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La città del sole

Édition BooksWhale en italien par Tommaso Campanella

Un’utopia filosofica su città ideale, sapere, lavoro, educazione, religione e ordine politico.

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Introduction du livre

La città del sole

La città del sole immagina una comunità regolata da conoscenza, educazione, lavoro comune, simboli cosmici e governo sapienziale. Campanella costruisce un testo utopico che dialoga con filosofia, politica, scienza, religione e riforma sociale.

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Tommaso Campanella morì nel 1639 e La città del sole fu composta e circolò nel XVII secolo. Queste date sostengono il dominio pubblico del testo italiano.

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La città del Sole

La città del sole Hospitalario Genovese marinaro Hos. Dimmi di gr̃ia tutto quello che t’avvenne in q̃sta navigatione. G. gia v’hò detto come girai il mõdo tutto, e poi com’arrivai alla Taprobana e fui forzato movere in terra, e poi fugendo la furia de terrazani mi rinselvai, et uscÿ in un gran piano proprio sotto l’equinottiale. Hos. cqui che t’occorse. G. subito incontrai in un gran squadrone d’huomini, e donn’armate, e molti di loro intendevano la lingua mia, liquali mi condussero alla Città del Sole. Hos. Di com’è fatta questa Città, e come si governa. G. Sorge nell’ampia campagna un colle, sopra il quale stà la maggior parte della Città, mà arrivano i suoi giri molto spatio fuor delle radici del mõte, il qual è tanto che la Città fà due miglia di diametro, e più, e vien’ad esser sette miglia di circolo; ma per la levatura più habitation’hà, chè se fuss’in piano.

È la Città distinta in 7 gironi grandissimi nominati dalli sette pianeti, e s’entra dall’un’all’altro per quattro strade, e per quattro porte alli quattro angoli del mondo spettanti, mà stà in modo che se fuss’espugnato il p° girone, bisogna più travaglio al 2° e poi più, talche sette fiate bisogna espugnarla per vincerla, mà io son di parere, che n’anco il primo si può tanto grosso, e terrapieno, et la di torrioni, artellaria, e fossati di fuora, enorme, dunque p̃ porta tramontana di ferro coperta fatta che s’alza, e cala con bello ingegno si ved’un piano di cinquanta passi trà la muraglia prima, e l'altra, appresso stanno palazzi tutti uniti per giro col muro che puoi dire, che tutti hanno uno, e di sopra han li reuellini sopra colossi come chiostri de frati, e di sotto nõ v’è introito se nõ dalla parte concava delli palazzi, poi son le stanze belle con le finestre al convesso, et al cõcavo, e son destinte con piccioli muri trà loro solo il muro connesso è grosso otto palmi, il concavo trè, il mezano uno ò poco più, e cossi poi s’arriva al secondo piano, ch’è dui passi ò trè manco, e si veden le seconde mura con li reuellini in fuora, e passeggiatorÿ, e dalla parte di dentro l’altro muro che serra li palazzi in mezo fà il chiostro con le colonne, e di sotto, e di sopra belle pitture, e cossi s’arriva fin al supremo, e sempre p̃ piani, solo quando s’entrano le porte che son doppie per le mura interiori, ed esteriori s’ascende per gradi tali, che non si conosce, perche vanno obliquamỹ, e son d’altura quasi insensibili distinte le scale. Nella sommità del monte v’è un gran piano, et un grã tempio in mezzo, di stupendo arteficio. Hos. Seguita in cortesia. G. Il tempio è tondo p̃fettamỹ, e non ha muraglia, che lo circonda ma sta situato sopra colonne grosse, e belle assai;

la cupola grande ha in mezzo una cupoletta con uno spiraglio, che pende sopra l’altare, ch’è uno solo, e sta nel mezzo del tempio. Girano le colonne trecento passi, e più, e fuor delle colonne della cupola vi son p̃ otto passi li chiostri con mura poco elevate sopra le sedie, che stan d’intorno al cõcavo dell’esterior muro; benche in tutte le colonne interiori, che senza muro fraposte tengono il tempio, vi siano sedie portatili assai; sopra l’altare ň v' è altro, ch’un Mappamondo assai grãde dove tutt’il cielo è dipinto; et un’altro dov’è la terra, poi sul cielo della cupola vi stanno tutte le stelle maggiori del cielo, notate cõ i nomi loro e virtù, ch’hanno sopra le cose terrene cõ tre versi per una, ci sono i poli, et i circoli segnati non del tutto, perche ci manca il muro a basso; ma si vedono si noti in corrispondenza nelli globbi dell’altare. V’è semp̃ accese sette lampadi nominati dalli sette pianeti; sopra il tempio vi stanno alcune celle nella cupoletta a torno, e molt’altre grandi sopra li chiostri, e cqui habitano li religiosi, che sono da quaranta. V’è sopra la cupola una banderola per mostrare li venti; e ne segnano 36; e sanno qñ spira ogni vento, che stagione porta. E cquì stà anch’un libro in lettere d’oro di cose importantissime. Hos. Per tua fé dimmi tutto il modo del governo, che cqui t’aspettavo. G. È un prencipe sacerdote tra loro, che s’appella ⊙ e in lingua ñra si dice Metafisico, questo è capo di tutti in sp̃uale e tp̃ãle, e tutti li negotÿ in lui si terminano. Ha tré prencipi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol dire Potestà, Sapienza et Amore. Il Potestà ha cura delle guerre, e delle paci e dell’arte militare, è sup̃mo nella guerra, ma nõ sopra ⊙, ha cura dell’officiali, guerrieri, soldati, munitioni, fortificationi, et espugnationi.

