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Poesie
Édition BooksWhale en italien par Alessandro Manzoni
La poesia civile e religiosa di Manzoni: patria, fede, storia, lingua, memoria e coscienza morale italiana.
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Introduction du livre
Poesie
Poesie raccoglie la voce lirica di Alessandro Manzoni tra meditazione religiosa, coscienza storica, patria, lingua e responsabilità morale. Questi testi mostrano l’autore dei Promessi sposi in una forma concentrata, decisiva per la cultura italiana dell’Ottocento.
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Poesie
Alessandro Manzoni
Chapitre d'aperçuIL NATALEAperçu
Qual masso che dal vertice Di lunga erta montana, Abbandonato all’impeto Di rumorosa frana, Per lo scheggiato calle Precipitando a valle, Batte sul fondo e sta;
Là dove cadde, immobile Giace in sua lenta mole; Nè, per mutar di secoli, Fia che riveda il sole Della sua cima antica, Se una virtude amica In alto nol trarrà:
Tal si giaceva il misero Figliol del fallo primo, Dal dì che un’ineffabile Ira promessa all’imo D’ogni malor gravollo, Donde il superbo collo Più non potea levar.
Qual mai tra i nati all’odio, Quale era mai persona Che al Santo inaccessibile Potesse dir: perdona? Far novo patto eterno? Al vincitore inferno La preda sua strappar?
Ecco ci è nato un Pargolo, Ci fu largito un Figlio: Le avverse forze tremano Al mover del suo ciglio: All’uom la mano Ei porge, Che si ravviva, e sorge Oltre l’antico onor.
Dalle magioni eteree Sgorga una fonte, e scende, E nel borron de’ triboli Vivida si distende: Stillano mele i tronchi; Dove copriano i bronchi, Ivi germoglia il fior.
O Figlio, o Tu cui genera L’Eterno, eterno seco; Qual ti può dir de’ secoli: Tu cominciasti meco? Tu sei: del vasto empiro Non ti comprende il giro: La tua parola il fe’.
E Tu degnasti assumere Questa creata argilla? Qual merto suo, qual grazia A tanto onor sortilla? Se in suo consiglio ascoso Vince il perdon, pietoso Immensamente Egli è.
Oggi Egli è nato: ad Efrata, Vaticinato ostello, Ascese un’alma Vergine, La gloria d’Israello, Grave di tal portato: Da cui promise è nato, Donde era atteso uscì.
La mira Madre in poveri Panni il Figliol compose, E nell’umil presepio Soavemente il pose; E l’adorò: beata! Innanzi al Dio prostrata, Che il puro sen le aprì.
L’Angel del cielo, agli uomini Nunzio di tanta sorte, Non de’ potenti volgesi Alle vegliate porte; Ma tra i pastor devoti, Al duro mondo ignoti, Subito in luce appar.
E intorno a lui per l’ampia Notte calati a stuolo, Mille celesti strinsero Il fiammeggiante volo; E accesi in dolce zelo, Come si canta in cielo, A Dio gloria cantar.
L’allegro inno seguirono, Tornando al firmamento: Tra le varcate nuvole Allontanossi, e lento Il suon sacrato ascese, Fin che più nulla intese La compagnia fedel.
Senza indugiar, cercarono L’albergo poveretto Que’ fortunati, e videro, Siccome a lor fu detto, Videro in panni avvolto, In un presepe accolto, Vagire il Re del Ciel.
Dormi, o Fanciul; non piangere; Dormi, o Fanciul celeste: Sovra il tuo capo stridere Non osin le tempeste, Use sull’empia terra, Come cavalli in guerra, Correr davanti a Te.
Dormi, o Celeste: i popoli Chi nato sia non sanno; Ma il dì verrà che nobile Retaggio tuo saranno; Che in quell’umil riposo, Che nella polve ascoso, Conosceranno il Re.
Chapitre d'aperçuLA PASSIONEAperçu
O tementi dell’ira ventura, Cheti e gravi oggi al tempio moviamo, Come gente che pensi a sventura, Che improvviso s’intese annunziar. Non s’aspetti di squilla il richiamo; Nol concede il mestissimo rito: Qual di donna che piange il marito, È la veste del vedovo altar.
Cessan gl’inni e i misteri beati, Tra cui scende, per mistica via, Sotto l’ombra de’ pani mutati, L’ostia viva di pace e d’amor. S’ode un carme: l’intento Isaia Proferì questo sacro lamento, In quel dì che un divino spavento Gli affannava il fatidico cor.
Di chi parli, o Veggente di Giuda? Chi è costui che, davanti all’Eterno, Spunterà come tallo da nuda Terra, lunge da fonte vital? Questo fiacco pasciuto di scherno, Che la faccia si copre d’un velo, Come fosse un percosso dal cielo, Il novissimo d’ogni mortal?
