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Italian Edition

Literature

Cime tempestose

Italian BooksWhale Edition by Emily Brontë

Original title: Wuthering Heights

Una storia italiana di passione, vendetta, brughiera e memoria familiare attorno a Heathcliff e Catherine.

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Book introduction

Cime tempestose

Cime tempestose segue Heathcliff, Catherine Earnshaw, Edgar Linton e le due case della brughiera in una vicenda di amore feroce, umiliazione sociale, vendetta e ossessione generazionale. Questa edizione italiana conserva la forza gotica del romanzo di Emily Brontë: voci incastonate, paesaggio selvaggio, eredità e desiderio distruttivo.

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How this edition was prepared

This edition is an AI-assisted, human-reviewed translation prepared by BooksWhale. It has been reviewed for readability, formatting, and consistency.

Public domain basis

Why this edition can be shared

Emily Brontë died in 1848, and Wuthering Heights was first published in 1847. The English source text is public domain; this edition is an AI-assisted, human-reviewed BooksWhale translation.

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Cime tempestose

Emily Brontë

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VOLUME PRIMO

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1801 – Sono appena rientrato da una visita al mio padrone di casa, l’unico e solitario vicino con cui avrò a che fare. È davvero una regione magnifica! In tutta l’Inghilterra non credo che avrei potuto scegliere un luogo così completamente sottratto al tumulto della società. Un vero paradiso per un misantropo; e il signor Heathcliff e io siamo una coppia perfettamente adatta a spartirci questa desolazione. Un tipo notevole! Poco immaginava quanto il mio cuore si scaldasse verso di lui quando vidi i suoi occhi neri ritrarsi con sospetto sotto le sopracciglia, mentre mi avvicinavo a cavallo, e quando le sue dita si rifugiarono, con gelosa determinazione, ancor più in fondo al panciotto, mentre annunciavo il mio nome.

«Il signor Heathcliff?» dissi.

Un cenno del capo fu la risposta.

«Il signor Lockwood, il suo nuovo inquilino, signore. Mi faccio l’onore di venirle a rendere visita quanto prima, dopo il mio arrivo, per esprimere la speranza di non averla disturbata insistendo nell’ottenere l’affitto di Thrushcross Grange. Ho sentito, ieri, che lei aveva avuto qualche pensiero—»

«Thrushcross Grange è mia, signore», mi interruppe, con una smorfia, «e non permetterei a nessuno di infastidirmi, se potessi evitarlo. Entrate!»

Quel «entrate» fu pronunciato a denti stretti e significava chiaramente: «Andate al diavolo!». Persino il cancello sul quale si appoggiava non mostrò alcun movimento di accoglienza in risposta alle parole; e credo che proprio questa circostanza mi determinò ad accettare l’invito: mi sentivo interessato a un uomo che sembrava, se possibile, ancor più riservato di me.

Quando vide il petto del mio cavallo spingere decisamente contro la barriera, allungò la mano per sganciarla, poi mi precedette cupamente lungo il vialetto, gridando, mentre entravamo nel cortile:

«Joseph, prendi il cavallo del signor Lockwood; e porta del vino.»

«Ecco tutto il personale di servizio, immagino», pensai, suggerito da quell’ordine composto. «Non c’è da stupirsi se l’erba cresce tra le lastre e se solo il bestiame fa da tosatore delle siepi.»

Joseph era un uomo anziano, anzi vecchio, molto vecchio forse, sebbene robusto e nervoso.

«Che il Signore ci aiuti!» borbottò tra sé, con un tono di stizzosa scontentezza, mentre mi liberava del cavallo; e intanto mi fissava con un’aria così acida che caritatevolmente immaginai avesse bisogno di aiuto divino per digerire il pranzo, e che la sua pia invocazione non avesse alcun riferimento alla mia improvvisa comparsa.

