

Ps! Ps!

Arialdo

( voltandosi al richiamo ).

Che cos’è?

1° Valletto

( sempre come una statua, sottovoce ).

Entra o non entra? ( allude a Enrico IV ).

Ordulfo.

No no. Dorme; state pur comodi.

2° Valletto

( scomponendosi insieme col primo, rifiatando e andando a sdrajarsi di nuovo sullo zoccolo ).

Eh, santo Dio, potevate dircelo!

1° Valletto

( accostandosi ad Arialdo ).

Per favore, ci avrebbe un fiammifero?

Landolfo.

Ohi! A pipa no, qua dentro!

1° Valletto

( mentre Arialdo gli porge un fiammifero acceso ).

No, fumo una sigaretta. ( Accende e va a sdrajarsi anche lui, fumando, sullo zoccolo ).

Bertoldo

( che è stato a osservare, tra meravigliato e perplesso, guardando in giro la sala, e poi guardando il suo costume e quello dei compagni ).

Ma, scusate.... questa sala.... questi costumi..... Che Enrico IV?... Io non mi raccapezzo bene: — È o non è quello di Francia?

( A questa domanda, Landolfo, Arialdo e Ordulfo scoppiano a ridere fragorosamente ).

Landolfo

( sempre ridendo e indicando ai compagni, che seguitano anch’essi a ridere, Bertoldo, come per invitarli a farsi ancora beffe di lui ).

Quello di Francia, dice!

Ordulfo

( c. s. ).

Ha creduto quello di Francia!

Arialdo.

Enrico IV di Germania, caro mio! Dinastia dei Salii!

Ordulfo.

Il grande e tragico imperatore!

Landolfo.

Quello di Canossa! Sosteniamo qua, giorno per giorno, la spaventosissima guerra tra Stato e Chiesa! Oh!

Ordulfo.

L’Impero contro il Papato! Oh!

Arialdo.

Antipapi contro i Papi!

Landolfo.

Il re contro gli antirè!

Ordulfo.

E guerra contro i Sassoni!

Arialdo.

E tutti i principi ribelli!

Landolfo.

Contro i figli stessi dell’Imperatore!

Bertoldo

( sotto questa valanga riparandosi la testa con le mani ).

Ho capito! ho capito! — Perciò non mi raccapezzavo, vedendomi parato così ed entrando in questa sala! Ho detto bene: non sono costumi, questi, del mille e cinquecento!

Arialdo.

Ma che mille e cinquecento!

Ordulfo.

Qua siamo tra il mille e il mille e cento!

Landolfo.

Puoi farti il conto: se il 25 gennajo del 1071 siamo davanti a Canossa....

Bertoldo

( smarrendosi più che mai ).

Oh Dio mio, ma allora è una rovina!

Chapitre d'aperçuPart 2Aperçu

Belcredi.

( al dottore, vedendolo andare ).

Si guardi i piedi, si guardi i piedi, dottore! i piedi!

Dottore

( c. s. ).

I piedi? Perchè?

Belcredi.

Ha le scarpe di ferro.

Dottore.

Io?

Belcredi.

Sissignore. E va incontro a quattro piedini di vetro.

Dottore

( ridendo forte ).

Ma no! Mi pare che — dopo tutto — non ci sia da stupirsi nel fatto che una figlia somiglia alla madre....

Belcredi.

Patatràc! Ecco fatto!

Donna Matilde

( esasperatamente adirata, venendo incontro al Beicredi ).

Perchè patatràc? Che cos’è? Cos’ha detto?

Dottore

( candidamente ).

Non è forse così?

Belcredi

( rispondendo alla marchesa ).

Ha detto che non c’è da stupirsi; mentre voi ne siete tanto stupita. E perchè, allora, scusate, se la cosa è per voi adesso così naturale?

Donna Matilde

( ancora più adirata ).

Sciocco! Sciocco! Appunto perchè è così naturale! Perchè non c’è mica mia figlia, là ( indica la tela ). Quello è il mio ritratto! E trovarci mia figlia, invece che me, m’ha stupito; e il mio stupore, vi prego di credere, è stato sincero, e vi proibisco di metterlo in dubbio!

( Dopo questa violenta sfuriata, un momento di silenzio impacciato in tutti ).

Frida

( piano, seccata ).

Dio mio, sempre così.... Per ogni nonnulla, una discussione.

Belcredi

( piano anche lui, quasi con la coda tra le gambe, in tono di scusa ).

