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Militaire
La vita militare
Édition BooksWhale en italien par Edmondo De Amicis
Racconti e quadri della vita militare italiana, tra disciplina, patria, emozione e osservazione.
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Introduction du livre
La vita militare
La vita militare raccoglie prose con cui Edmondo De Amicis osserva soldati, caserme, sentimenti patriottici e vita quotidiana dell’esercito. Questa edizione italiana originale amplia il catalogo BooksWhale verso storia militare, narrativa civile e Italia postunitaria.
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Edmondo De Amicis morì nel 1908 e La vita militare fu pubblicato nel 1868; questi dati confermano il dominio pubblico di questa edizione italiana originale.
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Chapitre d'aperçuPart 1Lire l'aperçu
La vita militare
Edmondo De Amicis
LA VITA MILITARE.
Proprietà degli Editori.
VITA MILITARE
BOZZETTI
DI
EDMONDO DE AMICIS
UFFIZIALE DELL'ESERCITO.
FIRENZE.
SUCCESSORI LE MONNIER.
INDICE DEL VOLUME.
Una marcia d'estate Pag. 1
L'ordinanza 9
L'ufficiale di picchetto 20
L'ospitalità 29
Una sassata 47
La madre 61
Il figlio del reggimento 79
Il coscritto 137
Una marcia notturna 154
Un mazzolino di fiori 165
Carmela 174
Quel giorno 215
La sentinella 228
Il campo 239
Il mutilato 258
L'esercito italiano durante il colèra del 1867 283
Una medaglia 349
Partenza e ritorno. Ricordi del 1866 367
Una morte sul campo 422
Il più bel giorno della vita 443
A MIA MADRE
TERESA--BUSSETI--DE AMICIS
DEDICO QUESTO LIBRO
DOLENTE DI NON POTER LEGARE IL SUO CARO NOME
A UN'OPERA GENTILE COME IL SUO CUORE
ELETTA COME LE SUE VIRTÙ
SANTA COME LA SUA VITA.
Tempo fa, parlando d'uno di questi bozzetti, due lettori molto facili a commoversi hanno significato, senza volerlo, il doppio scopo che mi sono proposto nello scrivere l'intero libro.
Un popolano disse:--«Finito di leggere, avrei stretto la mano al primo soldato in cui mi fossi imbattuto per via.»
Un soldato disse:--«È un racconto che consola e mette un po' di buona volontà.»
Che si voglia bene al soldato, e ch'egli faccia il soldato con cuore: se io riuscissi a ottenere questi due effetti in qualcuno dei miei lettori, stimerei largamente compensate le mie fatiche, e sarebbe pago il mio desiderio più vivo e più caro.
UNA MARCIA D'ESTATE.
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
A destra e a sinistra della strada non un albero, non un cespuglio, non un palmo d'ombra, non una goccia d'acqua. La campagna era secca, nuda, deserta; nelle poche case sparse qua e là, un silenzio, una quiete, che parevano disabitate. Non si poteva fermar lo sguardo sulla via, nè sui muri, nè sui campi, tanto vi batteva il sole. Si camminava a capo basso e a occhi socchiusi. Insomma, una bellissima giornata d'agosto, una pessima giornata di marcia.
Il reggimento camminava da poco più di un'ora. Malgrado quella polvere e quel caldo soffocante, i soldati erano ancora vispi ed allegri come al momento ch'eran partiti. Due file camminavano a destra e due a sinistra della strada, e dall'una all'altra parte era un continuo scoccare e incrociarsi e ricambiarsi di motti, di frizzi e di mille voci lepide e strane; e di tratto in tratto una gran risata e un batter clamoroso di mani, a cui seguiva sempre un:--Al posto, via, in ordine!--che ristabiliva momentaneamente il silenzio e la quiete. A tre, a quattro, a cinque voci assieme, si sentiva cantare qua l'allegro stornello toscano, là la patetica romanza meridionale, più oltre la canzone guerriera delle Alpi; ed altri smettere, ed altri cominciare, e mille accenti e dialetti svariati succedersi e mescolarsi. La marcia procedeva in tutto e per tutto a norma del regolamento; le file serrate, il passo franco, gli ufficiali al posto; tutto in ordine, tutto appuntino. Benone! E si andava, e si andava.................
Ma--oh vedete là il second'uomo della prima fila, che comincia a perder la distanza! Adesso l'aggiusto io. Oh là! Volete serrare sì o no?...--Ha serrato.
Altri dieci o dodici passi.--Un altro.--E dàgli! Volete marciare al posto, sì o no?--Oh vedete come va quella coda! Corpo di.... Animo, serriamo, laggiù; passo di corsa.--Una rapida corsa, un gran battere di borraccie sui fianchi, un rumoroso ballar di cartucce nelle giberne, una confusione, un polverio che tutto investe, che tutto copre.... La coda ha serrato.--Bisogna sfiatarsi, non c'è che dire; ci vorrebbero dei polmoni di ferro. Gli è un gran brutto marciare quest'oggi.... Un sole che brucia il cervello.... una polvere che leva il respiro.... e questa strada che non finisce mai... e questo cheppì.... Ci fosse un albero almeno! un palmo d'ombra, un po' d'acqua! Ma niente.... È un deserto questo.--
Chapitre d'aperçuPart 2Aperçu
Seguì un breve silenzio senza che i loro occhi s'incontrassero....--Posso andare?--Va pure.--Questa volta si era aggiunto un _pure_, ed era già un gran passo sulla via delle tenerezze.