Wuthering Heights è il nome della dimora del signor Heathcliff; “wuthering” è un aggettivo provinciale molto espressivo, che descrive il tumulto atmosferico a cui il luogo è esposto nelle giornate di tempesta. Lassù devono godere, in ogni momento, di un’aria pura e corroborante: si può intuire la forza del vento del nord che soffia sul crinale dall’inclinazione eccessiva di alcuni abeti rachitici all’estremità della casa, e da una fila di spine magre che tendono tutte i loro rami nella stessa direzione, come mendicando l’elemosina del sole. Per fortuna l’architetto ebbe la previdenza di costruire solido: le finestre strette sono incassate profondamente nel muro e gli angoli sono difesi da grandi pietre sporgenti.

Prima di varcare la soglia, mi fermai ad ammirare una quantità di grottesche sculture che ricoprivano la facciata, e in particolare attorno alla porta principale, sopra la quale, in mezzo a un intrico di grifoni sgretolati e di sfacciati putti, scorsi la data «1500» e il nome «Hareton Earnshaw». Avrei fatto qualche commento e richiesto una breve storia del luogo al burbero proprietario, ma il suo atteggiamento sulla porta sembrava esigere o un rapido ingresso o una partenza immediata; e non avevo alcun desiderio di aggravare la sua impazienza prima di aver ispezionato il sancta sanctorum.

Un solo passo ci introdusse nella sala di soggiorno della famiglia, senza alcun vestibolo o corridoio introduttivo: qui la chiamano, per eccellenza, «la casa». Di solito comprende cucina e salotto insieme, ma credo che a Wuthering Heights la cucina sia relegata del tutto in un altro settore; infatti distinguev o un chiacchiericcio di voci e uno strepito di utensili culinari provenire dall’interno, e non osservai alcun segno di arrosti, bolliti o cotture presso l’enorme camino, né lo scintillio di pentole di rame o colapasta di stagno alle pareti. Un lato, invece, rifletteva splendidamente luce e calore da file di immensi piatti di peltro, intervallati da brocche e boccali d’argento, che si innalzavano, fila dopo fila, su una vasta credenza di quercia fino quasi al soffitto. Quest’ultima non era mai stata rivestita: tutta la sua struttura restava esposta allo sguardo curioso, salvo dove una cornice di legno carica di focacce d’avena e grappoli di cosce di manzo, montone e prosciutto la nascondeva. Sopra il camino c’erano alcune vecchie armi dall’aria sinistra e un paio di pistole da cavalleria, e, a mo’ di ornamento, tre barattoli dipinti con colori sgargianti allineati sulla mensola. Il pavimento era di pietra bianca e liscia; le sedie, strutture primitive dagli schienali alti, erano dipinte di verde; una o due, pesanti e nere, si nascondevano nell’ombra. In una nicchia sotto la credenza riposava una gigantesca cagna da caccia color fegato, circondata da uno sciame di cuccioli guaiti; altri cani infestavano altri recessi.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02VOLUME PRIMO
  3. 03CAPITOLO I
  4. 04CAPITOLO II
  5. 05CAPITOLO III
  6. 06CAPITOLO IV
  7. 07CAPITOLO V
  8. 08CAPITOLO VI
  9. 09CAPITOLO VII
  10. 10CAPITOLO VIII
  11. 11CAPITOLO IX
  12. 12CAPITOLO X
  13. 13CAPITOLO XI
  14. 14CAPITOLO XII
  15. 15CAPITOLO XIII
  16. 16CAPITOLO XIV
  17. 17VOLUME SECONDO
  18. 18CAPITOLO I
  19. 19CAPITOLO II
  20. 20CAPITOLO III
  21. 21CAPITOLO IV
  22. 22CAPITOLO V
  23. 23CAPITOLO VI
  24. 24CAPITOLO VII
  25. 25CAPITOLO VIII
  26. 26CAPITOLO IX
  27. 27CAPITOLO X
  28. 28CAPITOLO XI
  29. 29CAPITOLO XII
  30. 30CAPITOLO XIII
  31. 31CAPITOLO XIV
  32. 32CAPITOLO XV
  33. 33CAPITOLO XVI
  34. 34CAPITOLO XVII
  35. 35CAPITOLO XVIII
  36. 36CAPITOLO XIX
  37. 37CAPITOLO XX

Cime tempestose

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