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Littérature
Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Édition BooksWhale en italien par Luigi Pirandello
Un romanzo moderno sul cinema, la macchina, lo sguardo e la crisi dell’identità.
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Introduction du livre
Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Pirandello osserva il mondo attraverso l’occhio impersonale della cinepresa. Il romanzo indaga alienazione, spettacolo, silenzio e perdita dell’io nella modernità tecnica.
Édition BooksWhale
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Luigi Pirandello morì nel 1936; il romanzo apparve nel 1915 e fu poi rielaborato. Queste date sostengono il fondamento di pubblico dominio per questa edizione italiana.
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Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Luigi Pirandello
Quaderni di Serafino Gubbio operatore
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QUADERNO PRIMO
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Note di Serafino Gubbio
operatore
§ 1.
Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno.
In prima, sì, mi sembra che molti l’abbiano, dal modo come tra loro si guardano e si salutano, correndo di qua, di là, dietro alle loro faccende o ai loro capricci. Ma poi, se mi fermo a guardarli un po’ addentro negli occhi con questi miei occhi intenti e silenziosi, ecco che subito s’aombrano. Taluni anzi si smarriscono in una perplessità così inquieta, che se per poco io seguitassi a scrutarli, m’ingiurierebbero o m’aggredirebbero.
No, via, tranquilli. Mi basta questo: sapere, signori, che non è chiaro nè certo neanche a voi neppur quel poco che vi viene a mano a mano determinato dalle consuetissime condizioni in cui vivete. C’è un oltre in tutto. Voi non volete o non sapete vederlo. Ma appena appena quest’oltre baleni negli occhi d’un ozioso come me, che si metta a osservarvi, ecco, vi smarrite, vi turbate o irritate.
Conosco anch’io il congegno esterno, vorrei dir meccanico della vita che fragorosamente e vertiginosamente ci affaccenda senza requie. Oggi, così e così; questo e quest’altro da fare; correre qua, con l’orologio alla mano, per essere in tempo là. — No, caro, grazie: non posso! — Ah sì, davvero? Beato te! Debbo scappare.... — Alle undici, la colazione. — Il giornale, la borsa, l’ufficio, la scuola.... — Bel tempo, peccato! Ma gli affari.... — Chi passa? Ah, un carro funebre.... Un saluto, di corsa, a chi se n’è andato. — La bottega, la fabbrica, il tribunale....
Nessuno ha tempo o modo d’arrestarsi un momento a considerare, se quel che vede fare agli altri, quel che lui stesso fa, sia veramente ciò che sopratutto gli convenga, ciò che gli possa dare quella certezza vera, nella quale solamente potrebbe trovar riposo. Il riposo che ci è dato dopo tanto fragore e tanta vertigine è gravato da tale stanchezza, intronato da tanto stordimento, che non ci è più possibile raccoglierci un minuto a pensare. Con una mano ci teniamo la testa, con l’altra facciamo un gesto da ubriachi.
— Svaghiamoci! —
Sì. Più faticosi e complicati del lavoro troviamo gli svaghi che ci si offrono; sicchè dal riposo non otteniamo altro che un accrescimento di stanchezza.
Guardo per via le donne, come vestono, come camminano, i cappelli che portano in capo; gli uomini, le arie che hanno o che si dànno, ne ascolto i discorsi, i propositi; e in certi momenti mi sembra così impossibile credere alla realtà di quanto vedo e sento, che non potendo d’altra parte credere che tutti facciano per ischerzo, mi domando se veramente tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita, che di giorno in giorno sempre più si còmplica e s’accèlera, non abbia ridotto l’umanità in tale stato di follìa, che presto proromperà frenetica a sconvolgere e a distruggere tutto. Sarebbe forse, in fin de’ conti, tanto di guadagnato. Non per altro, badiamo: per fare una volta tanto punto e daccapo.
Qua da noi non siamo ancora arrivati ad assistere allo spettacolo, che dicono frequente in America, di uomini che a mezzo d’una qualche faccenda, fra il tumulto della vita, traboccano giù, fulminati. Ma forse, Dio ajutando, ci arriveremo presto. So che tante cose si preparano. Ah, si lavora! E io — modestamente — sono uno degli impiegati a questi lavori per lo svago
Sono operatore. Ma veramente, essere operatore, nel mondo io cui vivo e di cui vivo, non vuol mica dire operare.
Io non opero nulla.
Ecco qua. Colloco sul treppiedi a gambe rientranti la mia macchinetta. Uno o due apparatori, secondo le mie indicazioni, tracciano sul tappeto o su la piattaforma con una lunga pertica e un lapis turchino i limiti entro i quali gli attori debbono muoversi per tenere in fuoco la scena.
Table des matières
Dans cette édition
- 01Full text
- 02QUADERNO PRIMO
- 03DELLE
- 04OSPIZIO DI MENDICITÀ.
- 05QUADERNO SECONDO
- 06DELLE
- 07QUADERNO TERZO
- 08DELLE
- 09LA «KOSMOGRAPH»
- 10QUARTO QUADERNO
- 11DELLE
- 12— E
- 13QUADERNO QUINTO
- 14DELLE
- 15QUADERNO SESTO
- 16DELLE
- 17— E...?
- 18QUADERNO SETTIMO
- 19DELLE
- 20FINE
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