Si strinse il cuore ad entrambi; non però ad entrambi ugualmente. L'uno perdeva un amico, anzi, più che un amico, un fratello, che l'amava d'un affetto reverente, religioso. L'altro perdeva del pari un amico, un fratello; ma quegli restava, questi tornava a casa. E ciò gli era un grande sollievo. Tornare a casa! Dopo tanti anni, dopo tanti pericoli, dopo aver tante volte la sera, nel campo, quando squillano le lunghe e melanconiche note _del silenzio_, e sotto le tende muoiono i lumicini, e in tutta quella mobile città di tela, poc'anzi così animata ed allegra, si sparge una quiete profonda; dopo aver tante volte, in quei momenti di scorata malinconia, chinato la testa fra le mani pensando alla madre e domandandosi:--Che farà in questo momento quella povera donna?--tornare a casa! Dopo aver tante volte, sul far della notte, al bivacco, udito qua e là fra i crocchi dei compaesani suonare i noti ritornelli campestri, quei che si cantavano un giorno laggiù, a casa, in estate, quando si vegliava sull'aia e vi batteva quel bellissimo lume di luna, e, fra le tante voci degli amici e dei congiunti, se ne sentiva una distinta, chiara, argentina, tremola, che sapeva così bene le vie del cuore; dopo aver tante volte benedetto quei canti come un saluto di nostra madre lontana.... tornare! Tornare inaspettato! Rivedere quella campagna, quei casali; riconoscere da lontano quel tetto, studiare il passo, giungere trafelati su quella cara aiuola, vedersi comparir dinanzi la sorellina fatta adulta, il fratello più piccolo ormai adolescente, alle loro grida sopraggiungere tutti gli altri, lanciarsi in mezzo a loro, poi svincolarsi da tutti, correre in casa, chiamare la vecchia madre, vedersela venire incontro colle braccia aperte e gli occhi pieni di lagrime, gettarsele al collo e sentirsi stretto da quelle care braccia e provar tutte le più sante estasi umane, le son cose che, anche a pensarle soltanto, addolciscono qualunque amarezza, sanano qualunque ferita.
Pur non di meno a quel buon giovanotto passava l'anima il pensiero di aversi a separare dal suo uffiziale. E poi un soldato di cuore non si spoglia mai del ruvido cappotto che gli ha servito per tanti anni da coperta e da guanciale, e su cui egli ha fatto tanto lavoro di spazzola, d'ago e di sapone, senza sentirsi dentro un certo struggimento, una certa tenerezza dispettosa ed inquieta, come al separarsi da un amico che ce ne ha fatta qualcuna delle grosse e con cui si vorrebbe tener il broncio, ma che in fondo si è sempre stimato ed amato. Quelle tasche di dietro, dove in prigione si nascondeva la pipa all'apparire dell'uffiziale di picchetto, di tanto in tanto, per isbaglio, e fin che non se ne sia affatto smessa l'abitudine, si cercheranno ancora colle mani.... Che stizza non trovarle più!
Il buon uffiziale s'era fatto pensieroso, e non aveva più aggiunto una parola alle formole consuete. E così il suo soldato. Ma i loro sguardi s'incontravano più frequenti e più lunghi, e pareva che si dicessero:--Tu soffri, lo so.--Il soldato faceva le sue cose più adagio per trattenersi più a lungo in casa e compensarsi, in quegli ultimi giorni, della separazione imminente. Dapprima procedeva con una certa lentezza; poi con lentezza apertamente studiata; da ultimo faceva le viste di levar via la polvere dai tavolini e dalle sedie; ma il più delle volte, assorto nel suo triste pensiero, agitava ciecamente la pezzuola senza nulla toccare. Intanto l'uffiziale ritto ed immobile colle braccia incrociate davanti allo specchio, che rifletteva l'immagine del suo soldato, ne seguiva attentamente i passi, gli atti, i moti del viso, e ne scansava gli sguardi alzando prontamente la faccia e gli occhi al soffitto in aria distratta.--Tenente, posso andare?--Va pure.--E il soldato se ne andava. Non aveva ancora sceso due scalini che dentro la stanza suonava un frettoloso:--vieni qua--ed egli tornava.--Comanda altro?--Niente. Voleva dirti.... niente, niente; lo farai domani; va pure.--E forse l'aveva richiamato per vederlo, e, vedutolo un'altra volta partire, continuava a tener per qualche tempo gli occhi fissi al limitare della porta da cui era uscito.
Chapitre d'aperçuPart 3Aperçu
E le mutande erano andate a riposar coi calzoni.
--In fin dei conti poi, chi ha da capitare qui a quest'ora, alle dieci?