Non ho messo in dubbio niente, io. Ho notato che tu, fin da principio non hai condiviso lo stupore di tua madre; o, se di qualche cosa ti sei stupita, è stato perchè le sembrasse tanta la rassomiglianza tra te e quel ritratto.

Donna Matilde.

Sfido! Perchè lei non può conoscersi in me, com’ero alla sua età; mentre io, là, posso bene riconoscermi in lei com’è adesso.

Dottore.

Giustissimo! Perchè un ritratto è lì sempre fermo in un attimo; lontano e senza ricordi per la marchesina; mentre tutto ciò che esso può ricordare alla signora Marchesa: mosse, gesti, sguardi, sorrisi, tante cose che lì non ci sono....

Donna Matilde.

Ecco, per l’appunto!

Dottore

( seguitando, rivolto a lei ).

Lei, naturalmente, può rivederle vive, ora, in sua figlia.

Donna Matilde.

Ma lui deve guastarmi sempre ogni minimo abbandono al sentimento più spontaneo, così, per il gusto di farmi stizzire.

Dottore

( abbagliato dai lumi che ha dato, ripiglia con un tono professorale, rivolto al Belcredi ).

La rassomiglianza, caro barone, nasce spesso da cose imponderabili! E così difatti si spiega che....

Belcredi

( per interrompere la lezione ).

Che qualcuno può trovare anche qualche rassomiglianza tra me e lei, caro professore!

Di Nolli.

Lasciamo andare, lasciamo andare, vi prego! ( Accenna ai due usci a destra per avvertire che di là c’è qualcuno che può sentire ) Ci siamo già svagati troppo, venendo....

Frida.

Sfido! Quando c’è lui.... ( accenna al Belcredi ).

Donna Matilde

( subito ).

Volevo bene perciò che non venisse!

Belcredi.

Ma se avete fatto tanto ridere alle mie spalle! Che ingratitudine!

Di Nolli.

Basta, ti prego. Tito! Qua c’è il dottore; e siamo venuti per una cosa molto seria, che tu sai quanto mi prema.

Dottore.

Ecco, sì. Vediamo di precisare bene, prima, alcuni punti. Questo suo ritratto, scusi, signora marchesa, come si trova qua? Lo regalò lei, allora?

Donna Matilde.

No no. A qual titolo avrei potuto regalarglielo? Io ero allora come Frida, e neppure fidanzata. Lo cedetti, tre o quattr’anni dopo la disgrazia: lo cedetti per le vive insistenze di sua madre ( accenna al Di Nolli ).

Dottore.

Che era sorella di lui? ( Accenna verso gli usci a destra, alludendo a Enrico IV ).

Di Nolli.

Sì, dottore; ed è un debito — questa nostra venuta qua — verso mia madre, che m’ha lasciato da un mese. Invece di trovarmi qua, io e lei ( accenna a Frida ) dovremmo essere in viaggio....

Dottore.

E assorti in ben altre cure, capisco!

Di Nolli.

Mah! È morta con la ferma fede che fosse prossima la guarigione di questo suo fratello adorato.

Dottore.

E non mi può dire; scusi, da quali segni lo arguisse?

Di Nolli.

Pare da un certo discorso strano, che egli le fece, poco prima che la mamma morisse.

Chapitre d'aperçuPart 3Aperçu

Belcredi.

È proprio necessario, scusate, camuffarci in qualche modo?

Landolfo.

Indispensabile! indispensabile, signore! Eh, purtroppo, ci vede ( mostra il suo costume ). Guai se vedesse lor signori, così, in abiti d’oggi!

Arialdo.

Crederebbe a un travestimento diabolico.

Di Nolli.

Come a voi appajono travestiti loro, così a lui, nei nostri panni, appariremmo travestiti noi.

Landolfo.

E non sarebbe nulla, forse, signor Marchese, se non dovesse parergli che fosse per opera del suo mortale nemico.

Belcredi.

Il Papa Gregorio VII?

Landolfo.

Appunto! Dice che era «un pagano»!

Belcredi.

Il papa? Non c’è male!

Landolfo.

Sissignore. E che evocava i morti! Lo accusa di tutte le arti diaboliche. Ne ha una paura terribile.

Dottore.

Il delirio persecutorio.

Arialdo.

Infurierebbe!

Di Nolli

( a Belcredi ).

Ma non è necessario che tu ci sia, scusa. Noi ce ne andremo di là. Basta che lo veda il dottore.

Dottore.

Dice.... io solo?

Di Nolli.