Egli è il Giusto che i vili han trafitto, Ma tacente, ma senza tenzone; Egli è il Giusto; e di tutti il delitto Il Signor sul suo capo versò. Egli è il Santo, il predetto Sansone, Che morendo francheggia Israele; Che volente alla sposa infedele La fortissima chioma lasciò.
Quei che siede sui cerchi divini, E d’Adamo si fece figliolo; Nè sdegnò coi fratelli tapini Il funesto retaggio partir: Volle l’onte, e nell’anima il duolo, E l’angosce di morte sentire, E il terror che seconda il fallire, Ei che mai non conobbe il fallir.
La repulsa al suo prego sommesso, L’abbandono del Padre sostenne: Oh spavento! l’orribile amplesso D’un amico spergiuro soffrì. Ma simile quell’alma divenne Alla notte dell’uomo omicida: Di quel Sangue sol ode le grida, E s’accorge che Sangue tradì.
Oh spavento! lo stuol de’ beffardi Baldo insulta a quel volto divino, Ove intender non osan gli sguardi Gl’incolpabili figli del ciel. Come l’ebbro desidera il vino, Nell’offese quell’odio s’irrita; E al maggior dei delitti gl’incita Del delitto la gioia crudel.
Ma chi fosse quel tacito reo, Che davanti al suo seggio profano Strascinava il protervo Giudeo, Come vittima innanzi a l’altar, Non lo seppe il superbo Romano; Ma fe’ stima il deliro potente, Che giovasse col sangue innocente La sua vil sicurtade comprar.
Su nel cielo in sua doglia raccolto Giunse il suono d’un prego esecrato: I celesti copersero il volto: Disse Iddio: Qual chiedete sarà. E quel Sangue dai padri imprecato Sulla misera prole ancor cade, Che mutata d’etade in etade, Scosso ancor dal suo capo non l’ha.
Ecco appena sul letto nefando Quell’Afflitto depose la fronte, E un altissimo grido levando, Il supremo sospiro mandò: Gli uccisori esultanti sul monte Di Dio l’ira già grande minaccia; Già dall’ardue vedette s’affaccia, Quasi accenni: Tra poco verrò.
O gran Padre! per Lui che s’immola, Cessi alfine quell’ira tremenda; E de’ ciechi l’insana parola Volgi in meglio, pietoso Signor. Sì, quel Sangue sovr’essi discenda; Ma sia pioggia di mite lavacro: Tutti errammo; di tutti quel sacro- santo Sangue cancelli l’error.
E tu, Madre, che immota vedesti Un tal Figlio morir sulla croce, Per noi prega, o regina de’ mesti, Che il possiamo in sua gloria veder; Che i dolori, onde il secolo atroce Fa de’ boni più tristo l’esiglio, Misti al santo patir del tuo Figlio, Ci sian pegno d’eterno goder.
Table des matières
Dans cette édition
- 01Full text
- 02IL NATALE
- 03LA PASSIONE
- 04LA RISURREZIONE
- 05LA PENTECOSTE
- 06IL NOME DI MARIA
- 07STROFE PER UNA PRIMA COMUNIONE
- 08PRIMA DELLA MESSA.
- 09ALL’OFFERTORIO.
- 10ALLA CONSACRAZIONE.
- 11PRIMA DELLA COMUNIONE.
- 12ALLA COMUNIONE.
- 13DOPO LA COMUNIONE.
- 14IL CINQUE MAGGIO.
- 15ODE.
- 16MARZO 1821.
- 17ODE.
- 18ALLA ILLUSTRE MEMORIA DI TEODORO KŒRNER POETA E SOLDATO DELLA
- 19INDIPENDENZA GERMANICA MORTO SUL CAMPO DI LIPSIA IL GIORNO XVIII
- 20D’OTTOBRE MDCCCXIII NOME CARO A TUTTI I POPOLI CHE COMBATTONO PER
- 21DIFENDERE O PER RICONQUISTARE UNA PATRIA.
- 22IL PROCLAMA DI RIMINI.
- 23FRAMMENTO DI CANZONE
- 24APRILE 1815.
- 25POESIE NON ACCOLTE DALL’AUTORE
- 26NELLA SUA EDIZIONE DELLE “OPERE VARIE„
- 27RITRATTO DI SÈ STESSO
- 28SONETTO.
- 29A FRANCESCO LOMONACO
- 30PER LA VITA DI DANTE
- 31ADDA
- 32IDILLIO.
- 33IN MORTE DI CARLO IMBONATI.
- 34VERSI A GIULIA BECCARIA SUA MADRE.
- 35A PARTENEIDE
- 36Atto, con l’ali de la mente a lei
- 37URANIA
- 38POEMETTO.
- 39Canto a l’orecchio dei miglior, la lode.
- 40L’IRA D’APOLLO
- 41PER LA LETTERA SEMISERIA DI GRISOSTOMO
- 42VERSI DA SCRIVERSI SOTTO IL RITRATTO DI VINCENZO MONTI.
- 43VOLUCRES
- 44AD MICHAËLEM FERRUCIUM V. CL. ALEXANDER MANZONI
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