Chi si piglierà la scesa di testa di venire a vedere se io faccio o non faccio la ronda? Fuori, un freddo da cani, un vento che fa gelar la faccia; una strada poi, che c'è da rompersi il collo ad ogni passo. Il colonnello sta dall'altra parte della città, e poi non è solito a far delle sorprese. Il maggior di servizio.... oh quello lì è ammogliato e non c'è pericolo che si risolva a venire. Il capitano d'ispezione a quest'ora è là che fa la sua partita a tarocchi e non gli salta certo il ghiribizzo di trascinarsi fin qua. E poi, e quand'anco venisse?
Convien pure....
Intanto s'era ficcato nel letto, tutto tremante di freddo, e rannicchiandosi e rivoltandosi mollemente sotto le coltri moveva le labbra ad un risolino di voluttuosa poltroneria.
--Convien pure che picchi per farsi aprire. E prima che il caporale di guardia l'abbia sentito, e si sia mosso, ed abbia trovato il buco della serratura, ed abbia aperto, son cinque minuti che corrono ed io ho tempo di vestirmi o bene o male, volare alla porta, aprirla, afferrar la lanterna nel corpo di guardia e via nei cameroni a recitare la mia parte....
E qui die' un gran soffio nel lume, si tirò le coperte sul capo, si voltò sopra un fianco, cercò una comoda positura e chiuse gli occhi, pensando:--e via nei cameroni a recitar la mia parte. Oh gli è pure un gran gusto il cacciarsi in un letto dopo aver faticato tutto il giorno!
Che mestiere! E dire che con tutto il mio buon volere non ne indovino mai una, con quel barbone di capitano. La carne è cruda? Di chi è la colpa? Mia. Le scale son sudice? Chi ne ha il torto? Io, diavolo. I cameroni sono in disordine? Chi se la piglia la parrucca? Io, io, sempre io, non altri che io.--Oh che buon letto.--E a sentir certuni noi siam gente che non ha altro da fare che empir di fumo i caffè e dar dietro alle ragazze. Venite a provare, venite, ora che _tutto il mondo_ è in aspettativa.... e con quel fior di stipendio.... e le imposte....
A mano a mano, divagando in questa difesa di sè stesso, i pensieri e le immagini gli si intorbidarono; il capitano, il maggiore, la moglie, le aspettative, le imposte si confusero in una mescolanza bizzarra che si dileguò a poco a poco, a poco a poco.... Sonno profondo.
Ma non s'era addormentato senza un po' di inquietudine, senza un po' di rimorso. Ogni volta che gli veniva in capo l'idea della ronda ei si sentiva dentro un po' di stringimento. Lo stesso accade al discoletto che mancò alla scuola per andar coi compagni a far alle palle di neve: l'immagine del maestro e della mamma lo assale a quando a quando e l'inquieta, e più ei la scaccia da sè, più quella ritorna importuna e piccosa come una mosca.
Sognò. Cominciarono a passargli per la mente l'un dopo l'altro, que' dieci o dodici soldatacci indisciplinati che in tutti i reggimenti salgono in fama per iscappate notturne e baraonde di bettola e furfantesche imprese condotte a termine fortunatamente; altri celebri per _farla franca_; altri famosi invece per consegne e per prigioni e per lunghe appendici al _numero diciotto_; e gli pareva che ciascun d'essi, passando, gli bisbigliasse a fior di labbra:--Dormi, dormi, chè te la faccio.--E si dileguava. E gli passavano dinanzi, col sigaretto in bocca e un mazzettino di fiori in mano, tutti i più eleganti e più azzimati sott'uffiziali del reggimento, quelli che portano la divisa sulla nuca e le scarpettine col tacco fatto a punta, ed hanno l'amorosa in città, e quando se la possono svignare un momento al chiaro di luna non ne aspettano l'ispirazione due volte. E gli pareva che ciascun d'essi, passando, mormorasse sommessamente:--Dormi, dormi, chè te la faccio.--Lo stesso sergente di guardia che poc'anzi gli aveva risposto quel rispettoso:--Non dubiti,--e gli aveva fatto quel gesto così rassicurante, ora, ricordandolo bene, parevagli di aver notato che gli occhi gli scintillassero di malizia e sotto i baffi avesse atteggiato le labbra ad una smorfia sospetta, come per dire:--Va pure a dormire, chè te la faccio.
Table des matières
Dans cette édition
- 01Part 1
- 02Part 2
- 03Part 3
- 04Part 4
- 05Part 5
- 06Part 6
- 07Part 7
- 08Part 8
- 09Part 9
- 10Part 10
- 11Part 11
- 12Part 12
- 13Part 13
- 14Part 14
- 15Part 15
- 16Part 16
- 17Part 17
- 18Part 18
- 19Part 19
- 20Part 20
- 21Part 21
- 22Part 22
- 23Part 23
- 24Part 24
- 25Part 25
- 26Part 26
- 27Part 27
- 28Part 28
- 29Part 29
- 30Part 30
- 31Part 31
- 32Part 32
- 33Part 33
- 34Part 34
- 35Part 35
- 36Part 36
- 37Part 37
- 38Part 38
- 39Part 39
- 40Part 40
- 41Part 41
- 42Part 42
- 43Part 43
- 44Part 44
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