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La regina dei Caraibi
Édition BooksWhale en italien par Emilio Salgari
Un seguito corsaro pieno di inseguimenti, travestimenti, battaglie navali e passione.
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Introduction du livre
La regina dei Caraibi
La regina dei Caraibi prosegue l’universo del Corsaro Nero con azione rapida, avventure marittime e forti figure romantiche. Salgari mantiene il suo stile popolare, visivo e incalzante tra isole, navi e duelli.
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Emilio Salgari morì nel 1911 e La regina dei Caraibi fu pubblicato per la prima volta nel 1901; queste date sostengono la base di pubblico dominio per questa edizione in lingua originale.
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La regina dei Caraibi
Emilio Salgari
Capitolo I
Chapitre d'aperçuIL CORSARO NEROAperçu
Il Mare dei Caraibi, in piena tempesta, muggiva tremendamente, scagliando delle vere montagne d'acqua contro i moli di Puerto Limon e le spiagge del Nicaragua e di Costarica. Il sole non era per anco tramontato, ma le tenebre cominciavano di già a scendere, come se fossero impazienti di celare la lotta accanita che si combatteva in cielo ed in terra. L'astro diurno, rosso come un disco di rame, non proiettava che radi sprazzi attraverso gli strappi delle nerissime nuvole che volta a volta lo avviluppavano. Ancora non pioveva, però le cateratte del cielo non dovevano tardare ad aprirsi ed ecco il motivo per cui quasi tutti gli abitanti s'erano affrettati a sgombrare le viuzze della cittadella ed i moli del piccolo porto, cercando un rifugio nelle loro abitazioni.
Solamente alcuni pescatori ed alcuni soldati della piccola guarnigione spagnuola avevano osato rimanere sulla spiaggia, sfidando con ostinazione la furia crescente delle onde e le cortine d'acqua che il vento sollevava dal mare per poi spingerle addosso alle case.
Un motivo, forse molto grave, li aveva ancora trattenuti all'aperto. Da qualche ora una nave era stata scorta sulla linea dell'orizzonte e, dalla direzione delle sue vele, pareva avesse l'intenzione di cercare un rifugio entro la piccola baia.
In altra occasione nessuno avrebbe fatto gran caso alla presenza di un veliero, ma nel 1680, epoca in cui comincia la nostra istoria, la cosa era ben diversa.
Ogni nave che veniva dal largo non mancava di produrre una viva emozione nelle popolazioni spagnuole delle colonie del Golfo del Messico, sia del Yucatan, del Guatemala, dell'Honduras, del Nicaragua, di Costarica, di Panama e delle grandi isole Antille.
La paura di veder comparire l'avanguardia di qualche flotta di filibustieri, gli audacissimi pirati della Tortue, metteva lo scompiglio fra quelle industriose popolazioni. Bastava che si scorgesse qualche cosa di sospetto nelle manovre delle navi che venivano segnalate, perchè le donne ed i fanciulli corressero a rinchiudersi nelle loro abitazioni e gli uomini ad armarsi precipitosamente. Se la bandiera era spagnuola, veniva salutata con strepitosi evviva, essendo cosa piuttosto rara che fosse sfuggita alla crociera di quegli intrepidi corsari; se era di diverso colore, il terrore invadeva coloni e soldati ed impallidivano perfino gli ufficiali incanutiti al fumo delle battaglie.
Le stragi ed i saccheggi commessi da Pierre le Grand, da Braccio di Ferro, da John Davis, da Montbar, dal Corsaro Nero, dai suoi fratelli il Rosso ed il Verde e dall'Olonese, avevano sparso il terrore in tutte le colonie del golfo, tanto più che in quell'epoca si credeva, in buona fede, che quei pirati fossero d'origine infernale e perciò invincibili.
Vedendo apparire quella nave, i pochi abitanti, che si erano soffermati sulla spiaggia a contemplare la furia del mare, avevano rinunciato all'idea di tornarsene alle loro case, non sapendo ancora se avevano da fare con qualche veliero spagnuolo o con qualche ardito filibustiere incrociante lungo quelle coste, in attesa dei famosi galeoni carichi d'oro. Una viva inquietudine si rifletteva sui volti di tutti, sia dei pescatori che dei soldati.