Chapitre d'aperçuOspitalario Qui che t’occorse?Aperçu

Genovese Subito incontrai un gran squadrone d’uomini e donne armate, e molti di loro intendevano la lingua mia, li quali mi condussero alla Città del Sole.

Chapitre d'aperçuOspitalario Di’, come è fatta questa città? e come si governa?Aperçu

Genovese Sorge nell’alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano. È la città distinta in sette gironi grandissimi nominati dalli sette pianeti, e s’entra dall’uno all’altro per quattro strade e per quattro porte alli quattro angoli del mondo spettanti; ma sta in modo che se fosse espugnato il primo girone, bisogna più travaglio al secondo e poi più, talché sette fiate bisogna espugnarla per vincerla, ma io son di parere, che n’anco il primo si può, tanto grosso e terrapieno, e la di torrioni, artelleria e fossati di fuora. Entrati dunque per la porta tramontana, di ferro coperta fatta che s’alza, e cala con bello ingegno si ved’un piano di cinquanta passi tra la muraglia prima, e l’altra.

Appresso stanno palazzi tutti uniti per giro col muro che puoi dir che tutti siano uno, e di sopra han li revellini sopra a colossi, come chiostri de frati, e di sotto non vi è introito se non dalla parte concava delli palazzi, poi son le stanze belle con le fenestre al convesso, e al concavo, e son distinte con piccioli muri tra loro solo il muro convesso è grosso otto palmi, il concavo tre, il mezano uno e poco più, e così poi s’arriva al secondo piano, ch’è dui passi e tre manco, e si veden le seconde mura con li revellini in fuora, e passeggiatori, e dalla parte di dentro l’altro muro che serra li palazzi in mezo ha il chiostro con le colonne, e di sotto, e di sopra belle figure pitture, e così s’arriva fin al supremo, e sempre per piani, solo quando s’entrano le porte, che son doppie per le mura interiori, ed esteriori, s’ascende per gradi tali, che non si conosce, perché vanno obliquamente, e son d’altura quasi insensibili distinte le scale. Nella sommità del monte v’è un gran piano, e un gran tempio in mezzo, di stupendo arteficio.

Table des matières

Dans cette édition

  1. 01Full text
  2. 02Ospitalario Qui che t’occorse?
  3. 03Ospitalario Di’, come è fatta questa città? e come si governa?
  4. 04Ospitalario Seguita in cortesia.
  5. 05Ospitalario Per tua fe’ dimmi tutto il modo del governo, che qui t’aspettavo.
  6. 06Ospitalario Dunque là non c’è amicizia poiché non si fan piacere l’un l’altro!
  7. 07Ospitalario E come?
  8. 08Ospitalario Or dimmi come fan gli officiali?
  9. 09Ospitalario E chi può saper tanto! Anzi non può saper governare chi attende alle scienze.
  10. 10Ospitalario Or dimmi della generatione.
  11. 11Ospitalario Non ci è gelosia tra loro, o dolore a che non sia fatto generatore?
  12. 12Ospitalario con chi fan le guerre? e perché causa se sono tanto felici?
  13. 13Ospitalario Ma dimmi per tua fe’ come mangiano, e quanto è longa la vita loro.
  14. 14Ospitalario Segno d’ingegno grade ond’Ercole, Socrate, Macometto, Callimaco ne patiro.
  15. 15Ospitalario Or dir si bisogna delli Sacerdoti, sacrifici, e credenze loro.
  16. 16Ospitalario Oh come sono arguti.
  17. 17Ospitalario Per tua fe’ dimmi questo solo, che dicono del peccato d’Adamo.
  18. 18Genovese Non posso, non posso.

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