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Littérature
La via del male
Édition BooksWhale en italien par Grazia Deledda
Un romanzo sardo di passione, colpa, desiderio sociale, paesaggio e destino morale.
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Introduction du livre
La via del male
La via del male intreccia amore, ambizione, gelosia e colpa dentro un mondo segnato da codici familiari e paesaggio sardo. Deledda costruisce una vicenda intensa in cui desiderio e destino si stringono progressivamente.
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Grazia Deledda morì nel 1936, e La via del male fu pubblicato nel 1896. Queste date sostengono il pubblico dominio dell’edizione italiana originale.
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La via del male
Grazia Deledda
Chapitre d'aperçuI.Aperçu
Pietro Benu si fermò un momento davanti alla chiesetta del Rosario. — È appena la una — pensò. — Forse è troppo presto per andare dai Noina. Dormiranno, forse. Quella gente è ricca e si prende tutti i comodi. Dopo un momento d’esitazione riprese la strada, dirigendosi al vicinato di Sant’Ussula, che è all’estremità di Nuoro. Era ai primi di settembre; il sole ancora ardentissimo saettava le straducole deserte: solo qualche cagnolino affamato passava lungo le striscie d’ombra merlata che si stendevano davanti alle casette di pietra. Il roteare d’un molino a vapore interrompeva, in lontananza, il silenzio meridiano: e quel rumore ansante e palpitante pareva l’unica pulsazione della piccola città arsa dal sole. Pietro, seguito dalla sua corta ombra, animò per qualche momento, col rumore dei suoi scarponi, la solitudine della strada desolala che dalla chiesetta del Rosario va al cimitero: di là egli s’internò nel vicinato di Sant’Ussula, indugiandosi a guardare i piccoli orti invasi da una vegetazione selvaggia, i cortiletti ombreggiati da qualche caprifico, da qualche mandorlo e da meschini pergolati; e finalmente si fermò ed entrò in una bettola sulla cui insegna stava issata una scopa. Il bettoliere, un toscano ex-carbonaio, che aveva sposato una paesana di cattivi costumi, stava coricato sull’unica panca della Rivendita — com’egli chiamava dignitosamente il suo buco — e dovette alzarsi per lasciar sedere l’avventore. Lo guardò, lo riconobbe, e gli sorrise coi suoi grandi occhi chiari e maliziosi. — Salute, Pietro — gli disse, con un bizzarro linguaggio, nel quale sul puro senese il dialetto sardo s’era impresso come la patina sull’oro; — che cosa cerchi da queste parti? — Qualche cosa cerco! Dammi da bere, — rispose Pietro con un certo disprezzo. Il toscano gli diede da bere, guardandolo coi grandi occhi infantili sempre sorridenti. — Scommettiamo che so dove vai? Vai da Nicola Noina, al cui servizio vuoi entrare. Ebbè, ti avrò per cliente e ne sarò contento.
— Come diavolo lo sai? — domandò Pietro.
— Ma... l’ho saputo da mia moglie: le donne sanno tutto. L’avrà saputo dalla tua Sabina... Pietro s’accigliò alquanto, pensando Sabina in relazione con la moglie del toscano; ma poi scosse la testa, obliquamente, da destra a sinistra, con un gesto sprezzante che gli era abituale, e tornò sereno; una serenità incosciente che tuttavia aveva qualcosa di sarcastico.
Anzitutto Sabina non era affatto
sua
. L’aveva incontrata durante le ultime mietiture, e una notte di luna piena, mentre nell’aia le formiche, in lunghe file silenziose, rapivano il grano, egli, addormentato a bocca a terra, aveva sognato di sposare la fanciulla. Sabina era graziosa: bianca, con un ciuffo di capelli biondi sulla fronte pura. E si mostrava tenera con Pietro e l’avrebbe amato volentieri; ma egli, svegliandosi dal suo sogno, aveva preso tempo per risolversi, e ancora non s’era deciso a dichiararle la sua simpatia...
— Chi è
questa
Sabina? — domandò, guardando il bicchiere vuoto rosso di vino. — Bah, non fare lo sciocco! La nipote di zio Nicola Noina! — disse il toscano. Egli dava il titolo di zio e zia, che i nuoresi danno solo alle persone anziane del popolo, anche ai bimbi, alle fanciulle ed ai signori. — Non lo sapevo, in verità — mentì Pietro. — Ah, ella ha detto che io voglio entrare al servizio dello zio?
— Non so: l’ho pensato io.
— Eh, tu hai poco da fare, piccolo forestiere, — riprese Pietro, col suo gesto sprezzante — e pensi quello che ti pare e piace. Ebbene, se io volessi davvero entrare al servizio di Nicola Noina, che importa a te?
— Ne sarei contento, ripeto.
— E allora, dimmi, che razza di gente è la famiglia Noina?
— Tu che sei nuorese lo devi saper meglio d’un forestiere, — si schermì il bettoliere, che aveva preso in mano una specie di piumino di ritagli di carta e scacciava le mosche da un cestino di frutta messo in mostra vicino alla porta.
— Un forestiere vicino ne sa più di un compaesano lontano.
Chapitre d'aperçuLa via del male/IIAperçu
La via del male/II
Table des matières
Dans cette édition
- 01Full text
- 02I.
- 03La via del male/II
- 04II.
- 05La via del male/III
- 06III.
- 07La via del male/IV
- 08IV.
- 09La via del male/V
- 10V.
- 11La via del male/VI
- 12VI.
- 13La via del male/VII
- 14VII.
- 15La via del male/VIII
- 16VIII.
- 17La via del male/IX
- 18IX.
- 19La via del male/X
- 20X.
- 21La via del male/XI
- 22XI.
- 23La via del male/XII
- 24XII.
- 25La via del male/XIII
- 26XIII.
- 27La via del male/XIV
- 28XIV.
- 29La via del male/XV
- 30XV.
- 31La via del male/XVI
- 32XVI.
- 33La via del male/XVII
- 34XVII.
- 35La via del male/XVIII
- 36XVIII.
- 37La via del male/XIX
- 38XIX.
- 39La via del male/XX
- 40XX.
- 41La via del male/XXI
- 42XXI.
- 43I
- 44La via del male/XXII
- 45XXII.
- 46La via del male/XXIII
- 47XXIII.
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