«Che nostra Signora del Pilar ci protegga,» diceva un vecchio marinaio, bruno come un meticcio e assai barbuto, «ma vi dico, amici miei, che quella nave non è una delle nostre. Chi oserebbe, con una simile tempesta, impegnare la lotta ad una sì grande distanza dai nostri porti, se non fosse montata dai figli del diavolo, da quei briganti della Tortue?»
«Siete ben certo che si diriga verso di noi?» chiese un sergente, che stava in mezzo ad un gruppetto di soldati.
«Sicurissimo, signor Vasco. Guardate! Ha fatto una bordata verso il Capo Bianco ed ora si prepara a tornare sui suoi passi.»
«È un brik, è vero, Alonzo?»
«Sì, signor Vasco. Un bel legno, in fede mia, che lotta vantaggiosamente contro le onde e che fra un'ora sarà dinanzi a Puerto Limon.»
«E che cosa v'induce a credere che non sia una nave dei nostri?»
«Che cosa? Se quel legno fosse spagnuolo, invece di venire a cercare un rifugio nella nostra piccola baia che è poco sicura, sarebbe andato a quella di Chiriqui. Colà le isole fanno argine alla furia delle onde e potrebbe trovare sicuro asilo anche un'intera squadra.»
Chapitre d'aperçuPARLARE O MORIREAperçu
Poco dopo si videro degli sprazzi di luce sfuggire attraverso le persiane del primo piano e riflettersi sulle pareti della casa che si trovava di fronte. Una o più persone stavano per scendere, anzi si udivano dei passi rimbombare al di là della porta massiccia, ripercossi dall'eco di qualche corridoio. Il Corsaro si era vivamente alzato, stringendo la spada colla destra ed una pistola colla sinistra: i suoi uomini si erano collocati ai lati della porta, il negro colla scure alzata ed i due filibustieri coi moschetti in mano.
In quel momento l'uragano raddoppiava la sua furia. Il vento ruggiva tremendamente attraverso le viuzze della borgata, facendo volare in aria le tegole e sbatacchiando con gran fracasso le persiane, mentre lividi lampi rompevano le cupe tenebre e fra le nubi rombava, con un fragore assordante, il tuono. Alcuni goccioloni cominciavano già a cadere e con tale violenza da parer chicchi di grandine.
«Qualcuno si avanza,» disse Wan Stiller, che aveva accostato un occhio al buco della serratura. «Vedo degli sprazzi di luce brillar dietro la porta.»
Il Corsaro Nero, che cominciava già a perdere la pazienza, alzò il pesante battente e lo lasciò ricadere. Il colpo si ripercosse nel corridoio interno come lo scoppio d'una folgore.
Una voce tremante, rispose subito:
«Vengo, signori!»
Si udì un fragore di catenacci e di chiavistelli, poi la massiccia porta si aperse lentamente.
Il Corsaro aveva alzata la spada, pronto a colpire, mentre i due filibustieri avevano puntati i moschetti.
Un uomo attempato, seguito da due paggi di razza indiana che portavano delle torce, era apparso. Era un bel vecchio che doveva aver varcata di già la sessantina, ma ancora robustissimo e ritto come un giovanotto. Una lunga barba bianca gli copriva il mento scendendogli fino alla metà del petto e i capelli, pure canuti, lunghissimi e ancora assai fitti, gli cadevano sulle spalle. Indossava un vestito di seta oscura adorno di merletti e calzava alti stivali di pelle gialla con speroni d'argento, metallo che in quell'epoca valeva quasi meno dell'acciaio nelle ricchissime colonie spagnuole del Golfo del Messico.
Gli pendeva dal fianco una spada e nella cintura portava uno di quei pugnali spagnuoli chiamati misericordie
, armi terribili in una mano robusta.