Ma ci sono loro! ( indica i tre giovani ).

Dottore.

No, no.... dico se la signora marchesa....

Donna Matilde.

Ma sì! Voglio esserci anch’io! Voglio esserci anch’io! Voglio rivederlo!

Frida.

Ma perchè, mamma? Ti prego.... Vieni con noi!

Donna Matilde

( imperiosa ).

Lasciami fare! sono venuta per questo! — ( A Landolfo ). Io sarò «Adelaide», la madre.

Landolfo.

Ecco, benissimo! La madre dell’Imperatrice Berta, benissimo! Basterà allora che la signora si cinga la corona ducale e indossi un manto che la nasconda tutta. — ( Ad Arialdo ). Vai, vai, Arialdo!

Arialdo.

Aspetta: e il signore? ( accennando al dottore ).

Dottore.

Ah, sì.... abbiamo detto, mi pare, il Vescovo.... il Vescovo Ugo di Cluny.

Arialdo.

Il signore vuol dire l’Abate? Benissimo: Ugo di Cluny.

Landolfo.

È già venuto qua tant’altre volte....

Dottore

( stupito ).

Come, venuto?

Landolfo.

Non abbia paura. Voglio dire che, essendo un travestimento spiccio....

Arialdo.

S’è usato altre volte.

Dottore.

Ma....

Landolfo.

Non c’è pericolo che se ne ricordi. Guarda più all’abito che alla persona.

Donna Matilde.

Questo è bene anche per me, allora.

Di Nolli.

Noi andiamo, Frida! Vieni, vieni con noi, Tito!

Belcredi.

Ah no: se resta lei ( indica la marchesa ), resto anch’io.

Donna Matilde.

Ma non ho affatto bisogno di voi!

Belcredi.

Non dico che ne abbiate bisogno. Ho piacere di rivederlo anch’io. Non è permesso?

Landolfo.

Sì, forse sarebbe meglio che fossero in tre.

Arialdo.

E allora, il signore?

Belcredi.

Mah, veda di trovare un travestimento spiccio anche per me.

Landolfo

( ad Arialdo ).

Sì, ecco: di cluniacense.

Belcredi.

Cluniacense? Come sarebbe?

Landolfo.

Una tonaca da benedettino dell’Abazia di Cluny. Figurerà al seguito di Monsignore. ( Ad Arialdo ). Vai, vai! ( A Bertoldo ). E anche tu, via; e non ti far vedere per tutto quest’oggi! ( Ma, appena li vede avviare ). Aspettate! ( A Bertoldo ). Porta qua tu gl’indumenti che lui ti darà! ( Ad Arialdo ). E tu vai subito ad annunziare la visita della «Duchessa Adelaide» e di «Monsignore Ugo di Cluny». Intesi? ( Arialdo e Bertoldo via per il primo uscio a destra ).

Di Nolli.

Noi allora ci ritiriamo. ( Via con Frida per l’uscio a sinistra ).

Dottore

( a Landolfo ).

Mi dovrebbe, credo, veder bene sotto le vesti di Ugo di Cluny.

Landolfo.

Benissimo. Stia tranquillo. Monsignore è stato sempre accolto qua con grande rispetto. E anche lei, stia tranquilla, signora Marchesa. Ricorda sempre che deve all’intercessione di loro due, se dopo due giorni di attesa, in mezzo alla neve, già quasi assiderato, fu ammesso nel castello di Canossa alla presenza di Gregorio VII che non voleva riceverlo.

Belcredi.

E io, scusate?

Landolfo.

Lei si tenga rispettosamente da parte.

Donna Matilde

( irritata, molto nervosa ).

Fareste bene ad andarvene!

Belcredi

( piano, stizzoso ).

Voi siete molto commossa....

Donna Matilde

( fiera ).

Sono come sono! Lasciatemi in pace!

( Rientra Bertoldo con gli indumenti ).

Landolfo

( vedendolo entrare ).

Ah, ecco qua gli abiti! — Questo manto, per la marchesa.

Donna Matilde.

Aspettate, mi levo il cappello! ( Eseguisce, e lo porge a Bertoldo ).

Landolfo.

Lo porterai di là. ( Poi alla Marchesa, accennando di calzarle in capo la corona ducale ). Permette?

Donna Matilde.

Table des matières

Dans cette édition

  1. 01Part 1
  2. 02Part 2
  3. 03Part 3
  4. 04Part 4
  5. 05Part 5
  6. 06Part 6
  7. 07Part 7

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