«Che cosa volete da me?» chiese il vecchio, con un tremito assai marcato.
Invece di rispondere, il Corsaro Nero fece cenno ai suoi uomini di entrare e di chiudere la porta.
Il gobbo, diventato ormai inutile, era stato lasciato al di fuori.
«Attendo la vostra risposta,» disse il vecchio.
«Il cavaliere di Ventimiglia non è abituato a parlare nei corridoi,» disse il Corsaro Nero, con voce recisa.
«Seguitemi,» disse il vecchio, dopo una breve esitazione.
Preceduti dai due paggi, salirono una spaziosa scala di legno rosso ed entrarono in un salotto ammobiliato con eleganza e adorno di vecchi arazzi importati dalla Spagna.
Un doppiere d'argento, sostenente quattro candele, era situato su di una tavola intarsiata di madreperla e di laminette d'argento. Il Corsaro Nero con uno sguardo si assicurò se non vi erano altre porte poi, volgendosi verso i suoi uomini, disse:
«Tu, Moko, ti metterai a guardia della scala e porrai la bomba presso la porta; voi, Carmaux e Wan Stiller, rimarrete nel corridoio attiguo.»
Poi guardando fisso il vecchio, il quale era diventato pallidissimo, gli disse:
«Ed ora a noi due, signor Pablo de Ribeira, intendente del duca Wan Guld.»
Prese una sedia e si sedette dinanzi al tavolo, mettendosi la spada, ancora sguainata, sulle ginocchia.
Il vecchio era rimasto in piedi, guardando con terrore ed inquietudine il formidabile Corsaro.
«Voi sapete chi sono io, è vero?» chiese il filibustiere.
«Il cavaliere Emilio di Roccabruna, signore di Valpenta e di Ventimiglia,» disse il vecchio.
«Ho piacere che voi mi conosciate così bene.»
Il vecchio ebbe un pallido sorriso.
«Signor de Ribeira,» continuò il Corsaro, «sapete per quale motivo io ho osato, colla mia sola nave, avventurarmi su queste coste?»
«Lo ignoro, ma suppongo che debba essere ben grave per commettere una simile imprudenza. Voi non dovete ignorare, cavaliere, che su queste coste incrocia la squadra di Vera-Cruz.»
Table des matières
Dans cette édition
- 01Full text
- 02IL CORSARO NERO
- 03PARLARE O MORIRE
- 04IL TRADIMENTO DELL'INTENDENTE
- 05ASSEDIATI NELLA TORRICELLA
- 06L'ASSALTO ALLA FOLGORE
- 07L'ARRIVO DEI FILIBUSTIERI
- 08IL BRULOTTO
- 09UN TERRIBILE COMBATTIMENTO
- 10L'ODIO DI YARA
- 11LE COSTE DEL YUCATAN
- 12LA SQUADRA DEI FILIBUSTIERI
- 13UN TERRIBILE ABBORDAGGIO
- 14LA RESA DELLA FREGATA
- 15LA LAGUNA DI TAMIAHUA
- 16LA ZATTERA
- 17UNA CACCIA AL LAMANTINO
- 18VERA-CRUZ
- 19COLPI DI SPADA E COLPI DI FUCILE
- 20L'ASSALTO DI VERA-CRUZ
- 21LA MARCHESA DI BERMEJO
- 22LA SCALATA A S. GIOVANNI DE LUZ
- 23FRA IL FUOCO E L'ABISSO
- 24LA PRESA DI S. GIOVANNI DE LUZ
- 25LA CACCIA ALL'ALAMBRA
- 26«L'
- 27LA FOLGORE FRA DUE FUOCHI
- 28LA VENDETTA DI WAN GULD
- 29I NAUFRAGHI
- 30LE COSTE DELLA FLORIDA
- 31FRA LE FORESTE
- 32IL BARIBAL
- 33GLI ANTROPOFAGHI DELLA FLORIDA
- 34LA FUGA DEI CORSARI
- 35LA REGINA DEGLI ANTROPOFAGHI
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